Ecco come si distorce un fiore

L’artista è tedesco. Si chiama Hansjoerg Dobliar ed è originario di Ulm, sud Germania, dalle parti del lago di Cosanza. E’ nato nel 1970 e ha studiato arte a Monaco. E’ ben conosciuto tra Dusseldorf, Zurigo, Amsterdam, Roma e ovviamente Berlino. Ma ora plana di là, nella grande mela (Johannes Vogt Gallery, Chelsea), per la sua prima personale dal titolo Hysterie Und Abstraktion, che prende il via il prossimo 3 maggio. Presenterà diversi nuovi lavori. Tipo questo fiore distorto, isterico, astratto e fosforescente. Come solo un tedesco sapeva rappresentare. Continua a leggere Ecco come si distorce un fiore

Non c’è pace dopo la guerra, secondo Omer Fast

continuity
La sua storia è un loop. O meglio: le sue storie sono dei loop dove le vite dei singoli individui si intrecciano al vortice ciclico dell’esistenza collettiva. Mi spiego con parole più semplici. C’è un tale Omer Fast, videoartista nato a Gerusalemme nel 1972 di base a Berlino, icona di dOCUMENTA(13) già conclamato dal Withney Museum di New York, dalla Caxia a Barcellona, Toronto, Boston, Londra und so weiter, che sta esponendo il suo ultimo lavoro, Continuity, 2012, e la sua opera più nota, 5000 is the Best, 2011, alla Arratia Beer gallery di Berlino. Merhingdamm 55, nel Sarotti Hoefe, che è riuscito con storie semplici ad andare dritto al cuore del problema. Il senso della vita. Di alcune vite, almeno.
Chi segue la Crisalide sa che non amo l’arte politicizzata – anche se come mi faceva riflettere un’altra giovane artista israeliana di cui parlerò presto (super charming Youvalle Levy), c’è bisogno anche di quella – e temevo, prima di recarmi sulla Merhingdamm lo scorso 22 gennaio, che mi sarebbe toccato un polpettone ebraico collegato alla questione palestinese. Di guerra si parla, sia in Continuity sia in 5000 is the Best. Della guerra in Afghanistan nel primo caso, del continuo bombardamento dei droni americani in Pakistan nel secondo.
Ma capire il contesto è stata l’ultima delle illuminazioni. Omer racconta l’uomo nel pieno del suo disordine mentale. Chiaro nessuno è normale e tutti siamo matti a modo nostro. Ma lui va ad indagare cosa succede quando nella routine quotidiana, mentre tutti si arrabattano per conservare l’equilibrio, torna un pezzo del puzzle che nel frattempo se ne andato a sparare ai Mujaheddin di Herat (o Kabul, non è dato sapere) o ai colleghi di Islamabad.

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O’ Gerhy the Fish: from OC to Paris, via Gagosian

Few words. The first Frank Gehry’s Fish lamps exhibition is ready to depart. Beverly Hills and Paris @ Gagosian Gallery from 11th Jan to 9th March. (Gehry the one who designed Guggenheim in Bilbao, yes that one). California is not so far. I mean, for someone, at least. The other half of the world can just get to the Seine. Continua a leggere O’ Gerhy the Fish: from OC to Paris, via Gagosian

The best text ever

“If I’ll be the cure, will you be my disease?” If I will find another man fool enought to merry me, at least he has to tell me something like this. The sentence is the catch-phrase of the “the superficial assence of the deep apparence”, the first Solo exhibitions of “La pizzeria”, an established italian artist’s collective in Berlin, which took place last Saturday @ Urban Spree gallery, Warschauer. Continua a leggere The best text ever

Amazing toilet paper art!

No way: this man is a genius! He is Sakir Gökçebağ, born in 1965 in Turkey, resident in Hamburg, celebrated in Berlin by Tanas Gallery – Heidestraße 50 – with a Solo exhibition which starts in one month and terminates next February.  His artworks are astounding objects, sculptures, collages, and photographs. Using simple media and banal appliances of daily use such as brooms, shoes, umbrellas, cutlery, wire, and yes, hundred of rolls of toilet paper. So he does not use noble materials of his predecessors in art history like marble and bronze, but happily enjoys the humble offers of everyday life.

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Too much information produces misinterpretation (Kožul@Zagreb)

Kristian Kožul is supposed to be the preminent artist of Croatian art-scene. I may agree with that: Croatia is non so big – or influent – comparing with the entire universe. A part from that, I was very impress by this picture which represents, basically, the the fragmented and oversaturated stage of the artist. Unuseless ornaments, bizarre details, redundant forms. Too much information, a lot of misinterpretations, with is the title of the Solo exhibition. Kožul was born in 1975 in Munich, Germany. He studied at the Academy of Fine Arts in Zagreb and at the Arts Academy in Dusseldorf. … Continua a leggere Too much information produces misinterpretation (Kožul@Zagreb)

Franziska Strauss: Grazia e movimento in un unico clic


SI possono amare tante cose. Si possono amare la spigolosità e la grazia dei movimenti di Pina Bausch. Si possono amare le fotografie leggermente fuori fuoco di Frank Capa. Si possono amare le linee scattanti del futurismo italiano. Oppure si possono amare tutte e tre le cose.
Una sintesi perfetta di grazia, velocità e fuori fuoco la fa Franziska Strauss, una rivelazione per Berlino. Una rivelazione nel mondo della fotografia. Una rivelazione per l’arte contemporanea. Franziska è piccola piccola piccola: nasce nel 1984 a Cottbus cittadina alle spalle di Postdam nell’area di Brandeburgo. Come molte bimbe incantevoli, studia le tecniche della danza classica. Ma poi quando diventa grande appende tutù e scalette al chiodo per dedicarsi alla contemporanea. Nel corso degli anni si deve essere innamorata non solo delle sensazioni fisiche che la danza produce in chi la produce, ma anche del brivido di chi la riceve. Così ha imparato a osservare attraverso il movimento del corpo attraverso la lente. E si è messa a studiare fotografia prima a Chicago e poi New York. E un giorno, per scherzo o sul serio, ha cominciato a fotografare le sue amiche in sala prove.
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