Nicole Renaud, gitana dalla luna

Domani sera al théâtre du temps di Parigi, andrà in scena ‘Couleurs’, di Nicole Renaud. Si direbbe un concerto, di quelli di un’artista di piano bar, arrivata, per merito o per fortuna, a solcare i teatri della metà del mondo che conta. Lo spettacolo sembra arrivare da un altro tempo, la voce soprano di Nicole sembra arrivare da un altro pianeta.


Questa è una storia un po’ americana, un po’ francese, un po’ napoletana. Nicole è una gitana nata in Francia. Ha una voce bianca come il vento. E come il vento gira il mondo con addosso il suo lincordian, una fisarmonica trasparente che si illumina durante le performance. Lo strumento glielo ha realizzato l’artista ingenere inglese, Paul Etienne Lincoln, e lui – lo strumento – è bello almeno quanto i vestiti che indossa.  La fisarmonica produce luce, i vestiti la riflettono. E a sparargli addosso i fotocolori, ci pensa Jacques Perdigues, quello che portò l’incesto in scena al Theatrelab (New York) qualche mese fa.
Come una Mina del 21esimo secolo, Nicole reinterpreta un repertorio di musiche di diverse terre – Francia, Italia, Germania, Regno Unito  – composizioni originali o pasticciate tra canti troubadour (i canzonieri occitani, da cui il nome del famoso Nithclub di Hollywood, arie barocche, chanson francesi e melodie ambient.

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Rudavsky come Méliès: se l’eclettismo funziona

Non troppe ore fa ho visto l’ultimo film di Martin Scorsese Hugo Cabret: bei colori bella la stazione di Montparnasse e ovviamente bellissima Parigi.
Se c’è lei tutto attorno il film viene bene comunque pure se, come nella fattispecie, la favola è un po’ noiosa. Un altro elemento a favore, Hugo Cabret, ce lo aveva.
Sono stata costretta a ricordare un uomo che ha fatto la storia del cinema che io avevo completamente dimenticato: monsieur Maries-Georges-Jean Méliès, o George Méliès e basta.

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