Sferraglio io dentro,
Più del tram dell’est
Un uccello dí domande
Che vola su i seni esausti
un tempo bolle di nutrimento
Ora che sei quasi dall’altra parte del mondo,
Tocco.
E così senza nessun preavviso, manchi
Sferraglio io dentro,
Più del tram dell’est
Un uccello dí domande
Che vola su i seni esausti
un tempo bolle di nutrimento
Ora che sei quasi dall’altra parte del mondo,
Tocco.
E così senza nessun preavviso, manchi
Inanellare parole
In giornate piene di neve
La via di uscita perfetta
All’assenza di termosifone

Mi ricordo quella mattina del 26 dicembre. Il mare era strano
Sembrava uno di quei sogni che ci sveglia per dirci di ricordare
Fraintendimento
Samrginatura piu´che svirgolatura, nessuna rottura, nessun fondale
nessuna matematica somatica il mio corpo vuoto diventava
Onde, vento e mancanza di senso
Io che con quel che sono c´entro ben poco
Vivevo spezzata attraversando treni, solstizi, massacri e mal di gola
ctrl + invio = terza guerra mondiale
Congratulazioni a me
Per non aver mai preso in considerazione l´ idea di diventare adulta
(Via scarpe, calzini e mutande: accesso simultaneo base 10)
Il male assorbito che si reincarna
Fate largo all´Anticristo-Israele e ai suoi discepoli. In quella fottura terra santa
Profumo di limoni
Mi sento in pace solo con te. Sempre che pace sia la parola giusta
Giusto quanto basta per arrivare a sera
Passeggera 20 24
You cannot say to the sun, more sun
To the rain less rain

Un vortice frenetico. Zampe, antenne, ali impazzite da non riuscire a vederti a fuoco. Solo un filtro giallo-nero. Tu ape amica mia schiantata sul prato.
Non puoi più volare, te ne stai su un fianco agonizzi col corpo circonferenze. Il tuo ventre è l’ago di un compasso cui è stato tolto un pezzo.
Ed eccole di ritorno le squadriste assassine. Vespe ingorde uno, vespe ingorde due, vespe ingorde tre. Non si saziano mai.
L’estate è di quelle corte. Le provviste son finite. Le pance ancora vuote. Le predatrici pattugliano come soldatesse di fantascienza, un parco a Berlino pieno di nulla. Annusano. Avide. Tornano da te.
Si accalcano. Ti accerchiano. E’ una lotta disperata. Provi con tutte le sue forze a tenerti assieme, a scappare, a non morire. Le squadriste ti staccano la testa, il torace, l’addome.
E come una molla dal palco dell’orrore, si lanciano in alto veloci. Verso il cielo. Col ghigno, ognuna tra le fauci un terzo di te. Un pasto. Amica smembrata. Di testa privata.
E il pensiero va ai corpi senza testa, alle bracci senza busto, ai crani cavi, a Gaza.
Press pass, elmetti, tende: carta velina sotto quintali di tritolo. Nel mirino delle vespe targate Israele. Maciullate, dice il capo. Nella speranza di normalizzare il delitto. Con la arroganza di avere sempre ragione.
Con quel volto velluto di madre
non saresti mai dovuta invecchiare
eterno placido il tuo non_sorriso,
su te che hai sradicato indirizzi
tenute appese al seno bambine suicide
vesti ancora un cuore infante
con quegli occhi piccoli
che avrebbero tutto il diritto di essere tristi
strofini dentro e fuori il mondo, ormai privo di lui,
tonnellate di candeggina.
Disinfettare, la tua strategia.
Ti tieni assieme, sola, nelle tue minigonne
con stregonerie che ti arruffano i capelli
Ti tieni assieme, sorda, nelle tue madonne
sprofondata nello zapping-tuo pane quotidiano

C’avete presente le salviettine monouso per pulirsi gli occhiali?
Be´ questa ci somiglia
E’ imbevuta di un alcol dall’odore strano.
Sarebbe dovuta servire a disinfettare la pelle
prima di una puntura qualsiasi
E invece la maestra nel mezzo dell’ora di religione
l’ha usata per filtrare l’aria in entrata nelle narici
ormai impregnata di gas
C’avete presente le biglie trasparenti con dentro quelle vele di colore?
Ce ne erano di mille lasciate li´ a rallegrare i canali di scolo nel campo.
Ce ne erano di mille non raccolte per la fretta di scappare via dalla rappresaglia
Ogni volta che il soldato nemico tuonava vicino
(agli spari ci si abitua, al caldo no e fa un caldo asfissiante)
bambini sporchi e coraggiosi, professionisti del bigiare
urlando adrenalina, li scagliavano le biglie. Poi silenzio. Tempo sospeso. Freeze.
E poi di nuovo a correre
a nascondersi
nei vicoli di quella non-città
priva di acqua e di elettricità
(Ed era il 14 luglio 2014)

E’ tempo buono per gli attacchi aerei
lasciate in pace i little people.
E’ tempo buono per gli attacchi aerei
il gasometro di Schoeneberg segna le sei.
E’ tempo buono per gli attacchi aerei
dicono che il tipo che si è lanciato dalla Rocca Paolina sia morto.
E’ tempo buono per gli attacchi aerei
mi è arrivata un’altra lettera da Equitalia.
E’ tempo buono per gli attacchi aerei
la polizia di Kreuzberg pesta meglio la mattina
E’ tempo buono per gli attacchi aerei
Israele la mani a posto non le sa tenere,
E’ tempo buono per gli attacchi aerei
non prendermi in giro per il mio accento moldavo.
E’ tempo buono per gli attacchi aerei
tu domani ricordati di andare a scuola.


Ci siamo di nuovo. E‘ quattordici gennaio per l‘ottava volta consecutiva senza te papà. Che sembra ieri, o sembra mille anni fa, che agonizzavi in quel letto troppo grande, per te che ormai eri diventato così piccolo.
E certo che sono stata un‘orfana fortunata io in questi otto anni, bambini, case, caldo, coccole, amore, occhi illuminati di gioia un sacco di volte. sempre mi è sembrato tuttavia che mi mancasse un arto. E certo che si può vivere pure da amputati. Si vive: trapano muri, faccio traslochi, cambio lampadine, puliscono il filtro alla lavatrice, microfoni cavi HDMI, tutto spazio senza poterti chiamare mai. Mai.
Scopro nuovi difetti dei tedeschi, scovo tubi catodici abbandonati per strada, prendo in giro gli svizzeri, senza poterti chiamare mai. Mai.
Mi sveglio tutte le mattine da otto anni e il primo pensiero è: nocazzoe‘morto. Ficco la testa sotto al cuscino, mi do una scossa, e a muso imbronciato mi faccio un tè. Non fumo più non bevo più. Mi sono venute le rughe. Due figli, i capelli sempre quelli con qualche filo bianco. ancora vegetariana, quanto ti ho fatto arrabbiare. Mi fa sempre ancora un po‘ male la pancia.
E via si va avanti un altro giorno. Avevi ragione col fatto che prima poi ci sommerge uno tsunami e buonanotte ai suonatori. E menomale che mi hai insegnato ad adattarmi e a godermi la vita con poco.
Senza te si vive ancora meglio giorno per giorno. Ormai non ho più scuse.
Qualcuno in questa tempesta
Doveva rimetterci la pelle
“La velocita’ si mangia tutto
come quando le fotografie vengono mosse”
R.C.
Mamma dammi un telescopio perché voglio ascoltarmi il cuore, dice lei.
Io le sorrido, a fatica. Scompaio sotto le coperte. Immagino laghi e soli. Sola.
Mentre fuori si raggruppano dense nubi grigie di no. Piovono tutto il disappunto d‘aprile.
Disappunto antifascista di chi da decenni non da’ cenno di trovare lavoro.