Leonard: Contro l’abuso fotografico di chi non sa neanche guardare


Murray Guy è una di quelle gallerie da tenere sotto occhio. E per l’inaugurazione della sua filiale di Chelsea (è basata a Ludlow Street, Lower East Side, New York city) ha scelto l’eccellenza: Zoe Leonard una delle più geniali fotografe dei nostri tempi, in mostra sulla 17esima lato Ovest fino al prossimo 27 ottobre.
La Zoe propone non una serie di fotografie, ma la fotografia stessa.

Gli spazi della galleria sono stati trasformati per l’occasione in tante camere oscure: in una sono posizionate sui vari lati della stanza cinque fotografie state scattate direttamente contro il sole. 
In altre molto più “oscure”, il visitatore potrà riconoscere alcuni dettagli da diverse angolazioni della 17esima Street West, sede appunto della galleria che la ospita.

Tipo: le luci dell’hotel dall’altra parte della strada, il riflesso di un prefabbricato sulle pareti traslucide di un grattacielo, un palazzo in costruzione. Tutto ovviamente capovolto da una presunta lente fotografica. Sì l’idea è proprio quella di entrare nel cuore della macchina fotografica e vedere le cose secondo un diverso ordine e una diversa logica. Zoe una frecciatina la scaglia contro gli stessi galleristi che hanno la presunzione di presentare le cose – opere d’arte, fotografie, sculture o quello che altro vi pare – secondo una gerarchia predefinita. 
Leonard, classe 1961, originaria di Liberty, Stato di New York e figlia di rifugiati polacchi, non ci sta. E Murray le dà voce, anzi: luce.

L’artista, dopo essersi fatta vedere alla nona edizione di Documenta (correva l’anno 1992), si è aggiudicata nel 2010 il Deutsche Borse Photography Prize. Dice sempre che il suo lavoro ha come scopo quello di aggiustare qualcosa di rotto, riparare la pelle – l’involucro, la membrana, la placenta o, fatemelo dire, la crisalide – una volta che “il frutto” se ne è andato per la sua strada.
Riparare il dopo: atto bello e patetico allo stesso tempo, dice lei. Forse senza senso. Di certo connotato di un’intensissima umanità.
Zoe ha lavorato prevalentemente con la fotografia. E si è posta nei confronti della macchina (la Zoe è una che se ne è stata per anni in isolamento in Alaska, poi in giro in India alla ricerca di se stessa, ritornando sempre a casa sua, la caotica Lower East Side, terra di perdizioni, droghe e malattie che, vent’anni fa, le hanno portato via il caro amico David Wojnarowicz, travolto dall’Aids) sempre con occhio critico. Era dal 2003 che non si offriva alla Grande mela. Oggi torna a farlo. E sceglie Murray Guy, tra le gallery over-the-edge. E ancora una volta mettere sotto la lente la fotografia stessa: strumento di cui molti, che non sanno neanche guardare, abusano.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...