Le bambine di Barbara de Vries sono tutte già morte

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E’ chiaro che le bambine di Barbara de Vries, artista olandese di età non ben definita (direi una cinquantina, anno più anno meno) sono morte. Sono morte vergini e probabilmente sucide, nel giorno della loro cresima.
Barbara è una fotografa che ha studiato grafica editoriale, industrial design, e teatro. Un’altra che con Photoshop ha portato l’arte classica nel digitale: nella fattispecie quella di Fancis Bacon.
Le sue bambine non sono bambine vive, sono il loro spettri. A me che sono una pessimista fifona ricordano la bambina di The ring che esce dal televisore.
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Critici molto più bravi di me le considerano degli angeli incantevoli avvolti da nebbia, tulle, fili d’aria delle crisalidi di Murakami. Come di fili d’aria sono fatte  le loro anime. A volte paradisiache a volte infernali. Un po’ vive un po’ morte. Con i mocassini ai piedi e le ombre delle costole sul petto.
La procedura di Vries è interessante. Parte dalla foto della cresima. Sovrappone, in talune occasioni sui calci dei loro corpi, le radiografie dei loro scheletri. E poi sfuma tutto con gli acquerelli. Che resta la tecnica migliore per esprimere la drammaticità, deformare le luci, volare in universi paralleli.  O morire.
Se avete voglia di sentirvi disturbati passate alla Morren Galleries, AMsterdam.
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