Il mio primo carnevale

A parte un paio di sandali rossi sporchi di sangue abbandonati all’incrocio tra la mehringdamm e yorckstrasse, da chi, presumibilmente femmina ubriaca felice e danzante, a un certo punto si è tranciata il palmo del piede su una delle migliaia di bottiglie di birra spaccate per strada. Ecco dicevo, a parte questo, il carnevale delle culture ha superato le attese. Di fatto assomiglia a un carnevale di quelli che noi festeggiamo a febbraio-marzo, ma che Berlino per ragioni meteo preferisce posticipare a primavera avanzata. E ieri il sole c’era, il caldo pure. Tutto è andato come doveva andare. A parte l’imbarazzante carretto italiano (Tarantella lucana, mai sentita nominare) questa sfilata di mondi, rassomigliava più all’apertura delle olimpiadi che non all’inizio della Quaresima. Con una differenza: tutto era dannatamente autentitco e proletario. Colombia, Corea, Nigeria, Angola, Portogallo, Brasile, mondo vegan, mondo paleolitico, mondo bambino, mondo teenager, marinai e vallette, prostitute e casalinghe, turchi e italiani, alunni e professori. Tutti assieme senza nessun biglietto da pagare con una birra in una mano e il figlio nell’altra, a ballare felici tra Hermann Platz e Yorkstrasse. Migliaia e migliaia di persone senza l’ombra di un poliziotto. Das ist so Berlin.

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