Quella volta della zuppa di farro

“Mangia la zuppa di farro, è buona l’ho fatta apposta per te”.
L’ospite meraviglioso
senza dire una parola,
mentre gli occhi affogavano nelle lacrime,
scansò il piatto e scappò in bagno a strapparsi l’utero con le mani.

Da allora sono passati 25 anni.
E’ caduto il muro a Berlino.
La cuoca è diventata anoressica.
L’ospite meraviglioso ha comprato un pappagallo.

Se a loro smetti di dare amore,
mi spiegò l’ospite meraviglioso,
25 anni più tardi, senza più l’utero,
loro tenteranno di uccidersi.

Ciao Carolyn, Berlino ti aspetta

carolyn
Ricordo perfettamente il giorno in cui ho conosciuto Carolyn Carlson dieci anni fa. Era una calda giornata di luglio a Perugia. Di quelle che per corso Vannucci non ci sta nessuno. Lei era arrivata da Parigi, io le sarò sembrata una stagista universitaria goffa in cerca della sua approvazione. La Dance Gallery mi aveva chiesto di scrivere di lei, lei era una dea già allora. E agli dei le interviste non si fanno. Avevamo visitato assieme la galleria nazionale dell’Umbria. E poi lei senza dire una parola, era scivolata via dal parrucchiere. Lasciandomi a bocca asciutta. D’altronde, l’ho imparato con gli anni: c’è poco da usare la voce – rispondere a domanda – quando hai un corpo come il suo, che parla di gesti.
Lo spettacolo che mise in scena al Morlacchi di Perugia si ispirava a Giotto. Quel genio lì, pupilla tanto amata di Alwin Nikolais (padre, se vogliamo della danza contemporanea) aveva scelto nel 2003 di trasformarsi nelle statute di Giotto. Lei stava immobile in piedi su un piedistallo al centro della scena, mentre un proiettore le sparava addosso voluttuose immagini di statue dipinte da Giotto. Le immagini cambiavano e lei era l’anima, l’essenza del movimento, l’essenza della vita.
francesca Woodman
Ma torniamo al presente. Carolyn, ti aspettiamo a Berlino. Tra qualche giorno lei sarà in turneé con uno spettacolo che è una dichiarazione d’amore a tutte le donne. In particolare a una: Francesca Woodman, la fotografa americana innamorata dell’Italia che morì suicidandosi a 22 anni lanciandosi dalla finestra di un palazzo.
La coreografia si intitola Inanna,nome della dea sumera che racchiude un po’ tutte le caratteristiche di Venere e Minerva insieme: il corpo e la mente, la guerra e l’amore, la madre e la seduzione. La vita e la morte.


Con “Inanna” Carolyn Carlson ha creato un patchwork di stili e variazioni. Che danzati diventano un viaggio lirico di scoperta della femminilità attraverso il minimalismo gestuale che è proprio della coreografa. Le sette danzatrici dicono tutto di lei, della donna: pura e libera, pericolosa e giocosa, goffa e preziosa, cade e si rialza, viene sconfitta ma vince. vive ma muore.
Inanna per ora non passerà per Berlino. Lambirà la Germania, a confine con la Francia, patria di elezione di Carolyn. Ma qui vicina a me vive una della sue ancelle, Sara Simeoni, portatrice di grazia e spirito. La dea di Berlino. Che magari ci riesce a convincere la madre spirituale a passarci a trovare.

Land of hope & dreams (the boss)

Ho bisogno di pioggia inglese, di ascoltare l’ultimo album di springsteen un miliardo di volte
Ho bisogno di riprendermi berlino
Di fare foto alle spose e sognare lands of hope and dreams.
Devo cominciare a dare retta ai semafori, a vomitare il glutine, a coltivare il glicine e ammazzare il polline. Devo togliermi gli scarponi, curare le vesciche e smetterla di ridere per un solletico che non esiste.
E’ arrivato il momento di fare i conti con le disarmonie. Accendere il climatizzatore e andare in letargo. Prima pero’ datemi un’ultima sigaretta.