Fare l’amore con gli angeli di Bruno G.

wim_wenders
Gli angeli di Bruno che ci guardano attoniti da dietro le nuvole mi fanno proprio ridere.

Non capiscono – loro – cosa sentono le donne quando il vento infila le pieghe della gonna tra le gambe in bicicletta.
Non capiscono – loro – quando un padre si ubriaca al Biergarten di Prenzlauer berg.
Non capiscono – loro – perché noi certe volte le domande le facciamo direttamente a Chopin.

Scrutano curiosi la vecchia dalla pelle rovinata dalle droghe, che se la ride dei passanti.
Si chiedono perché da circa una settimana a Tel Aviv, la notte, non spengono le luci.
E come mai, borbottano sorpresi, da noi si parla ancora in congiuntivo.

Guarda lì, il vegano cucina litri di ragù di cinghiale,
Guarda là, la funambola del circo si rammenda il vestito da sposa.
Guarda quelli là, giocano coi bosoni, come fossero Luna Park (sono proprio scemi).

Questa volta, angeli, all’ospedale non ci vado.
Il male che mi tiene sveglia non lo curo.
Tra l’altro, dice Bruno G., che se soffro io, non soffrite voi.

Però fatemi il piacere, lasciatemi dormire.

 

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