Cheerleader di porcellana, capolavoro di Murai

Tralasciamo la musica, meravigliosa, per un attimo. Lei e’ una bambola di porcellana. Bellissima. Gigante. Ha il volto bianchissimo, le labbra rosa caramella, gli occhi grigi come il mare. Annie Erin Clark gigante se ne sta li’ sdraiata nel centro della sala piu’ grande della galleria d’arte piu’ figa di Chelsea. La gente tutt’attorno, piccolina quanto i little people – citazione alta mia: 1Q84 Haruki Murakami – la pelle ce l’ha gialla, rosa, caffelatte, con le rughe. Questa la scena numero uno del video capolavoro di Cheerleader, singolo di Annie, meglio conosciuta come St Vincent.

Mask 2, Ron Mueck

La regia e’ di Hiro Murai, genietto nato a Tokyo trapianto a Los Angeles; che per questo lavoro si e’ ispirato alle meravigliose istallazioni dei giganti di quel pazzo australiano con passaporto britannico di Ron Mueck.

Il video e’ stato lanciato il 7 febbraio scorso, Cheerleader e’ il secondo singolo del suo terzo album, Strange Marcy. Ma torniamo alla scena. La nostra bambola di porcellana gigante canta sdraiata a pancia in giu’, indossa un trench bianco e stivali da diva. Fin quando si mette a gridare a labbra socchiuse “I DONT WANNA BE A CHEERLEADER NO MORE”, non voglio mai piu’ essere la cheerleader, la capa della tifoseria, in prima fila al saggio di danza, rappresentante di istituto, la simpatica o figa tra le amiche. E mentre grida a labbra chiuse si aziona il deus ex machina in galleria. Uomini di fatica tirano le corde, la bambola si solleva poco alla volta dal pavimento cemento che tanto va di moda a Manhattan. Per ultima sale la testa. Bambola in equilibrio, tra lo stupore della gente, Annie Erin Clark si ripete: i dont wanna be a cheerleader no more. Gli sguardi spettatori seguono gli occhi grigi color del mare. Tra la folla c’e’ chi inarca il sopracciglio, chi accentua le rughe, chi fa una smorfia, chi conserva una faccia di vetro. Annie contiuna a cantare sorretta dai fili del teatro di figura dei giganti. Fin quando lentamente da’ uno strattone e strappa le corde. E sul suo corpo si aprono le crepe. Una, alla base del collo, raggiunge il braccio. La bambola non tiene e lentissimamente si appoggia a una parete ma l’arto si spezza, la mano di porcellana (che potrebbe essere di gesso) comincia a cadere. Al suolo si disintegra. Allo stesso modo’ cede la caviglia e si rompe lo stivale. La bambola comincia a oscillare. Il peso supera il baricentro. Fin quando cade. Cosi’ come cadrebbe la Venere di Milo, se un giorno al Louvre ci verrebbe voglia di spingerla a terra. E la Annie bambola di porcellana gigante, si schianta al suolo. Cheerleader, lei, proprio non voleva esserlo.

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