Come muore il mare

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Galleggia lo specchio
che sta sul mare.
Riflette il sole
che sta nel cielo.
Lava via il sale
dietro le rocce
scavate dal vento.

E qui difatti che il mare si è scavato la tomba
come stabilito cinquemila anni fa dall’alto sentato dei gatti di Jaffa

Guarda che se non odi il prossimo tuo come te stesso muori,
gridava al mercato il venditore ambulante di Gerusalemme

E fu così che non potendo odiare nessuno,
il mare morì sprofondato 450 metri
sotto la terra santa.

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Da Damasco a Tel Aviv, tutti in fuga a Berlino

 

 

homs

Le navi di Stati Uniti e Gran Bretagna stanno avanzando verso la SIria, contro la Siria. Ci scotta la sedia sotto al culo, oder?Siamo tutti consapevoli che è in corso un massacro senza precedenti, che l’Onu ha di nuovo fallito la sua missione di pace, che tra Assad e ribelli non si sa ancora chi c’ha le mani più sporche. Siccome non si può stare a guardare, allora scomodamente (molto scomodamente, per quel che mi riguarda) accettiamo la presunzione anglo-americana, come il minore dei mali.
Homs existiert nicht mehr (guardare foto per credere 😦, mi disse qualche giorno fa un amico di Damasco. E Aleppo, bella Aleppo delle saponette all’olio d’oliva, e già di fatto una città divisa. Non come Berlino con un est e un ovest. Peggio. Con un centro (Assad) e una periferia (i ribelli).
Per questo che oggi nella mia crisalide d’aria che normalmente si occupa solo di cose belle, mentre quel genio di Sebastien Biniek si diverte a dipingere la doppia faccia alla gente di Berlino, volevo dedicare una riflessione a questo vicino oriente che, se non fossi buddista, penserei davvero condannato a qualche maledizione biblica.
Ad Admiral Brücke, in Kreuzberg ho incontrato due ragazzi: Fadi Tabbaa scappa dalla Siria, Danny Melkonovitzky fugge da Tel Aviv.

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