La sottile linea bianca

milano
Ora che sei vera
sai la verità
siamo vivi per usarci

usa l’amore
su di te muore
usa il sapore
su di te muore
usami amore
usami o muori

sarai sempre sola
ora che mi hai
e che il pianto tuo incendia

bianco calore
scalda il mio amore
bianco calore
sfondami il cuore
bianco il mio dio
ciò che è mio è tuo

saprai sola
sporca sposa
sarà sul tuo grembo
rabbia e lava
come

bianco calore
ua il mio amore
bianco il calore
sfondami il cuore
bianco calore
usa il mio amore
bianco il mio dio
ciò che è mio è tuo

M. Agnelli – Afterhours

(Testo e immagini sono accostati secondo un principio di casualità)

Per noi senza pelle

per noi senza pelle
Deve essere che per noi senza pelle,
quando si vola si arriva fino a Marte.
Deve essere che per noi senza pelle,
felicità morire respirare, sono la stessa cosa.
Deve essere che per noi senza pelle,
appena il sole torna tiepido,
possiamo prenderci il lusso di guidare
senza mani ad occhi chiusi verso il mare.
Deve essere che per noi senza pelle,
se la musica ha un senso,
non può avere anche un tempo
Deve essere che per noi senza pelle,
l’olio di ricino sa di zucchero filato.
Deve essere che per noi senza pelle,
il seme di uomo ha il sapore dolce
della cannella muschiata.
Deve essere che per noi senza pelle
è difficile entrare a scuola, di ruolo.
Deve essere che per noi senza pelle,
se ci spegnete il fuoco con la cenere,
non abbiamo più fame né sete.
Deve essere che per noi senza pelle,
se ci scaldate forte le mani,
cominciamo lentamente a bruciare.

Non ucciderti. Uccideresti la persona sbagliata

Di liebe

Non ucciderti.
Uccideresti la persona sbagliata.
Questo ordinò
il giullare musulmano
immerso nella vasca da bagno
all’amante spagnolo.
Era convinto, il giullare, che
quando il cuore è colmo di aria,
trabocca amore dalla bocca.
Era convinto, il giullare, che
quando il cuore è troppo grande,
attraverso le porte del mondo
non ci passa.
E l’amante spagnolo,
che ascoltava in silenzio,
dopo aver sfumato
il grigio sullo specchio,
allineò le bussole
sul bordo del lavabo.
E le quelle si allinearono verso nord.

Hokusai auf dem Fenster

Hokusai auf dem Fenster
I want to
I want to be someone else or I’ll explode
Floating upon this surface for the birds
The birds
The birds

You want me?
Fucking well come and find me
I’ll be waiting
With a gun and a pack of sandwiches
And nothing
Nothing
Nothing

You want me?
Well come and break the door down
You want me?
Fucking come and break the door down
I’m ready
I’m ready

Antecrisalide (Montale)

Ci sono diverse Crisalidi nel mondo. Le Crisalidi d’aria, quelle fatte di sola acqua e quelle di Ossi di Seppia. Lui è Eugenio Montale. Antecrisalide.
winterschlaf

L’albero verdecupo
si stria di giallo tenero e s’ingromma.
Vibra nell’aria una pietà per l’avide
radici, per le tumide cortecce.
Son vostre queste piante
scarse che si rinnovano
all’alito d’Aprile, umide e liete.
Per me che vi contemplo da quest’ombra,
altro cespo riverdica, e voi siete.

Ogni attimo vi porta nuove fronde
e il suo sbigottimento avanza ogni altra
gioia fugace; viene a impetuose onde
la vita a questo estremo angolo d’orto.
Lo sguardo ora vi cade su le zolle;
una risacca di memorie giunge
al vostro cuore e quasi lo sommerge.
Lunge risuona un grido: ecco precipita
il tempo, spare con risucchi rapidi
tra i sassi, ogni ricordo è spento; ed io
dall’oscuro mio canto mi protendo
a codesto solare avvenimento.

Voi non pensate ciò che vi rapiva
come oggi, allora, il tacito compagno
che un meriggio lontano vi portava.
Siete voi la mia preda, che m’offrite
un’ora breve di tremore umano.
Perderne, non vorrei neppure un attimo:
è questa la mia parte, ogni altra è vana.
La mia ricchezza è questo sbattimento
che vi trapassa e il viso
in alto vi rivolge; questo lento
giro d’occhi che ormai sanno vedere.

Così va la certezza d’un momento
con uno sventolio di tende e di alberi
tra le case; ma l’ombra non dissolve
che vi reclama, opaca. M’apparite
allora, come me, nel limbo squallido
delle monche esistenze; e anche la vostra
rinascita è uno sterile segreto,
un prodigio fallito come tutti
quelli che ci fioriscono d’accanto.

E il flutto che si scopre oltre le sbarre
come ci parla a volte di salvezza;
come può sorgere agile
l’illusione, e sciogliere i suoi fumi.
Vanno a spire sul mare, ora si fondono
sull’orizzonte in foggia di golette.
Spicca una d’esse un volo senza rombo,
l’acque di piombo come alcione profugo
rade. Il sole s’immerge nelle nubi,
l’ora di febbre, trepida, si chiude.
Un glorioso affanno senza strepiti
ci batte in gola: nel meriggio afoso
spunta la barca di salvezza, è giunta:
vedila che sciaborda tra le secche,
esprime un suo burchiello che si volge
al docile frangente – e là ci attende.

Ah crisalide, com’è amara questa
tortura senza nome che ci volve
e ci porta lontani – e poi non restano
neppure le nostre orme sulla polvere;
e noi andremo innanzi senza smuovere
un sasso solo della gran muraglia;
e forse tutto è fisso, tutto è scritto,
e non vedremo sorgere per via
la libertà, il miracolo,
il fatto che non era necessario!

Nell’onda e nell’azzurro non è scia.
Sono mutati i segni della proda
dianzi raccolta come un dolce grembo.
Il silenzio ci chiude nel suo lembo
e le labbra non s’aprono per dire
il patto ch’io vorrei
stringere col destino: di scontare
la vostra gioia con la mia condanna.
È il voto che mi nasce ancora in petto,
poi finirà ogni moto. Penso allora
alle tacite offerte che sostengono
le case dei viventi; al cuore che abdica
perché rida un fanciullo inconsapevole;
al taglio netto che recide, al rogo
morente che s’avviva
d’un arido paletto,
e ferve trepido

Quella volta della zuppa di farro

“Mangia la zuppa di farro, è buona l’ho fatta apposta per te”.
L’ospite meraviglioso
senza dire una parola,
mentre gli occhi affogavano nelle lacrime,
scansò il piatto e scappò in bagno a strapparsi l’utero con le mani.

Da allora sono passati 25 anni.
E’ caduto il muro a Berlino.
La cuoca è diventata anoressica.
L’ospite meraviglioso ha comprato un pappagallo.

Se a loro smetti di dare amore,
mi spiegò l’ospite meraviglioso,
25 anni più tardi, senza più l’utero,
loro tenteranno di uccidersi.

Io sono numero otto

8

Ti guardi attorno e sei contento
ti affacci alla scogliera per spirare il vento.
quello che c’è fuori tu ce l’hai dentro.
Al mare che può cambiare
e per entrarci dentro devi lasciarti andare.
Un sentiero che al tramonto si accende
e il fuoco che hai dentro in un attimo ti prende.

Ti guardi attonro e non c’è niente
con il silenzio arriva il riposo della mente
La pace che tu hai dentro, fuori si sente
e se ti areni nelle sabbie oscure
è per sprofondare le speranze e le paure.
Quando all’improvviso tutto si arrende
il vuoto che hi dentro in un attimo si espande.

(Ilaria Graziano & Francesco Forni)