Una giornata realativamente bella

“Ci sono sogni di questo tipo. Sogni complicati che si sviluppano in una serie di frammenti senza nesso alcuno. Ogni frammento ha la sua consistenza, ma una volta messi insieme, si annullano l’uno con l’altro”.

H. Murakami

L’assassinio del commendatore

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Oceano mare

Scappa via da me, oceano

Rifugiati nel fondo del mare.

Rannicchiati, filtra i rifiuti.

Piangi lo sporco, l’olio, i colori

Nascondi i tramonti. Le onde possenti

Salva il sale dalla mia presunzione

Misurati la febbre. Rompi il ghiaccio

Uccidi balene, con quintali di plastica

Dimentica i sogni, penelope, gli orizzonti.

Respira piano. E non gonfiarti

Prendi le medicine, butta la scatola

(18 costole rotte, due polmoni perforati

Potevi lasciarci le penne, mia cara Gea)

Aspetta la prossima glaciazione

Aspetta in silenzio la nostra dipartita

Non ci metteremo molto a morire questa volta, te lo prometto.

Scivoleremo sul bagnato

Alzeremo i calici al cielo

Saliremo sull’astronave, tutti in viaggio verso keplero

Alla ricerca di nuova acqua

Fonti termali, foreste, poesie non scritte

Futuro manifesto. Forse e’ troppo tardi

Essere responsabili, chiudere gli occhi

Fare finta di non sapere, pagare i contributi

Vivere il presente e Fare ancora un’altra volta la spesa.

Tu stai la’ senza dire una parola. La febbre non scende. I coralli stanno male.

Forse però presto la pace.

Alba

Non facile rompere un cuore gia’ rotto (eppure…)

Oggi la luna e’ sottile come l’acqua

L’amore affilato come una lama

Le sue carezze sul seno leggere come il vento

Eppure il dolore come stato di essere

non cessa

Dormire come stato mentale non basta

Scrivo a rime sconnesse, librerie infinite, dipinti sui muri

Fa male (Non tanto) Sognare (Mai abbastanza)

Prigioniera delle rughe, sto li’ a contare i mesi, le rose, i diamanti mai avuti.

Con la schiena a rotta, Aspetto la brezza del mare

Magari un giorno mi svegliero’ a Malibu’

Il mio cuore a pezzi, lo buttero’ lontano

adesso solo silenzio, nessuna alba all’orizzonte

Laghi di sangue, torno a essere donna

Ma Lui non c’e’ piu’. Lui non c’e’ di nuovo piu’.

Allegoria

E se quel Capodoglio spiaggiato a portocervo

Fosse uno di noi?

E se quella plastica nel suo stomaco

Fosse il cancro dei nostri organi?

E se questa primavera violenta come sempre

Fosse il nostro (eterno) riposo?

In questa notte di luna nuova, soffocando per i pollini di pruno,

Le carezze, non sono mai abbastanza

Futuro Manifesto

tramonti Di sabbia oceano di acqua Lisbona e buen ritiro. Neasuna pensione

(Moriro´ prima di allora?)

Ho pagato i contributi

Non sono abbastanza

Un ventre due semi tanti semi due bambini

Sono responsabile

vivo il presente

non pago i contributi

plastica, tanta plastica, niente plastica, plastica ovunque

Niente piu´inverno, niente piu´neve,

Muoiono i nostri uomini. Siamo rimasti in pochi, delusi, appassionati, nella terra di mezzo.

Tanto vale andare a vivere al mare

Sono responsabile?

Non pago i contributi non picchio i bambini

Differenzio i rifiuti

sono responsabile.

vivo il presente, colleziono cristalli coralli fiori colori

Ancora presente. Faccio errori

Sono Presente. nessuno e´perfetto

Presente. Sono nuda

(nella tua vasca da bagno)

Oceano per vivere

sabbia di vulcani e tramonti da ricordare

Sono responsabile

smetto di comprare

pannolini da pagare

Piccolo spazio, grande controllo

grande lo spazio, enorme il disordine

colori di oceano tramonti si sabbia vulcani di acqua

sono spesso nuda. Ormai non fa piu’ freddo

Sono responsabile?

Non pago i contributi. Prego appena

Mi manca la neve

mi manca Lisbona

Chi stabilisce i miei confini?

 

 

Aspetto il vento

L’acqua il diavolo

La luna le pietre

il vetro la Grecia

La tosse la rabbia.

Hai vinto tu.

(Lasciamo danzare le marionette del job center ancora qualche anno)

Quest’estate ce ne andremo al mare

(Gli aerei ci porteranno in Italia, amore mio)

Al mare e’ venuta la febbre

(Continuamo a uccidere i colori, facciamo posto alle alghe)

E i baci non sono più quelli di una volta

(Un tempo avremmo potuto berci su)

Non ricordo più in quale punto mi sono spezzata

(Ricordo quel tramonto su una terrazza a Tokyo)

Inquieta come un colibrì, zucchero nel polline del fiore

(La casa e’ troppo piccola per i sogni, bisognerebbe traslocare)

Aspetto il vento

L’aria buona

Mi guardo allo specchio

Donna guscio

Lei ha i capelli neri e gli occhi verdi come il vento.

Attraversa leggera i parchi di notte

Infestati di droghe e topi.

Si lascia rapire. Poi torna da me.

Ha la pelle bianca come la schiuma del mare.

Si lascia andare, fosse un’onda, nelle folle impazzite,

Dagli spari del terrore.

Si lascia cadere. Nelle cantine di Parigi.

Corre, si graffia.

Poi torna da me.

Ha le gambe liscie come la neve appena caduta.

Muoino padri e madri. Butta via le ceneri.

Le rubano tutto. Fino anche sua figlia.

Rimane vuota. Grattata nelle viscere.

Come un guscio. Come una foto.

Ferma per sempre.

Per piacere amica mia,

torna da me.

Il libro dei morti

Esseri senzienti

Dei tre sistemi di mondi

E delle sei classi

Cercano rifugio

Nei maestri di tutti i i segreti

Delle dieci direzioni

Dei quattro tempi,

Allestendo insuperati mandala,

Invocando divinità increate

Libere da concetti

E da vanità atemporali.

Esseri senzienti

Persi nell’oceano dell’esistenza

Intrappolati nelle illusioni

Guidati dai dodici anelli delle dipendenze,

Soffrono nel pantano di nomi e forme

Esseri senzienti

Che hanno visto l’inferno

Posano un suono su un disco a forma di luna

circondato dal mantra delle cento sillabe

Per togliersi di dosso

L’avversione, l’attaccamento. Questo eterno stare soli