Il tempo delle donne

Due delle fotografe più influenti del secolo scorso esposte in due dei musei più importanti di New York.
Cindy Sherman al Moma dal 26 febbraio, Francesca Woodman al Guggenehim tra due giorni.
Sherman e Woodman sono americane, nascono nel 1954 la prima e nel 1958 la seconda, hanno lavorato quasi esclusivamente sugli autoritratti e per entrambe corpo e femminilità sono stati componenti fondamentali della produzione artistica.

 

Solo che la Woodman è morta più di 30 anni fa gettandosi da un grattacielo di New York che aveva solo 22 anni. E un mese prima aveva pubblicato la sua prima, nonché unica, raccolta di fotografie dal titolo Some Disordered Interior Geometries.

Questa sono io, Francesca;
questi sono alcuni oggetti che mi interessano; questi sono alcuni luoghi che mi piacciono; questi sono i miei amici; questo è il mio corpo. Così si presentava.

Già adolescente Francesca era consapevole dell’immaginario erotico che può scatenare il corpo di una donna. La macchina fotografica aveva cominciato ad usarla che aveva 13 anni, poi si iscrive a una scuola di Design, la Rhode Island School of Design di Providence e qui entra in contatto con la body art e con le teorie femministe.
Si lascia affascinare dalle sperimetazioni di Sherman (quella del Moma 😉 e Laurie Simmons che per prime si lanciano nella critica e nella rivisitazione dello stereotipo femminile nel mondo dell’arte.
A quel punto Woodman si chiude in casa (una era a Roma) e comincia con gli autoscatti. Non ha bisogno di assumere posizioni hard o di inscenare contesti ambigui. Sa che il suo corpo da solo provoca reazioni erotiche: si ritrae seduta dietro un angolo di una stanza, appesa a una porta, o mentre danza.

E ironia della sorte, la Sherman, che ha faticato a veder riconosciuto il suo talento (è arrivato solo nel 1995 quando il Moma le compra il pacchetto meraviglioso di Untitled Film Stills, la celeberrima serie ispirata ai B-movie degli anni Cinquanta) proprio nell’anno della morte della Woodman, conquista l’attenzione della critica con Centerfolds or Horizontal, una serie di fotografie realizzate su commissione della rivista “Artforum” nelle quali si riprende dall’alto in pose orizzontali porno-soft, come a voler rievocare l’immagine fragile, domata e sminuita della donna, combattuta per anni.
Artforum, sull’onda delle critiche delle femministe più radicali che l’accusano di assumere un inconscio punto di vista maschile, quelle foto non le pubblicherà mai.

Tra Guggenheim e Moma c’è da sentirsi molto donne, guardando donne nel corpo e nell’anima, unite l’una all’altra da un doppio filo. A marzo. A New York.

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