
Se il cuore è il cervello,
e mi hanno rubato il cuore,
sono rimasta senza cervello?
Se il cervello è malato,
e mi hanno rubato il cervello,
sono di nuovo sana?
Se smetti di bere, fumare e drogarti,
cosa ce ne facciamo di tutti quei motivi?

Se il cuore è il cervello,
e mi hanno rubato il cuore,
sono rimasta senza cervello?
Se il cervello è malato,
e mi hanno rubato il cervello,
sono di nuovo sana?
Se smetti di bere, fumare e drogarti,
cosa ce ne facciamo di tutti quei motivi?
A guardare la sfera,
lucente, del mondo,
che si espande.
Su lontano nel cielo,
senza notte,
un buio di stelle.
A contare galassie,
anni luce, a spirale,
nella nebbia.
A cercare l’acqua,
fare l’amore, al sicuro
nelle lenzuola.
A sognare Nettuno,
di blu metano,
le sue tempeste.
Ripararsi dal sole,
all’ombra,
degli anelli di Saturno.

Io dico ti amo
Tu dici ti amo
Noi pensiamo allo stesso istante ti amo
Entrambi due universi completamente diversi

L’amore di parole.
L’amore di rose di aria di cartone.
L’amore di sospiri passeggiate e libri aperti.
L’amore di abbracci ai semafori aspettando il verde.
L’amore e non dormire, sempre vestiti da toccare.
L’amore che pesa niente che dopo un po’ si fa sangue.
L’amore sopravvalutato che dopo un po’ ha un suo cuore.
L’amore fino alla nausea e intanto cresce un corpo nuovo.
L’amore di solitudini nel toccarsi e dopo un po’ quel corpo rompe le acque.
L’amore di latte di lacrime e notti insonni.
L’amore che aumenta di peso. Parole rose e poesie, ora pero’, solo un ricordo.

Non c’era bisogno di tornare con la mente indietro a quel giorno nel parco,
quando due corpi intrecciati in un solo maglione, giocavamo a fare la guerra.
Quando passeggiando sulla spiaggia di notte d’inverno, salutavamo mio padre.
Quando raccogliendo foglie e contando conchiglie, sfioravamo l’erba del prato del grande areoporto.
Quando non baciandosi mai quella prima volta, scrivavamo di un re e una regina molto poveri a ogni alba a ogni tramonto di ogni giorno
Quando tenersi abbracciati, significava tenersi assieme. Ciascuno per se’. Un giorno per volta.
Poi una cellula nuova.
Poi due.
Poi un figlio.
E quando il corpo si sdoppia, il cordone reciso, gli amanti si perdono.
E resta solo un ricordo. Vuoto. Del tutto disfunzionale.

Cosi’ e’ successo anche a me. che sto a notte fonda sveglia innamorata persa ad ascoltate i mugolii da uccello del mio angelo Isaiah Giuseppe. e’ nato cinqie settimane e cinque giorni fa. spinto da un’energia animale che non sapevo di avere. e cosi, dopo poco, gia’ riconosco la sua anima, i suoi sguardi, le sue parole. la sua fame la sete, il mistero i sospetti e i versetti. ti porto presto a Venezia mio amore.

Ti fa paura la forza
la libertà la gravità
Così ti copro di blu
di rosso
di incanto
Cuore che batte
treno che corre
cuscino ti avvolge
Finalmente riesci a vedere
finalmente riesci a dormire
l’universo continua a morire
Con questi occhi che guardano il niente.
Tu narciso che la insegui, cosa ti aspetti?
Tic tac tic tac lui bussa.
Lui è uomo.
La plastica delle emozioni.
E’ plastica la risata.
Oggetti. Solo Oggetti.
Da mostrare.
E pensare che tu la viola non la sai neppure suonare



