Il libro dei morti

Esseri senzienti

Dei tre sistemi di mondi

E delle sei classi

Cercano rifugio

Nei maestri di tutti i i segreti

Delle dieci direzioni

Dei quattro tempi,

Allestendo insuperati mandala,

Invocando divinità increate

Libere da concetti

E da vanità atemporali.

Esseri senzienti

Persi nell’oceano dell’esistenza

Intrappolati nelle illusioni

Guidati dai dodici anelli delle dipendenze,

Soffrono nel pantano di nomi e forme

Esseri senzienti

Che hanno visto l’inferno

Posano un suono su un disco a forma di luna

circondato dal mantra delle cento sillabe

Per togliersi di dosso

L’avversione, l’attaccamento. Questo eterno stare soli

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Aquiloni

Se la vita si muove,

L’amore muore.

Passano le nuvole

Sui cieli alti – tanti

Dell’aeroporto.

Gonfi gli aquiloni

Nel vento di un tempo.

Finalmente l’autunno,

Un letto, gli abbracci.

Possiamo decidere

di diventare grandi

Mettere mano ai colori

Dipingere i sogni.

Possiamo curare

I cuori infranti

Comprare analgesici

camminare nel vuoto.

Possiamo stare bene

Senza pretendere

Di ridere di mangiare.

Possiamo andare al mare

Ascoltare le onde

Accarezzare la sabbia.

E lasciare andare

I ricordi, i padri,

Finalmente l’estate.

Poesia circolare

Il vento le foglie

L’amore e il dolore

Ancora un’altra poesia

Circolare.

Il cuore. Fa male

Forse dio forse adesso

Il resto scorre e non ritorna

Si diventa grandi

Il corpo si disfa

Ricominciano le scuole

Aprono asili

Centri commerciali

Solo la poesia resta uguale

Uguale e circolare

Cuore bianco

Ti lascio andare cuore bianco,
ora sei leggero come la neve.
In mezzo a due corpi dai respiri alterni
non saranno più freddi i miei inverni.

Il mio dio senza fretta farà il suo dovere
e allora potrò di nuovo celebrare
l’argento della pioggia cadere sul mare,
le strade d’Islanda bianche senza colline,
i cristalli nella notte potenti senza luna.

Giornata splendida

Cade una stella,

Scende la notte,

Che giornata splendida,

Per lasciarsi morire.

Amore da prendere

Amore da dare

Amori finiti

E non aver più nulla da dire.

Sonno nudo,

Le sue unghie nel seno,

Dopo l’ennesimo pianto

Neanche una lacrima.

Sognando l’Islanda,

Che un tempo era mia casa

Sprofondo in un vulcano

A cercare cristalli.

Vento d’estate

E da dove viene la luce,

E da dove viene il cielo,

E da dove viene la pioggia, l’orgasmo, la luna.

E da dove vengono i bambini,

E da dove vengono le guerre,

E da dove arrivano gli aerei, le foglie e i colori.

E come si chiamano i libri,

E come piangono gli attori,

Di cosa sono fatte le biciclette, gli oceani, il sangue.

E perché ci mangiamo l’un l’altro,

Respingiamo gli umani,

Giochiamo a scacchi, a fare l’amore, senza mai vincere la lotteria.

E quanto pesano i baci, due chili di ciliegie, un pugno di sabbia del deserto.

Fa troppo caldo per rispondere, per fare provviste. E andare a lavorare.

Noi qui si resta, si pensa, si cerca l’ombra, si cerca dio. Giorno per giorno. Senza lo straccio di un quattrino.

Vernissage

A concerto finito,

In una sera d’estate,

Buio pesto

Sulla riva del fiume,

tornavano a casa.

Mentre mezza luna nel cielo,

E un pezzo di cuore spezzato,

A ricordare l’amore

sbagliato di un’era.

Domani aeroporto

Senza volare

Per trovare quegli occhi

Di un padre mancato.

Noi artisti senz’alcol

cassieri umili

di ricchezze nascoste

In cerca di pace

In amori sfrenati.

La fine

Aspetto la tempesta

Di quelle che ti lavano l’anima.

Con quest’afa del nord,

Non si riesce neanche a pregare.

Ancora un altro padre malato,

Di ego di niente di maschio.

Compare. Scompare. Si mette a ridere.

Lui oggi vuole sapere

Lui oggi vuole vedere

Lui oggi mi ha mandato a chiamare.

Facile fare figli giocattolo.

Facile mappare saliva.

Facile come chiamare la polizia.

Tanto non ci sei.

Tu, profondi occhi blu.

Nel mio cuore da tempo non ci sei più.

Madri migranti per sempre

Il vento, i bambini, i tramonti, la notte.

Dormono, annegano, sul talamo, nel mare.

Si toccano, si annusano, inciampano, lontani dal seno.

In piedi, sdraiati, affamati, impazienti.

Giocano le giostre, camminano le strade, navigano le barche.

Varcano i confini, stanno a casa per giorni.

Si sporcano, li lavano, in acqua, poi muoiono.

Fratelli sorelle, alcuni piccoli alcuni grandi.

Sorrisi e lacrime, di sentimenti lievi.

Le foglie, il vento, fuori il balcone.

I vicini, il calore, i lontani, sul gommone.

Barche che partono, barche che non arrivano.

Bambini che nascono, bambini che non crescono.

Il rosa il blu di coccarde le scialuppe.

Si suda si ci bagna si corre si scappa.

Ancora una volta senza padri. Noi madri migranti per sempre.