Sinestesie di vetro, il caso di Robilant

Stone Song @ Faggionato Fine Arts

Tristano di Robilant mi ha incantata. Ero partita, lo confesso, molto prevenuta. Ma chi è sto tipo qua, italiano nato a Londra che fa il figo tra Roma e New York, rubacchiando il mestiere al vetraio di Murano? Mi sono chiesta.



Tristano scolpisce il vetro. Vetri colorati, vetri trasparenti. A volte la ceramica. I suoi lavori sono ingannevoli: colpiscono per l’ambivalenza della materia prima che appare liquida ma di fatto è solida. E soprattutto fanno volare l’immaginazione. Una bottiglia diventa un soldato innamorato, una miniatura dello Stonehenge, diventa un gruppo di cappelli e un vinile trasparente si trasforma magicamente nella Stone song, la canzone di pietra.

Le sue ultime otto sinestesie di vetro – tra cui la Stone song – saranno in mostra fino a fine agosto alla Faggionato Gallery di Londra con il titolo White River. Invito i delusi da Alex Schwazer, ad andarci. Sai mai, vi passa l’incazzatura.

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