Berlino

Concrete 1 9 3 5

Intendevo cemento 1 9 3 8

Duro come la testa dei tedeschi 1 9 4 2

Eri cosi‘ bella quando eri mezza socialista 1 9 3 5

Se solo il mondo vedesse cosa sei diventata 1 9 3 8

Mi togli il sonno 1 9 4 2

Vedo nei tiggi‘ la morte di tutti 1 9 3 5

Divento travaglio assetato 1 9 3 8

Da quasi un anno sei il mio angolo di gioia 1 9 4 2

Io e te Michele. La storia

Metropolitana spirituale

Se mi guardassi per bene, vedresti che la pelle che indosso e‘ trasparente. Consumata da mezzo secolo di guerre

Raggrinzita rattopatta insottilita a furia di difendermi dagli abissi di quel mare che tu veleggi sopra, al sole, senza crema solare

Ti prego: sali nella mia metropolitana spirituale. diventiamo barca e pesce della stessa città. Andiamo a trovare infermi, siti archeologici, saune e mendicanti.

To the end of the world

Voglio darti un consiglio:

quando ti sale il sangue alla testa, meglio non alzare gli occhi al cielo.

E se anche avrai la sensazione di conoscere tutta la simbologia verticale e orizzontale, del vivere,

E se anche avrai l’impressione di sentire il mondo dall’altra parte (sbirciando tra le dita delle mani),

Sarai condannato a VEDERE solo un lato della luna. Quello invecchiato. Quello stanco, rugoso e butterato.

Finirai per pronunciare frasi epistemiologiche false, mentre andrai in pezzi, diventando tu anche polvere e sporcizia.

E di quella biancheria di pizzo, comprata per le occasioni speciali, ce ne ricorderemo solo nei periodi ipotetici del terzo tipo.

(Rielaborazione poetica de La citta’ e le sue mura incerte ai tempi del genocidio)

Menopausa

Non tornano i conti su niente:

Guerre lampo che durano decenni,

Surriscaldamento terrestre e primavere illusorie,

Tutti attenti alle emissioni eh! Che‘ vi facciamo saltare gasdotti, metaniere e compressori!

Benvenuti nella mia menopausa:

Ormoni ballistici ipersonici impazziti.

14 14 14

Vedi i vantaggi.

Se sei gia‘ rotto, non ti rompi mai.

No identita‘. No gruppi di apparteneza.

Zero lirica. Al massimo centri sociali e scarafaggi.

Pinguini

Affondo in te
pure se non so di cosa siamo fatti.
Il sole, lo zenit, il vento, le rivoluzioni.
Ti aspetto. Ci provo. Contenta. Di nuovo.

Mi chiedo (ti chiedo): di che colore e´ fatto lo smalto revisionista?
Mi chiedo (ti chiedo): fino a che punto siamo consapevoli
che il cuore nnon sbaglia mai e quello che vuole, ama?

A Silvio (o meglio: alla presa di coscienza della pedita del collettivo)

Ancora una volta vorrei raccontare
di energie cosmiche sprigionate da gemme d´acqua in volo
a raso cristallo sulla pelle del mare,
dello scricchiolio croccante del prato ghiacciato tra i monti,
calpestato dai piedi nudi di bimbo.

Invece.

Invece eccomi di nuovo inebetita in perenne scroll
a fissare lo schermo pieno zeppo di storie, tutte sbagliate.
Gratto con le unghia le pareti del mio dentro: e´ tornata la Gestapo.
A sentire gli ebbri oligarchi contemporanei, russi, cinesi, americani
mi e´venuta l´emicrania.
Folle sempre piu´inermi e rabbiose, in assenza di colletivo, non sanno piu´fare le rivoluzioni.

E noi. E noi. E noi. In apnea, a chiamre il 118 con la forza del pensiero.

Avvento 25

Finalmente il silenzio

lo schermo nero

Speranza di neve quasi zero

I mal di testa continui

il prurito addosso

Dicono che per i nostri figli questa e’ l’era della riscossa

Oh julia, se fossi stata madre

Avresti potuto mostrarmi

Come sbagliare dentro al nostro bel quadro

O c’e’ goia (istante) O futuro (latente)

Con l’apnea insopportabile di amiche che muoiono

Resta il conflitto. Resta la rabbia.

Una parola sbagliata. E una sorella mancata.

Non vedo la luce.

E’ dicembre a Berlino

Non c’e’ nessuna luce

Brigatiste

Ci hanno tappato la bocca per due anni,

Per due anni ci hanno detto che avevamo torto

schiumavamo dentro

E tweet e urla e retweet e pianti

E nulla di fatto. E avevamo torto noi. Tenete quelle bocche chiuse antisemite fastidiose, de che te lamenti.

E oggi come un‘onda arrivano le storie vere. Inascoltate, sporche, si infiltrano come l‘acqua, dappertutto. Fanno gonfiare mura, pareti, solai, fino a farli scoppiare.

Ma i morti sono morti. Gli amputati amputati.

E noi osservatrici speciali, brigatiste senza ali, non sappiamo piu‘ per chi vivere. Per noi. Per loro.

Alcune, in questa ricerca, si sono perse

D-day

La morte che si avvicina

E‘ un avvicendarsi di una catena di eventi che vanno storti.

Poi alla fine lei. Bellissima. Immobile. Pacifica