Hoppipolla

Era la sera del 2 settembre 2012. Ero in quella che e’ stata la mia casa per qualche mese, una mansarda in via Cavour 32, Fondi. Qualcuno a diverse centinaia di chilometri da me si stava godendo nel castello scaligero di Verona i Sigur Ros, nel tour di promozione di Valtari, forse il loro mio album preferito. Io avevo rivenduto il biglietto del concerto, perche’ di li’ a qualche giorno sarei partita per la mia ennesima destinazione, senza sapere che poi sarebbe diventata la mia casa, la mia citta’, la mia sosta piu’ lunga: Berlino. Sicura che a Berlino i Sigur Ros li avrei visti mille volte. Che ti preoccupi Vita. Mi consolavo col cuore spezzato.

Partivo spettinata disordinata innamorata di due uomini (Tajani!) rientrata da New York per una grave infezione all’intestino. Avevo 33 anni. Nel mezzo del cammin di nostra vita. Quando ne avevo 17 mi lessero la mano e mi dissero che a meta’ della mia vita sarei morta e risorta. Be’ quella sera di fine estate in mansarda fumando e bevendo vino o birra, non lo so, pensavo alla fortunata a Verona che era al concerto dei Sigur Ros al posto mio. Io che in quei giorni ero molto morta e tutt’altro che risorta. Varuo. Una cascata grande come il Niagara, o un alba gigante quanto un deserto. E i Sigur Ros senza saperlo stavano per diventare la colonna sonora della seconda parte della mia vita, quella ancora da risorgere.

Allora potevo essere tutto: giornalista, poeta, pittrice, allora volevo essere tutto: italiana, tedesca, irlandese, isalndese. Quello che ignoravo e’ che sarebbe stato l’ultimo tempo spensirato con mio padre, l’ultima passeggiata in spiaggia, l’ultimo tramonto assieme, l’ultima conchiglia. Poi si sarebbe ammalato e se ne sarebbe andato. Puff. Come un fiato dei Sigur Ros.

Sono risorta? sono risorta. Ed e’ cominciata la seconda meta’ del vivere, fatta di nuovi amori, profonde amicizie, pesanti perdite, due figli. A Berlino! E indovinate un po’? Non e’ vero che a vedere i Sigur Ros ci sono stata mille volte. Ho dovuto aspettare 14 anni. 14 anni e 19 giorni stasera. Per saltare di nuovo da una pozzanghera all’altra.

Andare

Perugia: sto per tornare.

(Ho nascosto i capelli bianchi con acqua di rame)

Prego meno, bevo niente,

(Sembro quasi esperta di Germania e frequenze)

Ma salire in macchina, girare la chiave, motore brum brum andare

Mi fa tremare

Andare (come cadere), andare (come smettere di respirare), andare (come lasciare), andare (come restare)

E l‘amore l‘amore l‘amore – Non basta non basta non basta

Oggi vedo le scottature incise sulla tua pelle

Non e‘ il sole, ma il vuoto di mani mai arrivate

Berlino

Concrete 1 9 3 5

Intendevo cemento 1 9 3 8

Duro come la testa dei tedeschi 1 9 4 2

Eri cosi‘ bella quando eri mezza socialista 1 9 3 5

Se solo il mondo vedesse cosa sei diventata 1 9 3 8

Mi togli il sonno 1 9 4 2

Vedo nei tiggi‘ la morte di tutti 1 9 3 5

Divento travaglio assetato 1 9 3 8

Da quasi un anno sei il mio angolo di gioia 1 9 4 2

Io e te Michele. La storia

Metropolitana spirituale

Se mi guardassi per bene, vedresti che la pelle che indosso e‘ trasparente. Consumata da mezzo secolo di guerre

Raggrinzita rattopatta insottilita a furia di difendermi dagli abissi di quel mare che tu veleggi sopra, al sole, senza crema solare

Ti prego: sali nella mia metropolitana spirituale. diventiamo barca e pesce della stessa città. Andiamo a trovare infermi, siti archeologici, saune e mendicanti.

To the end of the world

Voglio darti un consiglio:

quando ti sale il sangue alla testa, meglio non alzare gli occhi al cielo.

E se anche avrai la sensazione di conoscere tutta la simbologia verticale e orizzontale, del vivere,

E se anche avrai l’impressione di sentire il mondo dall’altra parte (sbirciando tra le dita delle mani),

Sarai condannato a VEDERE solo un lato della luna. Quello invecchiato. Quello stanco, rugoso e butterato.

Finirai per pronunciare frasi epistemiologiche false, mentre andrai in pezzi, diventando tu anche polvere e sporcizia.

E di quella biancheria di pizzo, comprata per le occasioni speciali, ce ne ricorderemo solo nei periodi ipotetici del terzo tipo.

(Rielaborazione poetica de La citta’ e le sue mura incerte ai tempi del genocidio)

Menopausa

Non tornano i conti su niente:

Guerre lampo che durano decenni,

Surriscaldamento terrestre e primavere illusorie,

Tutti attenti alle emissioni eh! Che‘ vi facciamo saltare gasdotti, metaniere e compressori!

Benvenuti nella mia menopausa:

Ormoni ballistici ipersonici impazziti.

14 14 14

Vedi i vantaggi.

Se sei gia‘ rotto, non ti rompi mai.

No identita‘. No gruppi di apparteneza.

Zero lirica. Al massimo centri sociali e scarafaggi.

Pinguini

Affondo in te
pure se non so di cosa siamo fatti.
Il sole, lo zenit, il vento, le rivoluzioni.
Ti aspetto. Ci provo. Contenta. Di nuovo.

Mi chiedo (ti chiedo): di che colore e´ fatto lo smalto revisionista?
Mi chiedo (ti chiedo): fino a che punto siamo consapevoli
che il cuore nnon sbaglia mai e quello che vuole, ama?

A Silvio (o meglio: alla presa di coscienza della pedita del collettivo)

Ancora una volta vorrei raccontare
di energie cosmiche sprigionate da gemme d´acqua in volo
a raso cristallo sulla pelle del mare,
dello scricchiolio croccante del prato ghiacciato tra i monti,
calpestato dai piedi nudi di bimbo.

Invece.

Invece eccomi di nuovo inebetita in perenne scroll
a fissare lo schermo pieno zeppo di storie, tutte sbagliate.
Gratto con le unghia le pareti del mio dentro: e´ tornata la Gestapo.
A sentire gli ebbri oligarchi contemporanei, russi, cinesi, americani
mi e´venuta l´emicrania.
Folle sempre piu´inermi e rabbiose, in assenza di colletivo, non sanno piu´fare le rivoluzioni.

E noi. E noi. E noi. In apnea, a chiamre il 118 con la forza del pensiero.

Avvento 25

Finalmente il silenzio

lo schermo nero

Speranza di neve quasi zero

I mal di testa continui

il prurito addosso

Dicono che per i nostri figli questa e’ l’era della riscossa

Oh julia, se fossi stata madre

Avresti potuto mostrarmi

Come sbagliare dentro al nostro bel quadro

O c’e’ goia (istante) O futuro (latente)

Con l’apnea insopportabile di amiche che muoiono

Resta il conflitto. Resta la rabbia.

Una parola sbagliata. E una sorella mancata.

Non vedo la luce.

E’ dicembre a Berlino

Non c’e’ nessuna luce