La morte che si avvicina
E‘ un avvicendarsi di una catena di eventi che vanno storti.
Poi alla fine lei. Bellissima. Immobile. Pacifica
La morte che si avvicina
E‘ un avvicendarsi di una catena di eventi che vanno storti.
Poi alla fine lei. Bellissima. Immobile. Pacifica
Sei l’amore che mi sgranula, e tra le sue braccia mi contiene
Sei l’amore che vola leggero-vento sul mare, e poi bussa alla mia porta
Sei l’amore che scruta gli spazi interni di Silos sovietici, e cosi’ riaccende i miei corridori bui
Sei l’arcobaleno che apre le finestre al mattino, mentre mi rialzo dall’ultimo acquazzone
Sei l’uomo che si posa sul mio respiro, e mo riconsegna il silenzio

Come vorrei una tua parola sull´oggi.
probabilmente stringeresti i denti. Con la bile nel cuore e il sangue negli occhi mesti, mi diresti: non ti curar di loro, forza, avanti, tutto passa. La Palestina in un modo o nell´altro presto o tardi sara´ libera. Mentendomi, forse, per farmi felice.
Per te che hai disertato guerre e servizi militari,
pe te che guardavi con sospetto i potenti con le armi in mano.
Per te che volevi una vita vuota e avresti reaglato una terra di ulivi a un palestinese, se ne avessi trovato uno. Per te che gli alberi li piantavi e gli animali li proteggevi.
per te. Vedere questo scempio di corpi, teste mozzate, adolescenti in brandelli. giornalisti che con dignita´ cercano di trattenere le lacrime, centomila tonnellate di bombe che manco la berlino nazista del 1945, le urla per la fame, le morti per la scabbia, la voglia di morire dei bambini, la costante messa in stato d´accusa degli uomini-padri, gli ulivi, di nuovo loro, ottomila, sradicati. Forse sei dovuto andare via da qui prima. Per tempo. Per risparmiarti il genocidio. Altrimenti si, saresti morto di crepacuore.
Mi vorrai, quando mi vorrai.
Nello sciabordio di pietre laviche intarsiate di gemme, su spianate di pomice da dove orizzonti metallici, lattiginosi carta di zucchero, molteplici, si fondono.
Non sono riuscita a dire neanche una frase come andava detta.
Con te al mio fianco, il tuo odore, il letto, miincartoemiincartoemiincarto
I do love you in questa estata freddissima. E di nuovo: miincartoemiicartoemiincarto.
Fame di tregua
Fame di silenzio
Fame di invisibilita’
Sparire non-sparire
Esistere in quanto pelle respiro cuore
Sentire non-fare
Sentire non-giostrare
Sentire non-pensare
Esistere in quanto pelle respiro battito
Vuota di rumore
Piena di presenza
Io Regina dell‘assenza

(According to your narrative
According to your narrative
No: According to YOUR narrative)
La grana del mondo globale si scioglie
Trattati infranti,
cerimonie nunziali nascoste.
Scuole sorrisi e stragi,
corpi appesi alle macerie del palazzo bombardato.
(According to your narrative
According to your narrative
No: According to YOUR narrative)
La grana del mondo globale si scioglie
Una sera d’estate
Nel vecchio aeroporto della città spezzata
L’anima tagliata in due mille kalpa fa,
Trovo’ l’altra se stessa.
Da quell’istante
Le mani danzanti cominciarono a cercarsi,
Si aziono’ il codice della parola verbalizzata,
Che condusse gli amanti a generare albe e poesie
Poi venne la primavera
E la sete si fece talmente profonda
Da costringere le due bocche
A diventare sorgente.
Cavità ascellari si trasformarono in rifugi antiatomici
Lenzuola di cieli stellati si fecero sudari
Letti sospesi subirono metamorfosi,
Scoprendosi nuvole (7).
Tra cicatrici, AGERE CONTRA, e sorrisi
Le due parti dell’anima,
Che pure erano state brave a imparare a bastarsi da sole,
una volta trovatesi, nessuno spazio tra loro fu più possibile
Così mano nella mano, fino all’ultimo giorno
Verso pontili di cave di pomice,
Alla scoperta di vulcani e carceri di resistenza,
Crebbero le mezze anime, in marinai di buona speranza

Gli amanti non ancora amati,
amandosi profondamente
per tre mesi con migliaia di parole,
Attraverso oceani porti dune e redazioni,
Stavano per incontrarsi.

Ognuno con i suoi tempi
Con la sua storia
A riappropriarsi dei mezzi di produzione di massa
Ballando al Kitkat
Ore di parole che sembrano non bastare mai.
La sostanza di un sentire rannuvolato nel nostro tatto.
Eccoci arrivati alla settimana degli abbracci.
Portami, o nave dell’alba, al più presto i suoi occhi
Stiamo. Finalmente l´un sull´altro distesi,
Con i corpi in silenzio. Pure le apnee e le guerre rimarranno sospese.

Tra un risveglio e un altro,
nelle immense notti medievali
I baci saranno così numerosi,
da farci stancare.