Ciao Carolyn, Berlino ti aspetta

Ricordo perfettamente il giorno in cui ho conosciuto Carolyn Carlson dieci anni fa. Era una calda giornata di luglio a Perugia. Di quelle che per corso Vannucci non ci sta nessuno. Lei era arrivata da Parigi, io le sarò sembrata una stagista universitaria goffa in cerca della sua approvazione. La Dance Gallery mi aveva chiesto di scrivere di lei, lei era una dea già allora. E agli dei le interviste non si fanno. Avevamo visitato assieme la galleria nazionale dell’Umbria. E poi lei senza dire una parola, era scivolata via dal parrucchiere. Lasciandomi a bocca asciutta. D’altronde, l’ho imparato con … Continua a leggere Ciao Carolyn, Berlino ti aspetta

Le case volanti di Laurent Chehere

Mi limiterò a far palrare le immagini. Lui si chiama Laurent Chehere, vive a Parigi, è giovane. E’ un surrealista, presumo che ami sia Salvator Dalì sia Hayao Miyazaki sia Rene Magritte. E’ giovane, esteta alla massima potenza, con idee buone. Forse un po’ modaiolo. Soprattutto quando ritrae neri su sfondo nero, la nebbia, i resti di una centrale nucleare in Romania, le luci a Neon di New York. Però devo ammettere che l’artifizio delle case volanti non è male.

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Rudavsky come Méliès: quando l’eclettismo funziona

Non troppe ore fa ho visto l’ultimo film di Martin Scorsese Hugo Cabret: bei colori bella la stazione di Montparnasse e ovviamente bellissima Parigi.
Se c’è lei tutto attorno il film viene bene comunque pure se, come nella fattispecie, la favola è un po’ noiosa. Un altro elemento a favore, Hugo Cabret, ce lo aveva.
Sono stata costretta a ricordare un uomo che ha fatto la storia del cinema che io avevo completamente dimenticato: monsieur Maries-Georges-Jean Méliès, o George Méliès e basta.

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