Futuro Manifesto

tramonti Di sabbia oceano di acqua Lisbona e buen ritiro. Neasuna pensione

(Moriro´ prima di allora?)

Ho pagato i contributi

Non sono abbastanza

Un ventre due semi tanti semi due bambini

Sono responsabile

vivo il presente

non pago i contributi

plastica, tanta plastica, niente plastica, plastica ovunque

Niente piu´inverno, niente piu´neve,

Muoiono i nostri uomini. Siamo rimasti in pochi, delusi, appassionati, nella terra di mezzo.

Tanto vale andare a vivere al mare

Sono responsabile?

Non pago i contributi non picchio i bambini

Differenzio i rifiuti

sono responsabile.

vivo il presente, colleziono cristalli coralli fiori colori

Ancora presente. Faccio errori

Sono Presente. nessuno e´perfetto

Presente. Sono nuda

(nella tua vasca da bagno)

Oceano per vivere

sabbia di vulcani e tramonti da ricordare

Sono responsabile

smetto di comprare

pannolini da pagare

Piccolo spazio, grande controllo

grande lo spazio, enorme il disordine

colori di oceano tramonti si sabbia vulcani di acqua

sono spesso nuda. Ormai non fa piu’ freddo

Sono responsabile?

Non pago i contributi. Prego appena

Mi manca la neve

mi manca Lisbona

Chi stabilisce i miei confini?

 

 

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Aspetto il vento

L’acqua il diavolo

La luna le pietre

il vetro la Grecia

La tosse la rabbia.

Hai vinto tu.

(Lasciamo danzare le marionette del job center ancora qualche anno)

Quest’estate ce ne andremo al mare

(Gli aerei ci porteranno in Italia, amore mio)

Al mare e’ venuta la febbre

(Continuamo a uccidere i colori, facciamo posto alle alghe)

E i baci non sono più quelli di una volta

(Un tempo avremmo potuto berci su)

Non ricordo più in quale punto mi sono spezzata

(Ricordo quel tramonto su una terrazza a Tokyo)

Inquieta come un colibrì, zucchero nel polline del fiore

(La casa e’ troppo piccola per i sogni, bisognerebbe traslocare)

Aspetto il vento

L’aria buona

Mi guardo allo specchio

Donna guscio

Lei ha i capelli neri e gli occhi verdi come il vento.

Attraversa leggera i parchi di notte

Infestati di droghe e topi.

Si lascia rapire. Poi torna da me.

Ha la pelle bianca come la schiuma del mare.

Si lascia andare, fosse un’onda, nelle folle impazzite,

Dagli spari del terrore.

Si lascia cadere. Nelle cantine di Parigi.

Corre, si graffia.

Poi torna da me.

Ha le gambe liscie come la neve appena caduta.

Muoino padri e madri. Butta via le ceneri.

Le rubano tutto. Fino anche sua figlia.

Rimane vuota. Grattata nelle viscere.

Come un guscio. Come una foto.

Ferma per sempre.

Per piacere amica mia,

torna da me.

Il libro dei morti

Esseri senzienti

Dei tre sistemi di mondi

E delle sei classi

Cercano rifugio

Nei maestri di tutti i i segreti

Delle dieci direzioni

Dei quattro tempi,

Allestendo insuperati mandala,

Invocando divinità increate

Libere da concetti

E da vanità atemporali.

Esseri senzienti

Persi nell’oceano dell’esistenza

Intrappolati nelle illusioni

Guidati dai dodici anelli delle dipendenze,

Soffrono nel pantano di nomi e forme

Esseri senzienti

Che hanno visto l’inferno

Posano un suono su un disco a forma di luna

circondato dal mantra delle cento sillabe

Per togliersi di dosso

L’avversione, l’attaccamento. Questo eterno stare soli

Aquiloni

Se la vita si muove,

L’amore muore.

Passano le nuvole

Sui cieli alti – tanti

Dell’aeroporto.

Gonfi gli aquiloni

Nel vento di un tempo.

Finalmente l’autunno,

Un letto, gli abbracci.

Possiamo decidere

di diventare grandi

Mettere mano ai colori

Dipingere i sogni.

Possiamo curare

I cuori infranti

Comprare analgesici

camminare nel vuoto.

Possiamo stare bene

Senza pretendere

Di ridere di mangiare.

Possiamo andare al mare

Ascoltare le onde

Accarezzare la sabbia.

E lasciare andare

I ricordi, i padri,

Finalmente l’estate.

Poesia circolare

Il vento le foglie

L’amore e il dolore

Ancora un’altra poesia

Circolare.

Il cuore. Fa male

Forse dio forse adesso

Il resto scorre e non ritorna

Si diventa grandi

Il corpo si disfa

Ricominciano le scuole

Aprono asili

Centri commerciali

Solo la poesia resta uguale

Uguale e circolare

Cuore bianco

Ti lascio andare cuore bianco,
ora sei leggero come la neve.
In mezzo a due corpi dai respiri alterni
non saranno più freddi i miei inverni.

Il mio dio senza fretta farà il suo dovere
e allora potrò di nuovo celebrare
l’argento della pioggia cadere sul mare,
le strade d’Islanda bianche senza colline,
i cristalli nella notte potenti senza luna.

Giornata splendida

Cade una stella,

Scende la notte,

Che giornata splendida,

Per lasciarsi morire.

Amore da prendere

Amore da dare

Amori finiti

E non aver più nulla da dire.

Sonno nudo,

Le sue unghie nel seno,

Dopo l’ennesimo pianto

Neanche una lacrima.

Sognando l’Islanda,

Che un tempo era mia casa

Sprofondo in un vulcano

A cercare cristalli.