Liverpool, la sovversiva

La latrina capovolta di Duchamp @ Tate, Liverpool

E pensare che mi avevano detto che la succursale della Tate a Liverpool era una merda. Tutte balle. Per una città come Liverpool, che si porta addosso già un fardello artistico importante, parlo dei Beatles, è un bell’onore fregiarsi le docks (strutture più o meno simili ai magazzini del sale di Genova) con un Pollock, Magritte o Warhol.
Il museo di arte contemporanea cittadino infatti è un bel bigami di arte contemporanea.
Soprattutto se devi spiegarla in pillole a un centinaio di 17enni italiani di buona famiglia che, non certo per colpa loro, arrivano a studiare la storia dell’arte fino a Raffaello. Se va bene Tiziano.
A Liverpool, tanto per cominciare c’è la natività della contemporary arts, quella latrina capovolta da Duchamp e firmata da un falso Mutt (pseudonimo del genio francese) che lui titolerà “Fontana”. Come ho tentato di spiegare a un gruppetto di bellissimi teenager, dopo quella fontana il mondo non sarà più lo stesso. Non vince il più manierista, il pittore più meticoloso, il fotografo più preciso, lo scultore più realista. Vince il più sovversivo, colui che produrrà qualcosa di visivo degno di essere ricordato, magari ricamandoci sopra anche un paio di valori sociali condivisi.
Continua a leggere “Liverpool, la sovversiva”

Annunci

Lupin ruba (e poi restituisce) il Don Giovanni di Dalì


Hanno rubato un Dalì. Precisamente il Cartel des Don Juan Tenorio, realizzato nel 1949, del valore di 150 mila dollarazzi.
Il Cartel in questione era la locandina (Dalì è quello che ha disegnato l’incarto delle Chupa Chups. Sì, i lecca lecca) di una delle mille riedizioni teatrali del Don Giovanni. Nella fattispecie Dalì prestò la sua sapiente matita all’opera drammaturgica di José Zorilla (1844), quella che ricalca più fedelmente la versione numero uno del Don Giovanni. Ovvero: Il seduttore di Siviglia di Tirso de Molina (1630).
Martedì sera succede che la Venus gallery, Upper east side, Manhattan, New York, era in festa. Immaginate un opening con tanta gente, discreto champagne, finti sorrisi, e molti soldi.
Arsenio Lupin resta a fissare Don Juan Tenorio per un po’. Un po’ troppo, direi. A un certo punto, con leggerezza felina fa scivolare il dipinto nella borsa e, inosservato, se la dà a gambe.
La polizia lo sta cercando, grazie anche a un identikit ricavato dalle immagini delle telecamere e circuito chiuso che si trovano in strada. Il problema è che siccome pare che l’opera fosse patrimonio personale del proprietario della Venus, è probabile che non fosse assicurata. PS Meno di una settimana dopo, il 30 giugno successivo, l’impavido Lupin ha restituito la refurtiva via pacco postale.

La folle gelosia di Gala per Gioconda

Se Salvador Dalì si trovasse a realizzare un film su di sé, lo farebbe surrealista. Eccentrico barocco colorato fantasioso e ovviamente in 3D.
Potrebbe essere difficile distinguere episodi della sua vita realmente accaduti da quelli inventati. E il regista Philippe Mora, rispettando la presunta volontà del pazzo catalano, ha scritto la sceneggiatura di quello che promette di essere il prossimo capolavoro a tre dimensioni, The Surrealist. Ha immaginato, per capirci, che Gala, moglie di Dalì, abbia trascorso una vita intera a dannarsi di gelosia per una relazione presunta, immaginata e platonica, tra il suo uomo e (questa fa ridere) il modello che avrebbe posato per Leonardo da Vinci nella Monna Lisa. Schizofrenia al quadrato.

Continua a leggere “La folle gelosia di Gala per Gioconda”