E quando venta il vento
Mi baci tu.
E quando venta il vento
Mi baci tu.
Voglio darti un consiglio:
quando ti sale il sangue alla testa, meglio non alzare gli occhi al cielo.
E se anche avrai la sensazione di conoscere tutta la simbologia verticale e orizzontale, del vivere,
E se anche avrai l’impressione di sentire il mondo dall’altra parte (sbirciando tra le dita delle mani),
Sarai condannato a VEDERE solo un lato della luna. Quello invecchiato. Quello stanco, rugoso e butterato.
Finirai per pronunciare frasi epistemiologiche false, mentre andrai in pezzi, diventando tu anche polvere e sporcizia.
E di quella biancheria di pizzo, comprata per le occasioni speciali, ce ne ricorderemo solo nei periodi ipotetici del terzo tipo.
(Rielaborazione poetica de La citta’ e le sue mura incerte ai tempi del genocidio)
Non tornano i conti su niente:
Guerre lampo che durano decenni,
Surriscaldamento terrestre e primavere illusorie,
Tutti attenti alle emissioni eh! Che‘ vi facciamo saltare gasdotti, metaniere e compressori!
Benvenuti nella mia menopausa:
Ormoni ballistici ipersonici impazziti.
Si e’ sciolto il ghiaccio
Il velo di incanto, sparito
La città ora puzza
Vedi i vantaggi.
Se sei gia‘ rotto, non ti rompi mai.
No identita‘. No gruppi di apparteneza.
Zero lirica. Al massimo centri sociali e scarafaggi.
Affondo in te
pure se non so di cosa siamo fatti.
Il sole, lo zenit, il vento, le rivoluzioni.
Ti aspetto. Ci provo. Contenta. Di nuovo.
Mi chiedo (ti chiedo): di che colore e´ fatto lo smalto revisionista?
Mi chiedo (ti chiedo): fino a che punto siamo consapevoli
che il cuore nnon sbaglia mai e quello che vuole, ama?
Ancora una volta vorrei raccontare
di energie cosmiche sprigionate da gemme d´acqua in volo
a raso cristallo sulla pelle del mare,
dello scricchiolio croccante del prato ghiacciato tra i monti,
calpestato dai piedi nudi di bimbo.
Invece.
Invece eccomi di nuovo inebetita in perenne scroll
a fissare lo schermo pieno zeppo di storie, tutte sbagliate.
Gratto con le unghia le pareti del mio dentro: e´ tornata la Gestapo.
A sentire gli ebbri oligarchi contemporanei, russi, cinesi, americani
mi e´venuta l´emicrania.
Folle sempre piu´inermi e rabbiose, in assenza di colletivo, non sanno piu´fare le rivoluzioni.
E noi. E noi. E noi. In apnea, a chiamre il 118 con la forza del pensiero.
Finalmente il silenzio
lo schermo nero
Speranza di neve quasi zero
I mal di testa continui
il prurito addosso
Dicono che per i nostri figli questa e’ l’era della riscossa
Oh julia, se fossi stata madre
Avresti potuto mostrarmi
Come sbagliare dentro al nostro bel quadro
O c’e’ goia (istante) O futuro (latente)
Con l’apnea insopportabile di amiche che muoiono
Resta il conflitto. Resta la rabbia.
Una parola sbagliata. E una sorella mancata.
Non vedo la luce.
E’ dicembre a Berlino
Non c’e’ nessuna luce
Ci hanno tappato la bocca per due anni,
Per due anni ci hanno detto che avevamo torto
schiumavamo dentro
E tweet e urla e retweet e pianti
E nulla di fatto. E avevamo torto noi. Tenete quelle bocche chiuse antisemite fastidiose, de che te lamenti.
E oggi come un‘onda arrivano le storie vere. Inascoltate, sporche, si infiltrano come l‘acqua, dappertutto. Fanno gonfiare mura, pareti, solai, fino a farli scoppiare.
Ma i morti sono morti. Gli amputati amputati.
E noi osservatrici speciali, brigatiste senza ali, non sappiamo piu‘ per chi vivere. Per noi. Per loro.
Alcune, in questa ricerca, si sono perse
La morte che si avvicina
E‘ un avvicendarsi di una catena di eventi che vanno storti.
Poi alla fine lei. Bellissima. Immobile. Pacifica
Sei l’amore che mi sgranula, e tra le sue braccia mi contiene
Sei l’amore che vola leggero-vento sul mare, e poi bussa alla mia porta
Sei l’amore che scruta gli spazi interni di Silos sovietici, e cosi’ riaccende i miei corridori bui
Sei l’arcobaleno che apre le finestre al mattino, mentre mi rialzo dall’ultimo acquazzone
Sei l’uomo che si posa sul mio respiro, e mo riconsegna il silenzio

Come vorrei una tua parola sull´oggi.
probabilmente stringeresti i denti. Con la bile nel cuore e il sangue negli occhi mesti, mi diresti: non ti curar di loro, forza, avanti, tutto passa. La Palestina in un modo o nell´altro presto o tardi sara´ libera. Mentendomi, forse, per farmi felice.
Per te che hai disertato guerre e servizi militari,
pe te che guardavi con sospetto i potenti con le armi in mano.
Per te che volevi una vita vuota e avresti reaglato una terra di ulivi a un palestinese, se ne avessi trovato uno. Per te che gli alberi li piantavi e gli animali li proteggevi.
per te. Vedere questo scempio di corpi, teste mozzate, adolescenti in brandelli. giornalisti che con dignita´ cercano di trattenere le lacrime, centomila tonnellate di bombe che manco la berlino nazista del 1945, le urla per la fame, le morti per la scabbia, la voglia di morire dei bambini, la costante messa in stato d´accusa degli uomini-padri, gli ulivi, di nuovo loro, ottomila, sradicati. Forse sei dovuto andare via da qui prima. Per tempo. Per risparmiarti il genocidio. Altrimenti si, saresti morto di crepacuore.