dOCUMENTA, la lotta ai fascismi del mondo

dOCUMENTA, con la d minuscola e tutto il resto maiuscolo, sta all’arte come i mondiali stanno al calcio.
E’ considerata la kermesse più importante di contemporaneo al mondo. Solo Manifesta e Venezia (onore alla Serenissima!) sono considerate al suo pari per indipendenza commerciale e visione. dOCUMENTA ha però un paio di elementi di vantaggio. Primo, è rara.  A differenza delle biennali cade ogni cinque anni: c’è tutto il tempo per creare e coltivare aspettative di ogni sorta.
Secondo, ha una storia suggestiva. Nel 1995 i grandi d’Europa (quelli seri del processo di Norimberga, della guerra ai fascismi, del commercio di acciaio e carbone) decisero di istituire un fiera di arte contemporanea. Non scelsero New York, Tokyo o Firenze. Ma la più brutta tra le brutte città tedesche. Kassel, una micro agglomerato urbano nell’Assia settentrionale, che fu rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale, in quanto sede principale della produzione bellica della Germania nazista . Un simbolo per il mondo da dove far ripartire le idee straordinarie.  Fu così che dOCUMENTA divenne una delle fiere di contemporaneo più rilevanti del pianeta. Da qui sono passati Picasso e Kandinsky, qui è stata istituzionalizzata sia l’arte concettuale sia la videoarte.

La manifestazione prende il via domani per proseguire fino al 16 settembre prossimo. Cento giorni, 300 artisti coinvolti di 55 Paesi, con una preferenza per quelli provenienti da luoghi in cui le violazioni dei diritti colpiscono la libertà e la formazione delle idee. Tipo Libano, Afghanistan, Cambogia e Vietnam. Dicono che accorreranno almeno 750mila visitatori in un posto che di abitanti ne fa 200mila.

L’Idea – con la I maiuscola – è sempre stato il tema concettuale predominate delle 12 edizioni della kermesse. E non è un caso che la curatrice Carolyn Christov-Bakargiev, abbia scelto proprio questo albero di bronzo con una pietra piazzata tra i rami, che si intitola “Idee di pietra” come icona del 2012. L’opera in realtà risale al 2010 ed è di un italiano, Giuseppe Penone (classe 1947 nato a Garessio provincia di Cuneo esponente di spicco della Land Art americana e dell’arte povera).
La Christov-Bakargiev nell’inaugurare la mostra ha detto al Financial Times che compito dell’arte è porre dubbi “vertiginosi” nell’analisi dei fenomeni sociali. “Siamo tutti presenti nella posta elettronica (e aggiungerei twitter, Facebook e Linkedin e cellulari) ma nella realtà siamo tutti scollegati”. Non solo. Aggiunge, parlando con France Press, che non è detto che i visitatori di dOCUMENTA considerino quelle esposte forme di arte in senso stretto.
“La manifestazione è intenzionalmente scomoda, incompleta, nervosa e genera confusione”. Non a caso gli eventi e le mostre non si tendono in un hangar superfigo firmato dall’archistar di grido del momento. Ma nei parchi, nei musei, nei cinema di periferia di una brutta città tedesca.

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