Quel genietto di Mark Mayer, @Fellini Gallery


Mi sono perdutamente innamorata di Mark Mayer. Austriaco, classe 1983, sparge colore e senso estetico che ti entra dritto in pancia. Dai suoi lavori si capisce subito che ha lavorato per strada – street art, intendo – per una dozzina di anni. E che ha dosato sapientemente acrilico, grafite, ritagli di giornali, olio e pezzi di legno, citando spesso i grandi maestri del calibro di Michelangelo e Klimt. E’ ancora acerbo il ragazzo. Ma ne sa.

Si è divertito a decorare parcheggi, muri di Berlino – dove vive lui – Platz der Luftbruke – dove vivo io – stazioni della metropolitana. Gli piace parlare di uomo e donna, di femminile e maschile, di Ying e Yang, di unione e separazione. E’ esposto, right now, alla Fellini Gallery, piena Kreuzberg, Berlino. Due parole al volo sulla galleria: quella berlinese è l’unica filiale europea di un centro di arte contemporanea che ha come base Shanghai. Porta nel vecchio continente molti asiatici. Va da sé che al capo, la Dolce Vita è piaciuta un sacco.

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