Dedicato a chi non si fa governare da nessuno

E’ una primavera fuori dal comune, questa del 2012. Sarà che la viviamo con più entusiasmo dopo la stretta siberiana invernale, sarà che secondo i Maya dovrebbe essere l’ultima, o che per la prima volta abbiamo un presidente del consiglio diverso da quello di prima. Sarà che Bin Laden e Gheddafi sono morti ammazzati e che io sono stata colonizzata dalla E.Coli (motivo di tanta latitanza). Questa è la seconda primavera araba. La democrazia e la libertà sono esplose e con loro le belle arti.
E c’è tanto da vedere tutto in intorno. C’è il bello bello ma anche il suo lato oscuro. Quello degli ingovernabili.

Alghiero Boetti, genio mezzo Arte o vera e mezzo no, è  di turno alla Tate Modern di Londra, ma tra non molto, luglio, sbarcherà al Moma,  per esempio. Michelangelo Pistoletto, più modestamente sta a Lissone (Padania, credo),

il Brooklyn museum si fa bello con una retrospettiva su Keith Haring,  Re indiscusso della street art per un’intera generazione di artisti (guardare per credere),


Marina Abramovic, la più grande performer di tutti i tempi, è passata per Milano interpretando “The artis is present” e “The Abramovic Method”,


ad Aosta c’è in mostra quel genio di Elliott Erwitt (vi prego non facciamocelo scappare),

mentre Roma – Tor Pignattara, proprio alle spalle del Pigneto – si è trovata popolata all’improvviso dai Living Layers, bugiardi viventi, manichini del teatro urbano, che capovolgono il normale ruolo di oggetti e cose.

Per questo poi un uomo si ficca nel secchio dell’immondizia,

un altro da di là del muro ci offre dei fiori,

lo scolo dell’acqua piovana diventa un tostapane,

la rete dei lavori in corso si trasforma in una comoda amaca,

Va detto però che dopo tanti primi della classe, io mi sono perdutamente innamorata degli ingovernabili, The Ungovernables, una mostra collettiva itinerante ora al New Museum di New York city (quello diretto da Massimiliano Gioni, per capirci) che va ad esplorare i poteri (capitalismo, esercito, fondamentalismo religioso) e contemporaneamente le difficoltà di chi vive senza leggi, ed è per sua natura ingovernabile.
Come Diogene, dicono a Nyc. Chi si sforza di essere un altro Diogene? Chi si prende il rischio di essere un ingovernabile? Tramite sculture, istallazioni fotografie e disegni, sono rappresentate due indoli: quella di chi non si fa governare e basta e quella di chi governa. La prima propositiva ottimistica, quasi sempre vincente, la seconda viziata dalle ambizioni dal potere dalla voglia di sopraffazione. Il solito fascino del male.

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