Campiture, rettangoli, suicidio. E Rothko va a ruba

Rothko, record da Christie's
Rothko, record da Christie’s

Eccone un altro. A meno di una settimana dal record incassato da uno dei 4 Urli di Munch in casa Sotheby’s, il concorrente Christie’s vende un Marc Rothko dal titolo “Orange, Red, Yellow”, a 87 milioni di dollari.  Conoscendo qualche commentatore pignolo del settore potrebbe essere che mi senta dire “e vabbé, allora vuol dire che Rothko è una pippa (tradotto: vale niente rispetto al norvegese)”. Facendo due calcoli direi proprio di no. Quei milioni di dollari spesi per un po’ di canapa colorata, restano una cifra enorme che equivalgono a circa 87 attici nel centro di Milano. Per dire.

Passiamo a lui. Il pittore lettone di rettangoli e colori. Espressionista astratto statunitense morto prima ancora che io nascessi. Un sempliciotto, in teoria, che riempiva grandi tele di canapa con pochi intensi colori. Giallo arancione rosso, non si spostava da lì. I dettagli, ammessi che abbia voluto farci la grazia di lasciarceli, sono sempre difficilmente comprensibili. Queste enormi campiture sembrano stagliarsi dalla superficie e avanzare dritte verso chi le guarda. I rettangoli deventano parallelepipedi, i quadrati, cubi. Colori chiari, voglia di vivere, colori cupi, senso di oppressione. E alla fine vince la seconda. Il 25 febbraio del 1970 Rothko, a New York, si tagliò le vene.

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