Made from books

Mi fatica un po’ scrivere questo post. Ma era nell’aria da mesi. Rahel Aima, scrivendo un articolo su Rhizome, rivista super figherrima di arte contemporanea, fa il punto sullo stato di transizione dalla carta al web. E parte da lontano, da quando all’età di due anni a Dubai cadde vittima di un’imboscata in casa di amici e le fu scagliato un libro in fronte. Risultato, una cicatrice sull’arcata sopracciliare che si è portata con sé tutta la vita avanti. E’ seguita una fase di libro-fobia: paura delle biblioteche, paura delle librerie, paura dei sussidiari. Poi è arrivata l’età matura e l’innamoramento di carta inchiostro, con tanto di angoli delle copertine, per quanto contundenti.
Fino all’avvento del web, il WEB THAT CAN’T WAIT. L’era è di quelle storiche. Usiamo l’iPhone, leggiamo i giornali su iPad, compriamo libri su Amazon, quasi tutti noi occidente. Molti si rifiutano ancora di farlo, perché quel peso, tanto pericoloso, di un libro in mano; quel fastidio, tanto agognato, di sfogliare il Corriere della Sera in spiaggia col vento a 350milioni di nodi, danno sicurezza. Quelle due sensazioni ci illudono che la vita reale è ancora a portata di mano, a portata di libro, a portata di penna.

L’igloo di Caroline Gerardo

Ma la verità è che nel 2043 il New York Times stamperà la sua ultima copia cartacea. La verità è che alle Messaggerie musicali di San Babila a Milano, è scomparso il reparto libri e cd. Tutto a favore di telefonia internet eccetera eccetera. Il processo sembra inarrestabile, che si viva o che si muoia. La carta scomparirà e con lei le librerie. E mai più nessuno si ferirà per il lancio di un libro.
Ho fatto tutto questo cazzo di prologo per dire che, tolti aluni macro temi fondamentali, tipo la libertà in Cina e in Russia (Pussy Riot, Ai Weiwei), la democrazia nel Medio Oriente (Pooya Razi), lo sviluppo eco-sostenibile (tutte le menate del Salone del mobile e dell’Expo, per restare in Italia), l’amore, la famiglia, l’incesto e la disoccupazione, sembra che gli artisti quando debbano evidenziare un fenomeno sociale, oggi, non possano proprio esimersi dal tema internet.
Internet il vecchio mondo se lo mangia a morsi. Si mangia la carta, si mangia le musicassette e i compact disk. Internet si mangia perfino il cinema, le stilo, e le moleskine. Tanto è tutto gratis in rete. Tutto è download, tutto e copia e incollo.
Ora, d’accordo che la materia, poco per volta verrà regolamentata e anziché fare gli Asenio Lupin della situazione, compreremo tutto online, possibilmente con i nostri mac attaccati a iTunes, ma il punto è: che ne sarà dei libri che già abbiamo in casa?

Moyra Dawey

Se di cd non abbiamo avuto, generlamente parlando, modo di riempirci le case, lo stesso non vale per questi fogli di carta rilegati e ammuffiti. I libri li portiamo dietro da prima di Johann Gutember, e continuiamo ad accatastarli, compiaciuti, in biblioteche polverose.
Il distacco dal libro, sarà più lento, più doloroso. Temo, comunque, inesorabile. E’ c’è chi li difende. Il caso di Moyra Dawey che si è spesa molto a fotografare nella metro di New York gli afecionados della carta, rubando istanti fotografici a chi il Kindle o l’iPad ancora non ce là e gira la città con un libro o un taccuino nella borsa. E poi c’è chi anticipa i temi e si domanda: cosa ce ne facciamo? Caroline Gerardo ci costruisce gli igloo, ispirandosi alla nostra italianissima arte povera. Ma c’è chi si spinge oltre e usa le copertine per disegnarci sopra. E al posto dell’inchiostro usa il latte di mucca. Ancora non vi dico chi è.

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