Musei con l’acqua alla gola? Tutta colpa del calcio

A fuoco una tela da 6 milioni di euro
A fuoco una tela da 6 milioni di euro

Due giorni fa Antonio Manfredi, direttore del museo di arte contemporanea di Casoria, terra di camorra, ha dato fuoco a una tela della francese Severine Bourguignon. Sei milioni di euro. Poi sarà la volta delle opere di Astrid Stöfhas (Germania), John Brown (Galles), Qing Yue (Cina).  L’ennesima forma di protesta, questa volta disperata, contro i tagli alla cultura.

Il Maxxi, Roma
Il Maxxi, Roma

Meno di una settimana fa il Ministero dei beni culturali ha avviato le procedure di commissariamento del Maxxi di Roma – il museo disegnato dall’architetta irachena Zaha Hadid che aveva aperto i battenti solo nel maggio del 2010 – per questioni di bilancio. Il governo prima gli ha tagliato i trasferimenti e poi a deciso di metterlo al muro perché non riesce a far quadrare i conti.
Due anni fa aveva aperto anche Galleria civica di Trento, che oggi annaspa nella povertà. Ma la lista dei centri di arte contemporanea che faticano a sopravvivere è lunga. Come ha riportato Arianna Di Genova sul Manifesto di oggi a rischio chiusura ci sono anche il Man di Nuoro (con tanto di poltrona di direzione artistica vacante), il Madre di Napoli (dal primo maggio tutti i dipendenti in cassaintegrazione), il Pan, la Galleria di Monfalcone e il museo Riso di Palermo.
Vanno male i conti anche del Castello di Rivoli e del sistema museale piemontese. Eppure a sentire ciascuno dei direttori i visitatori sono tante centinaia di migliaia.
Ora, non mi piace fare i conti in tasca all’arte ma al di là della sensibilità artistica di governanti del calibro del trota, del nano,  o di supermario, voglio solo ricordare una cosa che mi disse qualche anno fa Philippe Daverio, che forse va tenuta in considerazione.
Non si può erigere un museo ogni 100 chilometri. Soprattutto in un Paese abitato da uomini che amano così tanto il calcio.
Daverio ovviamente lanciava una provocazione. Siamo troppo caproni, sottendeva, per andare a visitare un museo di domenica. Però io tanti di questi caproni italioti me li sono trovati alla Tate Modern a Londra, al Museo della Regina Sophia di Madrid o al Moma di New York. Insomma, costringiamo la Svizzera a farci dare i conti dei ricconi e preleviamo a ciascuno l’1% per salvare il contemporaneo. (Non mi riconosco, mi sto politicizzando, aiuto!).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...