La morte non si racconta. La morte si fa

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Proprio non lo sapevo che Madonna avesse usato nel 2006 Between the Bars di Elliott Smith per una sua performace. La performance è discutibile. La musica no. Elliott Smith è morto suicida a 34 anni, due mesi e due settimane e un giorno, nel 2003. Credo si sia sparato un colpo in bocca. C’è chi dice che l’ha fatto perché non riusciva a guardarsi allo specchio, tanto era brutto. Io non l’ho mai trovato un cesso atomico, ma il punto è un altro. E morto che aveva già composto un centinaio di belle canzoni, pubblicato otto album, scritto almeno una decina di capolavori. E’ rimasto sempre nelle retrovie, non aveva i capelli biondi, non ha mai parlato con un giornalista, in turneé ci andava mal volentieri. In Italia lo conosciamo in tre. Ma scriveva e scriveva tanto, gobbo sulla sua chitarra. E pure se non era ‘sto Brad Pitt, aveva una voce da fare invidia a tanti buddisti praticanti di Neukölln. Ne approfitto per una nota di carattere personale. Se uno vuole uccidersi, lo fa e basta. Non venitemi a scassare le palle che volete morire. E allora vi tagliate la pelle, ma giusto un po’, e mi raccontate di volervi lanciare dal balcone di notte, che magari il lavoro non vi piace o che la fidanzata esce con un altro. Tutte stronzate. La morte non si racconta. La morte si fa. E non sto a giudicarvi. Fatelo, se proprio. Ma non venitemi a chiedervi di stringervi la mano mentre lo fate, o di affilarvi il coltello da taglio. Ho altro da fare. Tipo ascoltare Waltz 2.

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