Da Harlem a Neukölln

Fujiama_Heimathafen

Mi sono preparata, tutta bellina, per parlare della Art week a Berlino, che è cominciata in pompa magna martedì scorso sulla Auguststrasse (e finiva tipo oggi), con un carico di caos e noia che non hanno niente da invidiare alla settimana milanese della moda. Il leit-motiv dell’anno era il “Painting forever”. Pittura per sempre, un tentativo di certo nobile, ma forse inutile, di riavvicinare l’arte contemporanea alle tempere, all’olio, alla tela. Alle persone. Come se in effetti quello fosse il miglior modo per raccontare la realtà. Oggi, nel 21esimo secolo, con Facebookl sul cellulare.
Per questo stasera vi parlo di un’esperienza creativa ben più autentica che si è svolta ieri sera all’Heimat Hafen, storico bellissimo teatro della sporca Neukoelln. L’antemprima 2013 del Fujiama nightclub Urban.
Piccola premessa (che spiega anche il senso della parola “Urban”). L’organizzazione Fujiama a Berlino seleziona ogni anno per la sua stagione di spettacoli una serie di artisti di strada o forme creative altenative (di Neukölln) per farci uno spettacolo di Cabaret che poi viene riproposto a scadenza mensile o bimestrale per la stagione invernale dell’Heimat Hafen. Niente a che fare con il bagaglino di Pamela Prati. Questo è un tipo di Cabaret che da un lato è figlio dell’esperienza newyorkese del varietà, dall’altro resta agganciato alla strade.
Spettacoli di questo tipo, escluso a Neukölln – Berlino, forse a Brixton – Londra,  si possono vedere solo ad Harlem, a New York, dove le luci di Manhattan si mischiano alla dura vita del Bronx. Lì altro che rivitalizzare qualcosa che per sua natura è, non voglio dire morta, ma quanto meno statico. La pittura appunto. COme la danza classica. Lì si raccoglie la ragazza che a 17 anni (o meno o più, non ho capito) Sarah Kunz che usa l’Hoola Hoop come io uso le creme antirughe. Se li spalma addosso, venti di diverse tipologie. E’ elegante e forse danza non l’ha neppure mai studiata, forte sul palcoscenico, reale. Da pelle d’oca. Vero come l’acqua pure il comico di origine turca, o la coreografia di danza irlandese. DOvete credermi. Non è una pacchianata, ma una cosa popolare tirata a lucido. Io da parte mia prometto che andrò a visitare questo famoso ABC Berlin che dice che scorsa settimana hanno fatto belle cose.

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La caducità si fa un tuffo in piscina (che però è vuota)


Tracce di rossetto sui mozziconi di sigarette, tappeti di sterpaglie bruciacchiate che un tempo erano foresta, o sagome tenui di noi stessi che sembrano fantasmi che vediamo ogni volta che un autobus ci attraversa la strada, ma che poi, di colpo, dimentichiamo. O ancora: il relitto di una piscina olimpionica.
Questa è la poesia di Robert Montgomery, artista anglosassone che si è conquistato quattro mesi in vetrina alla Neue Berliner Räume, con l’esibizione dal titolo Echoes of Voices in the High Towers.
Montgomery cerca luoghi meravigliosi, trova parole per descrivere queste post-situations, dopo di ché scrive con caratteri fatte di luce, asticelle fatte di led. A volte inquadra il tutto nello spazio di una gigantografia pubblicitaria.
Scrive cose tipo questa: ALL OUR SPLENDID MONUMENTS / LIPSTICK TRACES ON A CIGARETTE / THE LIGHT COMES UP ON ONLY LAND / FOREST HERE ONCE / FOREST HERE AGAIN.
O questa: THERE IS NO HISTORY HERE / WE SEE GHOSTS OF OURSELVES PASS BY ON THE SIDES OF BUSES/ AND WE REMEMBER NOTHING,
O ancora questa: PEOPLE YOU LOVE/BECOME GHOSTS INSIDE/OF YOU AND LIKE THIS/YOU KEEP THEM ALIVE.

Alcuni suoi lavori sono esposti alla Neue Berliner Räume. Ma tutta la città si è inchinata al poeta visuale. Molti spazi pubblicitari stanno accogliendo i suoi led, mentre una piscina dimenticata dell’ex aeroporto di Tempelhof (la foto in apertura) dove scorsa settimana hanno deciso di impiantare la Berlin Art Week, è diventata la scenografia di ALL PALACES ARE TEMPORARY PALACES (‘mazza che botta di caducità umana con una frase luminosa su una piscina vuota, non trovate?) . Continua a leggere “La caducità si fa un tuffo in piscina (che però è vuota)”