Family Business. Cattelan è tornato. Con The Virgins Show

La curatrice Marilyn Minter e Maurizio Cattelan

A un certo punto il dio sceso in terra mi dice, abbassando gli occhi a terra – sul marciapiede della ventunesima West tra la 10 e la 11 Ave – con convinzione uguale a zero “e meno male che ci siete voi”.
Per voi, il dio sceso in terra Maurizio Cattelan intendeva giornalisti.
Voglio credere da giornalista che sia stato onesto.
Come a dire: “alla fine ragazzi, se non ci foste voi come facciamo (sottintendendo noi artisti) a fare quello che facciamo”.
E in parte gli riconosco che è vero.

Giovedì sedici febbraio Cattelan, classe 1960 originario di Padova, ha inaugurato Family Business, la sua seconda galleria d’arte, con la mostra curata dalla bella Marilyn Minter “The Virgins Show”, una rccalta di opere vergini, mai esposte prima, che nella maggior parte dei casi erano performate da donne.
Family Business è sorella maggiore della “Wrong Gallery”, la più piccola galleria che il mondo abbia mai avuto (un solo metro quadrato, a Londra). Eppure Cattelan di mestiere fa l’artista, non il mercante d’arte.
Quindi che lui apra una galleria è apparentemente un controsenso. Ma esistono queste non-commercial gallery che sono una specie di micro musei, avulsi dal commercio in senso stretto.

In questo spazio microscopico che comunque mi dicono tre volte la Wrong Gallery, tre metriquatri, sono esposte cose:

1) Un quadretto con una zebra stilizzata (sappiamo come Cattelan ami gli equini)


2) Il volto della Kustera stampato su un teppetino appoggiato a terra, pronto ad essere calpestato da tutti.

3) Un quadro in vasellina che mostra il più classico dei tatuaggi: il cuore trafitto dalla freccia con susscritto “Mum”.

4) Le collant ella nonna terribili color miele-carne appese al muro. SUlle quali, al posto della figa, c’è un sorriso dipinto con l’uniposca.

5) Sul soffitto tanti tanti palloncini all’elio.

6) E poi il fulcro dell’attenzione: una decina di video vergini del cosiddetto Virgin Show. Mi limito a descriverne uno, quello che ha scatenato la costernazione di molti.

La scena è questa: donna orientale tale Patti Chang, ha addosso una canotta bianca attillata. Ha due tette grosse così – strano per una orientale – e un piatto di ceramica appoggiato sul centro della testa.
Patti, l’artista autrice del video, a un certo punto estrae un coltello da cucina molto affilato e si fetta una tetta. Non sanguina, rilascia liquidi, sugo o succo.
Tagliata le tetta estrae un cucchiaio e guardando fisso nella camera lo usa per scavarci il contenuto, come stesse scavando un avocado. Un po’ lo porta in bocca e se lo mangia e un po’ lo apposggia sul piatto in testa. Prima tetta sinistra poi tetta destra. Il pubblico, tutto giovane alla moda super gay elegante e ubriaco, emette dei gemiti di schifo.

In pratica lei si sta mangiando le sue super tette a cucchiaiate, e ogni tanto usa il loro contenuto per comporci una macedonia. A tette consumate, il pitto e pronto. La macedonia è servita. Le tette, potevamo capirlo sin dall’inizio erano due meloni.

Nel frattempo il pubblico presente beve birra, c’è chi ride sul serio chi ride per finta e Cattelan poco poco per volta sembra meno timido. Meno orso.

Questa per sommi capi la mia prima serata mondana a New York.

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