Muore Hughes, la voce dell’irriverenza

Hughes, Brooklyn bridge, Nyc

Secondo il New Yorker, era il critico d’arte più noto del mondo. Di certo era il più caustico e il più irriverente. Ed è diventato famoso per aver odiato Andy Wahrol e dopo di lui Jeff Koons. E’ morto ieri all’età di 74 anni dopo una lunga malattia. La solita che si fa beffe della modernità e della scienza. Robert Hughes, nato nel 1938 a Sydney, newyorkese di adozione, si era conquistato le antipatie di mezzo mondo con il volume The Shock of the New.
Copio e incollo dieci aforismi selezionati da Artreview, che rendono bene l’idea di che mente era.

1 “Il nuovo compito dell’arte è quello di sedersi su un muro e diventare più costosi”

2 “La funzione della critica d’arte è come quella di un pianista in un magazzino: non aver alcun controllo su quanto sta accadendo al piano di sopra”.

3 “Non puoi essere un critico se non hai almeno un lato duro”

4 “Koons è il Rosemary’s babe di Andy Warhol. Ha fatto con il narcisismo, quello che Michael Milken fatto con i junk bond (il finanziere che ha praticamente infestato il mondo di speculazione sui titoli spazzatura)”

5 Su Lucien Freud:
‘Ogni centimetro della superficie – di una tela per esempio – deve essere sconfitta cone motivazioni che devono essere sostenute, attraverso CURIOSITA’ E INQUISIZIONE, e soprattutto non può essere scontata perché lo spettatore deve interagire attivamente con essa. Nulla di questo genere accade con Warhol, o Gilbert e George, o una qualsiasi immagine di spazzini e riciclatori che infestano i boschi miseramente alla moda di un postmodernismo già decaduto”

6 Su Caravaggio:
 “C’era arte prima di lui e arte dopo di lui, ma non erano la stessa cosa.’

7 “Un’anima decisa farà di più con una chiave inglese arrugginita di un fannullone che ha a disposizione tutti gli dell’industria”

8 “Maggiore è l’artista, maggiore è il dubbio. La fiducia perfetta la si può accordare solo a quello meno talentuoso. Come premio di consolazione”

9 “Il ritratto di una trota di Gustave Courbet trasmette un senso di morte superiore a una crocifissione di Rubens”

10 “Il senso dell’arte è sempre quello di rendere il mondo intero (inteso come unitario) e comprensibile, per poi restituircelo in tutta la sua gloria e in tutta la sua crudeltà, non attraverso la filosofia ma attraverso il sentire. Chiudendo infine il gap tra l’io e il non-io, e arrivare in questo modo al senso – in teso come significato – delle cose”

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