Nel mio campo visivo non nevica mai

Foto del 04-08-14 alle 16.42
Mi presento:
sono il nero attivo,

distruggo le identità di tutti,
combatto gli abusi di radio,
aiuto gli insonni a stare svegli,
gli anoressici a stare a dieta,
i drogati a farsi un drink.

Spedisco folle di aspiranti suicidi
a due a due, in fila indiana,
sulla torre più alta di Minas Tirith.

Fornisco al gatto scenziato,
specializzato in forza di gravità,
bicchieri di cristallo e porcellane di boemia
che la suocera ci teneva tanto che tu inserissi nella lista di nozze.

Prometto la stessa identica terra,
a israeliani e a palestinesi,
e poi me la svigno (di modo che loro si ammazzino in santa pace).

Mi presento:
sono il nero attivo,
nel mio campo visivo non nevica mai.
Neppure il 5 di agosto.

 

 

 

 

 

 

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Collegare la radio col pianeta terra

Foto del 14-07-14 alle 22.47
Unduetreprova. Processo inverso.
Collegare la radio col pianeta terra.
Purificare i detriti umani, bevendo vodka, noi.
Diventare amici dei ratti, nelle tendopoli che puzzano di marcio.
Raccogliere i sorrisi. Contarli.
Non chiedere nulla a nessuno.
Sperare di farsi una doccia.
Sperare di fare all’amore.
Ascoltare i Sigur Ros. Se il lettore CD ti dovesse ancora funzionare.
Questa volta il controllore non ti farà la multa.
Questa notte dormirai.
Domani si alzerà il vento.
Domani i tedeschi li mandiamo ad Auschwitz.
Domani qualcuno che abita a est del mondo entrerà nella tuo letto.
E tu non avrai il tempo di accorgertene.
Un altro giornale italiano chiuderà.

Unduetreprova. Processo inverso.
Collegare la radio col pianteta terra.
E forse il pianteta terra risponderà.
Foto del 14-07-14 alle 22.48

INeeDRadio, anybody does

INeedRadio
avevo una radio, trasmetteva dal cuore di un curvo professore di provincia
ti vibravano le viscere quando l’ascoltavi di notte, perché lei ruvida e virtuosa
ti seduceva attraversi i solchi raffinati di quintali di vinili, che io giuro, salverò.
aveva deciso, quella radio di trasmettere amore e di combattere gli mp3
aveva deciso quella radio di parlare una nuova lingua e di recitare ogni giorno un migliaio di poesie
aveva deciso quella radio di non bere di non fumare e non drogarsi
aveva deciso quella radio di rivolgersi solo all’anima e lasciar perdere i business plan
aveva deciso quella radio di non farsi ingannare dal pensiero.

Quella radio da ieri è in vacanza, deve prima andare a potare gli alberi di albicocco.

Is the sound the perfect medium?

Image
Yes it is, even in contemporary visual art. Or, at least that’s what Christine Sun Kim, deaf-mute artist, says.
http://vimeo.com/77957602
Tomrrow, on air @ 19, on INeeDRadio, the only multiculti radio which really loves you. 
http://ineedradio.funkhaus-gruenau.de/

By the way… INeeDRadio, but also I need my girl
(make yourself confortable with The National)

Maurizio, sposami!

cattelan
Puntata n.9 Crisalide on Air, su I need Radio, martedì 15 aprile 2014 ore 19. In replica venerdì 18 aprile 2014 ore 11. Ve l’ho già detto che vi amo, sì?

Episode 9 on Air Chrysalis, I need on Radio, Tuesday, April 15th, 2014 7pm. In reply Friday, April 18th, 2014 at 11 am. I love you all!

Episode 9 on Air Chrysalis, IneedRadio, am Dienstag 15. April 2014 um 19 Uhr. Wiederholung am Freitag 18. April 2014 11 Uhr. Ich liebe euch!

http://ineedradio.funkhaus-gruenau.de/

Consequence, Notwist

È stato definito da Jonathan P. Binstock, curatore d’arte contemporanea come “uno dei più grandi artisti post-duchampiani e neosurrealisti viventi”. Per altri è solo un gran furbacchione che si serve dei media e abusa del mondo dell’arte per provocare e per averne il proprio tornaconto. Duchamp, vi ricordo molto brevemente è l’inventore del Dadaismo, il sovvertore delle regole per eccellenza, colui che ha preso un latrina, l’ha capovolta e ci ha scritto sopra Fontana. RESPECT. Se si parla di arte contemporanea davvero contemporanea, è lui la linea di demarcazione tra il contemporaneo meno contemporaneo e il più contemporaneo.
Oggi parliamo dell’artista italiano più pagato, più stimato, e udite udite vivo. Maurizio Cattelan. Nato a Padova il 21 settembre del 1960, vive tra Milano e New York. E’ stato lui a scolpire e a piazzare una statua alta undici metri in Piazza Affari, davanti alla sede storica della Borsa di Milano, con un dito medio sollevato. Quando si dice un vaffanculo grande come una casa. In Italia non vantiamo una finanza Wall street, come nel film meraviglioso di Scorsese e di Caprio – dovevano dargli l’oscar, comunque – ma abbiamo avuto i nostri faccendieri Lucio Gelli, Cesare Geronzi, Matteo Arpe, Enrico Cuccia, altri morti impiccati appesi ai ponti di londra. Cattelan ha vissuto in Italia negli anni di tangentopoli, molto di quanto lui ha da dire oggi come ieri, è un attacco alle porcherie dell’Italia che sono sempre state tante. E nossignore non c’è neppure la consolazione nella chiesa. Neanche Papa Giovanni Paolo poteva salvarci dalla merda, anzi:il povero Wojtyla, viene sbattuto a terra da un meteorite. Fa fare la statua del Papa di cera e lattice, la veste con tanto di bastone papale tessuti e scarpe d’oro. All’inzio secondo le sue intenzioni il Papa doveva stare in piedi. Poi decide di sbatterlo di faccia a terra. Un meteorite lo colpisce, lo scettro il bastone finisce al pavimento, lui ha le gambe ormai spezzate e tutto intorno sono tanti cocci di vetro rotti.

Gotye, Sombody that I use to know

Maurizio Cattelan è l’artista italiano vivente più famoso al mondo. Come mai mi posso permettere di dirlo? Perché il Guggenheim a New York tra il 2011 e il 2012 gli ha dedicato una personale di 124 opere – e come Ai Weiwei a Berlino – e perché il nostro veneto decide il bello e cattivo tempo ormai da circa 20 anni alla Biennale di Venezia, e in alcuni musei newyorkesi, tipo il New Museum. L’opera della Nona ora, il Papa colpito da un Meteorite, è stato battuto all’asta da Christies per 886mila dollari nel 2001, all’epoca due miliardi di lire.
Sono tanti ragazzi! A quelle cifre viene battuto Andy Warhol, Jean Michel Basquiat, Rothko, ma quelli però sono morti. Cattelan invece è vivo e vegeto e sta bene. Non viene da una famiglia ricca, e pur avendo fatto l’accademia dell’arte a Bologna, raccontano che era un indisciplinato che non amava studiare e copiava le idee dai compagni. Nel 1993 scappa a New York, aveva 33 anni, dove vive a scrocco nelle case degli amici con due dollari al giorno, costruisce coste strane – lui ha sempre costruito oggetti più che dipinto – e va in cerca galleristi o riviste di arte contemporanea che si accorgano di lui. 
“Nella lotta per l’indipendenza sono uscito di casa molto presto”, racconta, “a diciotto anni. La mia lotta per l’indipendenza significava conquistare autonomia, liberarsi dalle discussioni in famiglia su ogni decisione. Ricordo precisamente il giorno del mio diciottesimo compleanno: avevo due borse di plastica in mano. Mia madre mi chiese: «Dove stai andando?». E io: «Fuori di casa». «Ma fuori di casa dove?». «Non ti interessa. Vado via. Ciao». «Ma dai, non fare lo stupido, non va via nessuno con le borse di plastica». Ma io avevo solo le mutande e i calzini da portarmi via e non sono più tornato”. Noi di IneedRadio amiamo chi lotta per la libertà, o mi sbaglio presidentessa?

Razzmatazz, Pulp

“Ho continuato a studiare. Ma non potevo farlo di giorno, perché dovevo lavorare per mantenermi. Per tre anni ho lavorato otto ore al giorno e andavo a scuola di sera. Il mio primo lavoro è stato da apprendista contabile, poi ho pulito le scale. poi ho lavorato in un obitorio. Ma il mio obiettivo era arrivare a zero ore alla settimana, cioè non lavorare e avere comunque un reddito”. E’ rimasto a Padova fino a quando nel 1984 non ha deciso di smettere di lavorare per davvero e, causa Donne dice lui, trasferirsi in una città ancora più piccola: Forlì. “Lì è stato interessante, perché mi sono trovato con tutta la giornata libera. Non lavoravo. Era sopravvivere. In che modo?
Ti industri. Fai un po’ di tutto. Quando la tua vita costa quasi zero, non hai grosse necessità. Vivevo di cose che avevo messo da parte e che avevo fatto fruttare. Avevo sempre lavorato con l’idea che se a un certo punto avessi smesso, dovevo anche essere capace di mantenermi. Allora avevo a disposizione tutto il tempo che volevo e questo è un privilegio che non puoi comprare”. Però una cosa gli era chiara sin da allora: qualsiasi cosa avesse deciso di fare doveva essere venduta. Anche quando ha deciso a lavorare con le gallerie: “Avevo deciso che se entro tre anni non avessi prodotto benessere avrei cambiato piano. Il mio incubo era quello di finire a fare una brutta copia della mia famiglia”. E allora il nostro ragazzo cosa fa? Di tutto per farsi notare. E usa i mezzi di comunicazione. Ve ne racconto due prima del prossimo brano.
Nel 1989 Cattelan compra una pubblicità elettorale sul quotidiano La Repubblica, che recita “Il voto è prezioso, TIENITELO”, firmato dalla sedicente “Cooperativa scienziati romagnoli”. Con questa “performance” di stampo dadaista, Cattelan crea un cortocircuito di non-senso, citando un vecchio motto anarchico firmato da un’assurda cooperativa, ed inserendola in una vero spazio da campagna elettorale, tra uno scudo crociato che recitava “Vota D.C.” ed una foto ammiccante di Bettino Craxi. Se andiamo indietro nel tempo, 1986 aveva lanciato una provocazione, con «Untitled», del 1986, una tela squarciata in tre pezzi alla maniera di Lucio Fontana, creando però la «Z» di Zorro, che sarà il suo «marchio» negli anni successivi.

Vision of Johanna, Bob Dylan. Un bacino al mio amichetto milanese che sta per partire per Tokyo

Senza titolo, 1993, acrilico su tela 80 x 100 cm. La tela è squarciata in 3 pezzi, creando la z di Zorro nello stile di Lucio Fontana. In questo modo Cattelan stabilisce il suo personaggio di vendicatore mascherato che ha giurato di gettare luce sulla commedia umana, attraverso il filtro del sistema dell’arte. In questo, apparentemente semplicissimo, lavoro, a prima vista minimale ed immediatamente accessibile, si trovano tutte le figure retoriche che costituiscono il suo lavoro: l’appropriazione caricaturale di lavori del passato, la favola moralizzante e, soprattutto, questa insolente maniera di irrompere nel sistema dei valori, che è la caratteristica prima del suo fare. Lui cosa fa: parte da una struttura formale familiare, ma gradualmente ed insidiosamente ne capovolge il significato. A lui in fin dei conti la tela tagliata di Lucio Fontana non piace, o meglio, la vuole mettere in ridicolo. E vuole proprio dirci: ma voi davvero credete poveri fessi che questa è arte contemporanea?
Cattelan si impone all’attenzione nel mondo dell’arte con l’opera Strategie del 1990. L’artista si impossessa di 500 numeri di Flash Art, la più nota ed influente rivista d’arte contemporanea italiana del tempo, e ne sostituisce la copertina con una di sua concezione che ricalca il progetto grafico originario, ma che espone a tutta pagina una sua opera. In tal modo si assegna da solo il “frontespizio” di Flash Art, e vende gli spazi pubblicitari sui tre rimanenti risvolti. L’opera raffigurata rappresenta un instabile castello di carte composto dalle precedenti copertine della rivista. È questa la “strategia” che attua Cattelan per scardinare l’attenzione dell’impenetrabile establishment dell’arte contemporanea italiano, e attirare su di sé le volute attenzioni degli addetti ai lavori. Dopo di che cosa fa consegna di persona nelle maggiori gallerie non solo di Milano ma anche di New York la rivista. In 500 che contano, si accorgono di lui.
Inizia a lavorare a Milano, realizzando oggetti non-funzionanti, in sintonia con le tendenze del concettuale. Il debutto espositivo è nel 1991, nel corso di Arte Fiera a Bologna realizza una performance intitolata Stand abusivo. Sui due lati di un tavolo da calcetto, di dimensioni assolutamente abnormi, si fronteggiano due vere squadre di calcio, la prima composta da 11 uomini bianchi riserve del Cesena calcio, la seconda da 11 uomini di colore, senegalesi, che indossano una maglietta con il logo RAUSS, lo slogan con cui i nazisti appellavano gli ebrei. Cattelan scatta foto, belle, che documentano questa partita e consegna il biliardino intitolato «Stadium 1991» alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna.
“Ho pensato quale fosse la cosa più popolare in Italia e ho utilizzato il calcio per veicolare, attraverso un principio semplicissimo, il fenomeno emergente degli extracomunitari. Li ho fatti giocare delle partite dove io ero allenatore e presidente della squadra”.

Caroibou, Sun

Nel 1992 se ne inventa un’altra: dice di essere a capo di una presunta fondazione Oblomov riesce a raccogliere da segreti finanziatori 10 mila dollari e si inventa un premio da assegnare a un artista che avesse acconsentito ad astenersi per un anno dall’esibire il suo lavoro. Quando gli artisti selezionati rifiutano di accettare il premio, Cattelan prende i soldi e corre a New York.
Per la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia propone l’opera, siamo nel 1993, propone “Lavorare è un brutto mestiere”. L’artista, invece che esporre una sua opera originale, dà in affitto il proprio spazio espositivo a una agenzia di pubblicità, che lo utilizza per scopi commerciali durante l’evento. Ve la immaginate la faccia del curatore della mostra? Ditemi se non è un provocatore lui!
Nel 1997, viene invitato di nuovo a Venezia. Il tema della 47esimo festival è “la mescolanza delle generazioni nell’arte italiana postbellica”. Cattelan porta un’opera che omaggia (o ridicolizza) uno dei più importanti movimenti artistici italiani del dopoguerra, l’Arte povera, movimento in cui gli artisti realizzavano le loro opere con materiali non convenzionali o per l’appunto “poveri”. Nel visitare il padiglione italiano tempo prima della manifestazione, si narra che Cattelan lo avesse trovato in totale abbandono e degrado, pieno di piccioni, siamo a Venezia, d’altronde. La sua opera, Turisti (1997), consisteva nellasciare tutto come lo aveva trovato, aggiungendo semplicemente 200 piccioni imbalsamati posizionati sulle travi del padiglione ed escrementi degli stessi sul pavimento.
Nel 2011 Cattelan ritorna a Venezia, edizione numero 54ª edizione e ripropone la medesima installazione (Tourists, poi rinominata in Others) solo che i piccioni imbalsamati anziché 200 questa volta sono duemila e vengono disposti sui solai e sugli impianti dell’aria condizionata delle sale del Padiglione Centrale. Il giorno seguente all’inaugurazione della biennale, in segno di protesta, alcuni animalisti esposero all’interno dei Giardini striscioni di protesta, annunciando un esposto in procura.
Negli anni si sono alzate spesso polemiche per il suo utilizzo di animali imbalsamati, come il cavallo appeso al soffitto di una galleria (la ballata di Trotsky del 1997) o deposto sul pavimento con un cartello con la scritta “I.N.R.I” (I.N.R.I. 2009: vi ricordo che l’acronimo sta per Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum ovvero Gesù Nazareno re dei Giudei), conficcato nell’addome. O lo scoiattolo suicida dell’opera Bidibibodibiboo del 1996.
’La ballata di Trotsky’, messa in vendita da Sotheby’s nel 2004 a New York raggiunse i due milioni di dollari. L’opera raffigura un cavallo vero, impagliato, sospeso con cinghie al soffitto ed è del 1996: Cattelan l’ha definita ”una potente immagine dell’impotenza” riferendosi agli ideali rivoluzionari di Trotsky. La stima di partenza era 800.000 dollari. Il cavallo ha raddoppiato il valore dal 2001, quando era passato di mano l’ultima volta da Christie’s a Londra. Brandt, che nelle sue raccolte ha opere di Andy Warhol, Basquiat e Jeff Koons, l’aveva pagato 900 mila dollari e in tre anni si è visto più che raddoppiare l’investimento di partenza.

Hauschka, Elizabeth Bay

L’anno che consacra Cattelan come artista mondiale è il 1999. “Non so cosa significhi “farcela”. Diciamo però che il Papa (La nona ora, 1999) è stato il momento di passaggio, quando mi sono sentito finalmente parte del sistema”. Cattelan viene da una famiglia molto religiosa, da ragazzo faceva il chierichetto, ha trascorso molto tempo all’oratorio e in chiesa, era il suo modo di essere libero, fuori di casa. A chi gli chiede se è credente risponde che se non fosse in qualche maniera credente, certi suoi lavori non esisterebbero. Oltre a parlare con una certa iconografia religiosa, in effetti, io ricorderei che l’arte visuale, come la musica e anche certe religioni, sono dei mezzi per raggiungere uno stesso scopo cioè l’estasi metafisica. Cattelan aggiunge poi che per sua fortuna “non ho ancora affrontato la malattia e la sofferenza, quindi non ho le idee chiare in merito… Ma c’è una parte di me, quella buona che sente qualcosa”.
Dicevo 1999 anno di svolta. Anche perché presentò come opera vivente (A perfect day) il noto gallerista milanese Massimo De Carlo, appendendolo ad una parete della galleria con del nastro adesivo grigio. Al termine del lungo vernissage, lo stremato gallerista fu ricoverato al pronto soccorso privo di sensi. Lo stesso anno si mette una maschera in stile Walt Disney, con la faccia di Picasso, e si piazza all’ingresso del Moma a dare il benvenuto ai turisti.
Non contento a fine anno organizza con l’amico Jens Hoffmann una presa per il culo atomica al sistema dell’arte contemporanea. Si inventa la sesta edizione della Biennale dei Caraibi (non ci è mai tenuta una biennale) “Blown Away” che recita così: “La Biennale dei caraibi intende violare quest’ultimo tabù: l’ansia della prestazione, della produzione. Invece di inquinare il nostro mondo visivo con altre opere d’arte. la Biennale offrirà la possibilità di avviare uno spazio per una comprensione reciproca, perché, come diceva John Cage, dobbiamo fare silenzio, se vogliamo sentire meglio.#Pertanto la Biennale funzionerà come una sorta di Buco Nero, o Triangolo delle Bermuda: viaggiando nelle British West Indies, gli artisti accetteranno di non progredire nella corsa verso il podio del mondo dell’arte, dimostrando che tutte le parole chiave della nuova critica e della pratica artistica rischiano di non portarci da nessuna parte, perché, mentre gli artisti e i curatori viaggiano da una parte all’altra del mondo, ci si ritrova spesso a chiedersi se si stanno davvero muovendo”. Risultato? La Biennale è una vacanza per artisti del calibro di Olafur Eliasson (Islanda-Germania), Douglas Gordon (GB-USA), Mariko Mori (Giappone-USA), Chris Ofili (GB), Gabriel Orozco (Messico-USA), Elizabeth Peyton (USA), Tobias Rehberger (Germania), Pipilotti Rist (Svizzzera), Wolfgang Tilmans (Germania-GB) e Rirkrit Tiravanija (Tailandia-USA). E’ un genio!

Turin Brakes, The sea Change

Ormai Cattelan è mondiale. Allora arrivano le sculture choc. Nel 2001 realizza Him, che ritrae Hitler in ginocchio devotamente immerso in preghiera (o in atto di chiedere perdono), con corporatura da bambino, occhi commossi e pieni di lacrime.
Nel 2004 Cattelan appende tre bambini-manichini impiccati a un albero di Porta Ticinese a Milano. Dopo poche ore un passante sdegnato i rimosse ferendosi pure. 
Nel 2009 in coincidenza della sua mostra personale a Palazzo Reale a Milano viene notata una somiglianza impressionante fra alcuni pupazzi che espone e Massimo Tartaglia (attentatore di Silvio Berlusconi in Piazza Duomo nel dicembre 2009).
Nel 2010 produce L.O.V.E. – acronimo di libertà, odio, vendetta, eternità – scultura monumentale posta in Piazza degli Affari di fronte al Palazzo Mezzanotte sede della Borsa di Milano, edificio costruito nel 1932 con i tipici stilemi del ventennio fascista. L’opera raffigura una mano intenta nel saluto fascista ma con tutte le dita mozzate – tipo erose – eccetto il dito medio. Oscenità, diocenescampi. La mano sarebbe al contempo un gesto di irriverenza al simbolo del fascismo, sia al mondo della finanza. In seguito alle proteste di una parte della rappresentanza politica e culturale milanese, il critico Philippe Daverio propose di trasferire l’opera a Bologna, città “più spiritosa” e “più adatta” ad accogliere il “gesto ironico” dell’artista padovano.

The Piano, Michael Nyman

L’autorevole rivista britannica Art Review ha inserito l’artista italiano Maurizio Cattelan al quarto posto nella lista delle persone più influenti del mondo dell’arte contemporanea. Una ”consacrazione” che premia la fine di un’ottima annata per le quotazioni dell’artista padovano, le cui opere hanno raggiunto prezzi record nelle case d’aste più prestigiose del mondo. Artista, giornalista, gallerista, curatore. Maurizio Cattelan ha rivestito tutti i ruoli possibili nel mondo dell’arte contemporanea, eccetto quelli di direttore di museo e di ladro di opere. È quanto afferma l’autorevole Art Review, che lo ha consacrato l’artista e l’italiano più influente del mondo dell’arte contemporanea. Cattelan quest’anno figura infatti al quarto posto della consueta Top 100 compilata dalla rivista britannica, preceduto dal gallerista e mercante d’arte americano Larry Gagosian (primo), dal direttore del Museo di Arte Moderna di New York, Glenn Lowry (secondo) e dal direttore della Tate di Londra, Nicholas Serota (terzo). Un bel salto rispetto alla classifica del 2003 che lo vedeva alla ventiquattresima posizione.
Nel 2006 Cattelan aprì a New York una vetrina minimale sulla 20esima strada, chiamata Wrong Gallery (un metroquadro), dove di volta in volta veniva esposto un artista di suo personale gradimento. La Wrong gallery fu sostituita nel gennaio 2012 da Family Business. In metriquadri diventano tre e oggi come allora i newyorkesi di Chelsea aspettano con l’acquolina in bocca l’opening di Cattelan del venerdì sera. E’ chiaro, ora è parte dello star system anche lui. Devo però dire due cose: la prima, la sua Wrong-Family Business Gallery è una no-profit gallery, che vuol dire che non vende (la giurisprudenza almeno a NYC è molto chiara in merito e lascia poco spazio a imbrogli), la seconda, Cattelan ha tutta l’aria di non averci nessuna cazzo di voglia di presenziare ad eventi mondani. Poco tempo fa la facoltà di Sociologia dell’università di Trento gli ha assegnato, per esempio, la laurea ad honoris e lui si è presentato con un asino imbalsamato e lo ha regalato all’ateneo. Irriverente resta. Peccato che mi sembra che si sia preso una pausa negli ultimi 4 anni, o sbaglio?

Noah, di nuovo i Notwist e vi saluto.

Carsten, scienziato di errore

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Puntata n.7 Crisalide on Air, su I need Radio, martedì 1 aprile 2014 ore 19. In replica venerdì 4 aprile 2014 ore 11. I love you all!

Episode 7 on Air Chrysalis, I need on Radio, Tuesday, April 1st, 2014 7pm. In reply Friday, April 4th, 2014 at 11 am. I love you all!

Episode 7 on Air Chrysalis, IneedRadio, am Dienstag 1. April 2014 um 19 Uhr. Wiederholung am Freitag 4. April 2014 11 Uhr. Ich liebe euch!

 

Carissimi, buonasera. La notizia di oggi, da cui la puntata di oggi, è che Carsten Nicolai dal 15 al 17 maggio, che vuol dire due notti e tre giorni, tra circa un mese e mezzo ad Hong Kong lancerà questa nuova video istallazione che si chiama alpha pulse. Funziona così Se ho capito bene, si tratta di un pattern di luci che verrà proiettato sulla facciata uno dei grattacieli simboli della città: international Commerce Center, 490 metri di altezza, fronte porto. L’idea di Nicolai quella di illudere i marinai, per essere romantica, e fare credere loro che quel bagliore è un faro. Perché in effetti, io la posso solo immaginare questa istallazione perché per ora c’è solo un rendering e il progetto è stato finanziato e sponsorizzato da Art Basel, nelle fiere di arte contemporanee la numero uno (mo ricordo che la fiere sono mercati, piazze dove galleristi, artisti, collezionisti curatori si incontrano ma con un fine per come dire commerciale a differenza di Documenta di Kassel o la Biennale di Venezia, dove l’esposizione di arte contemporanea è come dire non viziata dal mercato, dalla compravendita, ma spinta più dalla qualità). Per tornare ad alpha pulse, l’istallazione che promette di essere sensazionale come molte delle installazioni audiovideo di questo ragazzo di Chemnitz (Karl Marx STadt), i visitatori o i residenti di Hong Kong per questi tre giorni e due notti, potranno condizionare l’istallazione con un’applicazione di ciascun cellulare, progettata da Nicolai. Se ho capito bene è come se uno digitando una sequenza di numeri o di pulsanti potrà modificare l’istallazione luminosa e sonora di questo grattacielo-faro.
Ora prima di lanciarvi la prima canzone della serata, volevo dirvi perché oggi parliamo di Nicolai.
Primo. Perché siamo a Berlino. Nicolai vive qui, arriva da Chemnitz che è questa città della DDR nei pressi di Dresda, lui è un ragazzo della Germania dell’est, che vuol dire, volto appuntito, sguardo pungente, preciso come un tedesco, freddo come un russo, spartano. Spigoloso come uomo.
Secondo perché l’artista nicolai, visuale, luci, altri non è che Alva Noto. Sapete chi è Alva Noto?
No? stasera vi tocca sentirlo.


Cominciamo con Moon, Collaborazione con Sakamoto. Avete capito di chi sto parlando?

Allora amici adorati, questa è la crisalide d’aria, crisalide d’aria, bozzolo di fili d’aria, bolla di sapone piena di ossigeno, granelli di sauerstoff, incuneati nel cervello. Così, tanto per la primavera, così tanto per l’amore, così tanto per la radio, così tanto per l’arte contemporanea.
Oggi parliamo di Carsten Nicolai, meglio conosciuto come Alva Noto. Alva Noto è uno dei compositori di musica elettronica più noti al mondo. E mi fa molto ridere che mezzo mondo non lo sa che l’artista di arte contemporanea che espone al Guggenheim e al Moma a New York, Carsten Nicolai, e Alva Noto, divinità in tutte le migliori discoteche del pianeta, sono la stessa persona. Allora io che di musica non ci capisco molto, ancora meno di musica elettronica, un paio di mesi fa, era un freddo, dicembre, freddo pomeriggio piovoso a Berlino, la prima cosa che gli chiedo è ma tu ti senti più Nicolai o Noto, più l’artista visuale o più il musicista. Risposta secca: io mi chiamo Carsten Nicolai, io sono Carsten Nicolai, io nasco come artista visuale, quando ho voglia di giocare a fare il Dj con gli amici e incidere qualche album, allora tiro fuori l’etichetta nome d’arte Alva Noto, il mio doppio musicale che si è fatto pure un’etichetta discografica che è la Rasten Noto. 
Per capirci il nostro poliedrico con Blixa Bargel esce come ANBB
con Royoji Ikeda esce col nome Cyclo
con Optò vuol dire che sta collaborando con Thomas Knak
Alva Noto più Ryuichi Sakamoto, resta così come ve l’ho letto
Signal se lavora con Frank Bretschneider
Un segno stranissimo che credo arrivi dalla matematica e cioè una o o uno zero con una diagonale più Noto in caso di collaborazione Mika Vainio,
alcune cose poi le ha fatte con il solo marchio Alva Noto e altre con Noto.
“Diamond Version è il nome del gruppo composto da me, Alva Noto, con Olaf Bender (già co-fondatore della Rasten-Noto, ndr). Io e Bender da anni giriamo il mondo improvvisando suoni e visual” dice. Proprio qualche giorno fa, dopo un anno di tourné sono stati pure al Sonar di Barcellona lo scorso anno, hanno pubblicato il loro primo long album.

E questo è un brano di questo nuovo di Carsten Nicolai (io se avrò un figlio lo chiamerò Carsten). Questa è Turn On Tomorrow. EP3.

Oggi dicevo parliamo di Carsten Nicolai perché art Basel gli ha commissionato un’istallazione ad Hong Kong di cui, vedrete, se ne parlerà parecchio nei prossimi giorni. E voi grazie ad Ineedradio, la radio che vi ama davvero, vi farete trovare update, super preparati e informati. 
Da quanto ho capito verrà proiettato su questo grattacielo di 500 metri International Commerce center, un centro commerciale, diomio, e come un faro, leggo il comunicato stampa, questo grattacielo invierà degli impulsi sonori e visivi ai cittadini e ai visitatori dell’ex colonia inglese anche un po’ fuori il perimetro cittadino. Impulsi alpha. Alpha è anche il nome dell’applicazione di telefonia mobile che istallata suoi cellulari di chi vorrà prendere parte a questa istallazione, misurerà gli effetti di luci e suoni, e questo davvero non capisco come potrà essere realizzato, ora aspettiamo per vedere di cosa si tratta, tra un mesetto a metà maggio, sull’umore delle persone. Vi leggo un pezzo del comunicato stampa “L’opera presenta un set-up sperimentale che esplora gli effetti che la luce impulsi potrebbero avere l’umore, il rilassamento, l’attenzione e la creatività di spettatori.
Visibile da numerose sedi in tutta Hong Kong e accessibile tramite l’app, α (alfa) impulso può essere vissuto da chiunque in città. Progettato da Nicolai, l’applicazione
fornire l’audio per l’installazione e un misuratore delle risposte sensoriali. Sono consigliati alcuni luighi per meglio osservare la torre e quindi beneficiare di questi impulsi e cioè Tamar Park, Sun Yat Sen Memorial Park e la terrazza sul Podio 3 e 4 della IFC Mall. Dicono che devo dare meno opinioni, ma è chiaro che se vi parlo di questa istallazione piuttosto che di un’altra diffusamente già sto dando un’opinione. E io trovo interessante coinvolgere la città e il suo impianto urbano per sviluppare un’istallazione che oltre a essere bella e divertente, ha questo aspetto dell’interazione che è davvero contemporaneo. Indagare la percezione è una fatto contemporaneo.


E adesso ascoltiamoci Morning altro pezzo Sakamoto-Noto. E ditemi se questo non è il suono del mattino, quando la rugiada cade dalle foglie. Ditemi se il mattino in qualsiasi bosco, parco, foresta del mondo non suona così. Con tutte le sue sincopi e tutta la sua regolarità irregolare.


Torniamo all’artista visuale. Vi voglio raccontare un paio di cose buffe che ha fatto questo ragazzino qui per darvi un’idea di quanto è versatile. Vado un po’ a caso, senza seguire l’ordine cronologico. Una degna di nota ma roba piccolina, diciamo il supporto in questo caso è fotografico, carta fotografica, solo le serie di foto appunto Funken, 2003. Carta fotografica su fondo bianco sulla quale si vedono delle strane linee di colore blue e nero che sembrano, boh rami di alberi secchi, senza foglie, o le traiettorie. Sapete cosa ha fatto Carsten? Ha fotografato le scintille e le tracce di luce che queste hanno lasciato. Per renderle visibili ha invertito negativo con positivo per questo nonostante le foto siano state scattate al buio, il fondo è bianco il giallo della luce diventa blue. E quello che emerge, e dopo vi dirò perché Carsten Nicolai pure se non lo vuole ammettere è un neuroesteta è che lui ci vuole dire che pure le scintille di luce hanno proprietà geometriche. Stiamo parlando di uno che ha studiato il suono della neve. Il suono della neve.
Passiamo a un’altra opera d’arte, telefunken, tutto altro genere, 2000, esposta alla Eigen + Art gallery. Nicolai ha preso tre o quattro televisori ultrapiatti, come è che si chiamano a cristalli liquidi, gli schermi neanche tanto grandi, li ha appesi al muro a mo di quadrotti. Poi ha preso quattro lettori CD (mi sa che l’iPod allora ancora non c’era e i lettori mp3 erano ancora una rarità) e ha infilato l’uscita audio del lettore nel buchino dell’ingresso video del televisore. Fine dell’istallazione. Quattro televisori permanenti.
Vi descrivo un altro lavoro che io trovo davvero geniale, è dello scorso anno ma ha appena vinto un premio alla Japan Foundation for Contemporary art e si intitola CRT MGN. Allora ci sono quattro tubi al neon montati parallelamente tra loro e allineati orizzontalmente su un muro. la loro luce viene registrata da una telecamera i cui segnali vengono trasmessi su uno schermo tv . l’immagine televisore viene distorta da un magnete fissato alla base di un pendolo che oscilla in maniera non regolare (per via di un robo in alluminio) . Inoltre sul magnete oscillante c’è anche una bobina elettrica che potenzia le variazioni di campo magnetico che non solo vanno a modificare la foma e i colori dei cristalli liquidi della tivù ma che producono modulazioni nel circuito elettrico che si trasformano in segnali acustici udibili durante l’esposizione . C’era già un giapponese Paik che aveva lavorato con i magneti nella tivù, era il 1965. Nicolai ci mette dentro un sacco di altra roba.

Ora ci sentiamo mumble mumble, un classico di Alva Noto da solo, Uni C. Ritmo ritmo ritmo per ben sei lunghissimi minuti.

Rieccoci con la Crisalidina d’aria su Ineedradio, radio che trasmette, nel senso di broadcast, amore, e che per ragioni di circuiti energetici metafisici, vive di amore.
Parlavamo di Carsten Nicolai, bambino della DDR che proviene da un paese che un tempo si chiamava Karl Marz Stad, oggi diventato Chemnitz. Lui che è più conosciuto come musicista che come artista visuale, ci tiene a sottolineare che nasce come artista visuale e che nelle sue sperimentazioni estetiche fa uso dei suoni. Cioè io uso per esempio la terracotta, il professore i colori a tempera, lui usa il suono per produrre delle belle immagini. Solo che se io uso la tela come mezzo di appoggio, lui usa il computer, lo schermo video. Fino ad ora vi ho parlato delle opere un po’ più border line della sua produzione artistica. A dir la verità sono altre quelle per cui Nicolai è famoso in tutto il mondo. Comincerei a parlarvi di Cyclo Id che ha realizzato, anzi sta realizzando perché è un progetto never ending con un altro giapponese, non che come Sakamoto è un esperto di musica, ma è un altro artista Ryoji Ikeda che come Nicolai che usa i suoni per farne installazioni visive. Cyclo.id, che sta per Cyclopedia, è un progetto che ho cominciato nel 1999, esposto a novembre scorso al Moma a New York. In Cyclo c’è il cuore della ricerca artistica di Nicolai, ovvero esplorare i suoni e dare loro un’immagine, una visualizzazione grafica, in ordine più o meno geometrico, tramite l’uso dell’oscilloscopio e delle figure di Lissaiouss. L’oscilloscopio è uno strumento di misura elettronico  che consente di visualizzare, su un grafico bidimensionale , l’andamento temporale dei segnali elettrici  e di misurare abbastanza semplicemente tensioni , correnti , potenze  ed energie  elettriche. L’asse orizzontale del grafico solitamente rappresenta il tempo , rendendo l’oscilloscopio adatto ad analizzare grandezze  periodiche . L’asse verticale rappresenta la tensione . Quando queste linee che oscillando fanno delle curve, e queste curve si chiudono tipo a otto o a elleissi incrociati allora nascono le figura di Lissaiouss. E’ inutile che vada oltre con la matematica ma cercatelo Cyclo ID su vimeo. Capolavoro visivo. 
Altrettanto poetico e meraviglioso Unidisplay presentatolo scorso anno, no due anni fa era il 2012 all’Hangar Bicocca di Milano. ha avuto a disposizione un maxischermo di 50 metri sul quale ha fatto viaggiare un numero infinito di visualizzazioni ottiche di suoni, errori di suoni. Milioni di bacchette, allineate, poi qualcuna si inclina creando un effetto domino. Oppure flussi di bastonicini che viaggiano da destra a sinistra a velocità diverse senza interruzione. Vi cito un’ultima opera d’arte prima di lanciare il prossimo brano. 
Nel 2005 a Berlino nell’atrio nella Neue National Galerie a Postdamer Platz presentò Syn Chron, una specie di poliedro anche grandicello via, dalla ossatura in metallo e con le facciate in cristallo. Questa roba qui che era un po’ di tutto, scultura installazione performance di luci e suoni, funzionava da cassa di risonanza dei rumori della città di Berlino. Mi spiego meglio. Ciascuna facciata del poliedro, in cristallo dicevo, diventava una specie di membrana di amplificazione di alcuni suoni che venivano percepiti da alcuni microfono posti all’esterno nel museo e riprodotti, tramite luci, su ciascuna facciata. E’ chiaro che è Nicolai che decide che forma dare a quel tipo di frequenza. Punto linea quadrato cerchio.

Ora il turno di Alva Noto con la pazza islandese, Björk. Questa si intitola Dark Matter. A dopo liebe.

Prima di chiudere la puntata volevo fare una considerazione su Carsten Nicolai in merito al suo essere non essere neuroesteta. Qualche settimana fa, tre per la precisione vi ho parlato di neuroestetica, quella branca super on the hedge, super all’avanguardia dell’arte contemporanea dove vengono presentate cose belle partendo dalle scienze. Che ne so: Ivana Franke ha studiato le luci e gli impulsi visivi e questi impulsi visivi scatenavano una sorta di pattern ottici nel nostro cervello, oppure Olaf Eliasson trasformava una stanza di luci in un pantone di Photoshop a tre dimensioni dove si perdeva la concezione dello spazio e della luce. Insomma stimoli sensoriali per imbrogliare o il nostro cervello o per testarlo. Nicolai se vogliamo fa lo stesso. Lui è un esteta nel senso in cui prima decide che tipo di immagine vuole proiettare su quello schermo o creare a computer e dopo, solo dopo, partendo da quell’immagine che gli piace risale al suono che translitterato tramite informazione elettrica (sistema binario) diventa Gestalt. Forma. Per me questa è neuroestetica. Lui polemicamente mi rispose che assolutamente non voleva avere alcun tipo di etichetta e che non sopportava chi lo definiva tale o psicoacustico e bla bla bla. Salvo poi però non trovarlo a fare il relatore dei maggiori simposi mondiali di neuroestetica. Inoltre sempre polemicamente mi disse che non c’era alcun motivo estetico a muovere le sue scelte artistiche, ma solo impulsi scientifici. Di indagine suono informatica segno grafico. The beauty is not something reliable. La bellezza non è un valore affidabile, mi dice Carsten Nicolai, al secolo Alva Noto. “E’ un sentire individuale, che cambia da persona a persona, ciò che è bello per me non è bello per te. Può essere bella una donna, un fiore, un tramonto, ma anche in quel caso i parametri variano col passare del tempo, sono condizionati dai luoghi, dalle mode, dai contesti socioculturali. Per me per esempio bella è una poesia, bello è uno spirito. Ciò detto, non considero bella un’opera d’arte. Neanche le mie”. Questo mi sta in generale bene. Però poi a Hong Kong va a esplorare la percezione. Con questa perla di saggezza vi saluto sulle note della mia sigla, yesss.

Ai Weiwei, uno che non chiede scusa a nessuno

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Puntata n.4 Crisalide on Air, su I need Radio, martedì 11 marzo 2014 ore 19-21. In replica venerdì 14 marzo 2014 ore 11. I love you all!

Episode 4 on Air Chrysalis, I need on Radio, Tuesday, March 11th, 2014  7-9pm. In reply Friday, March 14th, 2014 at 11 am. I love you all!

Episode 4 on Air Chrysalis, IneedRadio, am Dienstag 11. März 2014 von 19 bis 21 Uhr. Wiederholung am Freitag 14. März 2014 11 Uhr. Ich liebe dich!


(Oggi amici ci faremo una scorpacciata di femmine con i controcoglioni per festeggiare a modo nostro il Frauentag dell’altroieri. L’artista di cui parleremo è masculo, ma la musica tutta femmina l’abbiamo scelta. La prima era Nina Simone, the best, e non sapete cosa vi aspetta nel corso della puntata, ora via con la crisalidina d’aria, tutta ossigeno tutta frizzante)

Nina Simone: Dont let me be missunderstood

Ai Weiwei l’artista cinese più famoso al mondo. La Cina, oggi come oggi è lo stato più potente del mondo. Il prossimo 3 aprile il Martin Groupius Bau aprirà una mostra a lui dedicata. Eppure, ciononostante, stando le cose come stanno, non potrà prendere un aereo per venire a Berlino. Almeno fino ad oggi. Questo perché dopo averlo imprigionato per otto mesi nel 2011 (tecnicamente per evasione fiscale) oggi non ha ancora il Reisepass per uscire dal Paese. Tecnicamente le autorità tedesche si stanno muovendo per portarlo qui. E noi nei saremo stra-felici. Io mi metto sotto l’albergo e un bacio in bocca glielo do.
Allora cominciamo dal principio, vuoi perché conoscete Ai Weiwei? Io per esempio lo conoscevo, prima di decidere di fare questa puntata, per tre cose: lo stadio a forma di nido d’uccello, un groviglio di metallo, realizzato per le olimpiadi di Pechino nel 2008, l’istallazione fighissima del 2003 a Tate Modern a Londra di cento milioni di semini di girasole, di porcellana fatti a mano da 16mila persone in due anni e mezzo, e per il fatto che nel 2011 a un centro punto lo hanno arrestato per 8 mesi con la scusa dell’evasione fiscale.

Non è solo un artista, è fotografo, scultore, disegna vestisti, è un esperto di pietre preziose, un commerciante di porcellane antiche, e un architetto, è un architetto del paesaggio.
C’è un motivo per cui non ci sono molto persone come Ai Weiwei in Cina, e la ragione è perché è rischioso. Oggi lui trascorre maggior parte del suo tempo davanti a twitter. Il suo blog fu chiuso dalle autorità cinesi nel 2008. Da allora tutta la sua vita è controllata: telecamere davanti casa, telecamere davanti il suo studio, telefono, contocorrente. Tutto. Anche i giornalisti della BBC, quello che ha realizzato il documentario Without fear or Favor, non hanno mica potuto incontrarlo. E alla fine le interviste si sono svolte via internet. E lui ama internet. Ritiene che oggi è uno strumento necessario per gli artisti che vogliono esprimersi liberamente.

Patti Smith: Free money

I guai di Ai Weiwei, e la sua fama a livello internazionale cominciano quando dopo un terremoto nel 2008 nella provincia dello Sichuan magnitudo 8 scala Richter uccise una roba come 250mila persone. Quello del 2011 in Giappone un grado in più, la più violenta scossa di terremoto mai registrata da quando abbiamo le tecnologia, ha ucciso 20mila persone, per dire che i giapponesi sono meglio organizzati. In quel terremoto crollarono molte scuole e morirono migliaia di bambini, tra le macerie si intravedevano migliaia di zainetti. Allora Ai Weiwei decise, in memoria di quei ragazzi di fare un murales un po’ particolare, un’istallazione di novemila zainetti di scuola blu rosso giallo verde, che ricoprivano un’intera facciata del museo di arte contemporanea di Monaco, qui in Germania. Sullo sfondo degli zaini blu spiccava la scritta per ideogrammi cinesi che recitava: “ha vissuto felice in questo mondo per sette anni”. Quale modo più tenero e umano per raccontare la morte di migliaia di bambini se non una frase di dolore di una madre che aveva perso sua figlia? E anche se i cinesi sono abituati alle tragedie di massa, quel terremoto scosse anche loro. I genitori erano arrabbiati. I militari recatisi sul luogo del disastro cosa hanno fatto? Hanno bruciato i corpi in fretta e in furia. Insomma centinaia di persone che un attimo prima erano vive, sono scomparse nel nulla. Prima morte, poi bruciate. Neanche mezz’ora per farsi un pianto sui loro corpi devastati. L’intera lista degli scomparsi, come se non bastasse, non era e non era accessibile perché considerata segreto di stato. Ai Weiwei voleva quei nomi. Voleva condannare quello che ha definito lui stesso la vergogna degli edifici fatti col tofu. L’artista riuscì a recuperare i nomi, pubblicò la lista dei bambini sul suo blog e chiese ai suoi followers di recitarli ad alta voce, registrando con un microfono e riuplodando il suono di tutti quei nomi di tutti quei bambini sul blog. E il governo gli chiuse il blog. Ora però voglio farvi ascoltare una canzone di Skirt, Ursula Mauer, mia vicina di casa buddista, di origine rumena, donna con gli occhi più belli che io abbia mai visto. Parla di sua zia, imprigionata dai russi, durante gli anni del socialismo. E di come lei che aveva davanti a casa sua il treno che portava a Berlino, verso l’ovest, anche quando ha potuto è rimasta lì-

Ursula Mauer: The End of the start

La storia degli zainetti di Ai Weiwei ha un seguito. Uno degli attivisti che protestava contro la corruzione del governo cinese che nel settore immobiliare continuava ad appaltare scuole a società che al posto del cemento usano il tofu e al posto degli ingegneri chiamano i giocatori di briscola, viene arrestato. L’artista si reca nella città dove l’attivista era detenuto per testimoniare in sua difesa. Siamo nell’agosto 2009. E una notte 3000 poliziotti fanno irruzione nell’albergo dove stavano gli attivisti, compreso Ai Weiwei, e gliene danno di santa ragione, un po’ stile scuola Diaz a Genova. E quando qualche giorno più tardi il nostro eroe si reca a Monaco per l’inaugurazione dell’istallazione degli zainetti, va dritto in ospedale senza passare per il museo, causa emorragia cerebrale. Ci sono alcune foto che circolano da anni nella rete: tutti selfie di Ai Weiwei, uno che si fa una foto contro la specchio di ascensore, un’altra di lui in ospedale con in mano una sacca di sangue. Bene la prima se l’è fatta nella notte del blitz della polizia in quella specie di scuola Diaz, la seconda appunto quando è stato operato d’urgenza alla testa dopo le botte ricevuto.

Passiamo alla prossima canzone che è meglio. Allegre allegre allegre vi voglio, a cantare tutte con Régine Chassagne, quella grand figa degli Arcade Fire compagna moglie di Win Butler. Questa è sprawl 2.

Ai Weiwei nasce nel 1957. Nella metà degli anni ’60 comincia quella che va sotto il nome di rivoluzione culturale. Mao Tze Dong capo del partito comunista e presidente della Repubblica si adopera per ripristinare l’applicazione ortodossa dei principi marxisti e leninisti, perseguitando i moderati del partito. Ne fanno le spese per decenni intellettuali, politici, esponenti della classe dirigente. Ai Weiwei nasce lo stesso anno che suo padre diventa uno dei target, uno dei perseguitati della campagna di Mao. Piccola parentesi, il direttore del Martin Groupius Bau, in un’intervista di qualche settimana fa, presentando l’arrivo dell’artista cinese ha detto due cose molto interessanti: per capire questo artista dobbiamo tenere a mente le tre persone che lo hanno influenzato di più: suo padre, Andy Wahrol, quindi la pop art, Marcel Duchamp, quindi il Dadaismo o il rovesciamento degli schemi.

Cominciamo dal primo. Suo padre Ai Qing fu uno dei poeti più importanti della rivoluzione e membro del partito comunista, per questo un perseguitato da Mao. La sua devozione al partito fu messa in questione nel 1956 dopo aver scritto un poema breve dal titolo The gardners dreams, che parla di un fiore tra altri fiori discriminato. Finisce male. Il partito blocca la pubblicazione del libro e a lui lo mandano in esilio al confine con deserto del Gobi. Ai Weiwei cresce in una famiglia segnata, controllava sorvegliata. Suo padre non poteva più usare il suo nome per scrivere. Lo misero a pulire i cessi pubblici e fu costretto a bruciare tutti i libri che aveva, i suoi scritti da lui, e quelli della sua biblioteca. E’ chiaro che il figlio viene fuori un ribelle e si adopera tutta la vita per lottare contro ogni privazione di libertà. E non dimentichiamoci che ai tempi di Mao – 30 anni – l’uniche espressioni artistiche consentite erano quelle delle propaganda (cioè guardatevele su google, una schifezza totale).


Ritorniamo alle donne. Questa è Adele. Poi voliamo New York city.

A un certo punto Mao muore, è il 1976, il padre di Ai Wewei torna dall’esilio e viene per come dire, riabilitato a fare il poeta. Ai Weiwei che si era di gran lunga rotto i coglioni, decide di andare in America, a New York. Voleva sperimentare la libertà, assaporandola nel posto più liberale del mondo. La prima cosa che fa sono foto alla città. Alle persone emarginate ai barboni, agli hippie di Tompkins Square park, Alphabet city, east east Village a Manhattan. La sua rabbia contro il sistema e la polizia è talmente tanta che nel 1988 quando una retata della polizia in quel parco documentò tutta la violenza. Conosce Allen Ginsberg visita musei, scopre che ‘arte contemporanea può essere anche una roba concettuale.
E qui ritorniamo a Duchamp e Wahrol. Non produrre troppo, usa quello che hai, ma siccome sei un artista tu puoi dire questa è arte. Assunzione un po’ forte, ma fulcro della poetica di Marcel Duchamp. E’ quello che ha capovolto la latrina e l’ha trasformata in fontana, ha messo al centro di uno sgabello, in alto, la ruota di una bicicletta. La domanda non è cosa è arte, ma quando e dove.
Ai Weiwei comincia a produrre oggetti strani. Sgabelli che hanno le zampe arricciate sulle punte e assomigliano a polipi, la doppia scarpa, destra e sinistra allineate che si fondono una nell’altra quasi all’altezza del tallone, una cruccia di metallo, quelle per appendere gli abiti, a cui lui dà la forma di un volto, un piatto di porcellana che sembra come piegato a metà fatto di carta, con uno spigolo al centro. Come dicono i suoi curatori di allora, Ai Weiwei non era solo un genio, ma anche un precisone: che facesse la doppia scarpa, il piatto piegato o lo sgabello polipo, si assicurava di una definizione minuziosa dei particolari usando materiali di alta qualità, rifiniture di eccellenza.


Andiamo con Cat Power. Love and Communication, Amore e Comunicazione, un gran casino le due cose assieme, neh?

Mentre lui era in America, in Cina la gente, gli studenti, gli oppositori al regime scendevano in piazza Tiennammen a chiedere riforme politiche, più democrazia, più libertà. Loro erano entusiasti, volevano una voce, volevano essere rappresentati. Ai Weiwei al di là dell’oceano se ne rallegrava, senza muovere un dito. Lui in Cina non ci voleva ritornare. Fin quando un bel giorno lo chiama suo padre. Lui era sulla sedia a rotelle, lui sosteneva per come poteva il movimento studentesco. A inizio giugno del 1989 i tank entrano in Tienammen e cominciarono a sparare sui ragazzi. Il padre di Ai Weiwei comincia a stare male. Alla fine Ais torna a visitare suo padre nel 1993 che morirà nel 1996. L’artista racconta che doveva essere solo un viaggio go and return, lui con la Cina non ci voleva avere nulla a che fare. Ma i morti di Tiennamen hanno cominciato ha fargli risvegliare qualcosa, responsabilità chiamiamola così, e il padre gli ricordò che il suo disinteresse per la Cina era una forma di benevolenza nei confronti del Governo, che non se la poteva permettere. Appena tornato in Cina realizzò una serie di libri privi di casa editrice, privi di titolo, privi di ogni etichettatura editoriale, quindi illegali, li fece stampare a Hong Kong, diventarono un’icona di quel periodo. Erano una raccolta fotografica dei lavori, performance, creazioni di artisti davvero underground. C’è il governo e c’è la repressione, questi qui non potendo osare in piazza, si rinchiudevano nella cantine buie di Pechino e davano sfogo a questa urgenza di espressione artistica. Le foto di questi album sono davvero impressionanti, e tra l’altro, a parte qualche rara immagine su internet, non si trovano in giro, (Black, Grey, and White book)
Una ragazza che in piazza Tienammen si solleva la gonna e mostra le mutande (poteva morire sia lei sia il fotografo), uno che si tatua la carta di identità sulla schiena, una donna che mangia il bambino morto.


E dopo ‘sta botta ascoltiamoci Lali Puna, Together in electric dreams.

Ai Weiwei torna in Cina portando con sé quello che ha imparato in America. A Pechino fonda prima un collettivo artistico con altri colleghi e poi apre il suo studio di architettura Fake. E comincia a fare oggetti strani: Il tavolo con due piedi piegato, 2005, il due sgabelli fusi , 1997, o il grappolo di sgabelli del 2008, attaccati tutti dalla gamba in comune, Forever, 2003, un cilindro di biciclette.
Per capire il tavolo con due gambe l’ha fatto così: ha preso un tavolo di legno quadrato lo ha tagliato perfettamente nel mezzo, una metà rimaneva a terra su due piedi, l’altra metà si appoggiava alla parete con gli altri due piedi e poi lo saldava in centro. Il tavolo diventa così una panchina.
Nel 1995 ruppe un vaso cinese preziosissimo della dinastia Han. Era tutto un rievocare questa rivoluzione culturale che ha distrutto tutto e poi ha rincollato i pezzi cambiandone i connotati. E dopo la Cina si apre all’industrializzazione, all’economia, alla finanza, fino ai giorni nostri diventando la super potenza che è.
Comunque questa storia dei vasi ha un seguito. Lui nel 1995 si fa questa foto in cui rompe questo vaso risalente al 200 (no il 1200, il duecento proprio). Nel 2006 riprende il tema i vasi, tutti preziosissimi, tutti antichissimi, tutti costosissimi e per giunta tutti intatti e uno a uno li immerge nei colori o ci scrive Cocacola sopra (qua cita Andy Wahrol paro paro). Fate conto, li prende dalla bocca e ne immerge dal sedere per metà, poi li capovolge e lascia i colori colare in modo da creare delle line di colore, no. Una colorazione artificiale, fuori luogo, irrispettosa, come quello che la modernizzazione forzata ha fatto, sta facendo, alla Cina. E’ come se noi a un certo punto mandassimo degli skater a decorare con le bombolette spray tutta Pompei (i vasi Ai Weiwei se li era comprati non è che li aveva rubati a qualcuno). Una provocazione forte. Uno scandalo. Ciascuno di questi vasi, una 50ina circa, finiscono poi a collezionisti, gallerie, nei musei di tutto il mondo.

Meno di un mese fa un artista, dicono fallito, entra in un museo in Florida, dove sono conservati una decina di questi vasi ne prende uno e lo spacca per terra. Un milione di dollari in frantumi, titolano i giornali. Io personalmente, alla luce di quello che ha fatto l’artista cinese nel 1995, non credo proprio che Ais se la sia presa. Alla fine il nostro artista americano che tutti hanno giudicato sommariamente fallito, ha solo fatto una citazione. Ora però rischia cinque anni di carcere.


Ascoltiamoci la canzone che dà il nome al mio nome. Io mi chiamo Vita La Roux, per via di questa bimba qui: La Roux: In for the Kill

Nel 2009 Ai Weiwei con l’aiuto di uno studio di architetti svizzero disegna e realizza lo stadio che poi ospiterà i giochi olimpici, quello di metallo a forma di nido. Siamo ormai arrivati a un punto che Ai Weiwei è così famoso (aveva già fatto l’istallazione degli zainetti, era già stato picchiato dalla polizia cinese, aveva già rischiato l’ictus) che per come dire la commessa gli spettava quasi di diritto. Siamo a un punto della storia che la Cina, dove da un lato c’è la pena di morte per schiamazzi notturni, dall’altro vuole rispettare una specie di buon viso di fronte alla comunità internazionale.
Prima delle Olimpiadi, la Tate Modern di Londra gli aveva chiesto di fare un’istallazione. Carta bianca. Allora lui si reca per un periodo nel centro cinese della porcellana a sud di Pechino e decide di ingaggiare 16mila persone per due anni per farli fare milioni di piccoli semini di girasole. Sceglie la porcellana migliore sul mercato e la più costosa, e li fa rifinire a mano uno per uno. Ma voi lo sapete come si fa la porcellana? Si prende la pietra, pietra bianca grigia, la si frantuma con dei martelli di metallo, fino a che diventa polvere. Più è fine la polvere più di qualità è la porcellana. Questo composto poi lo si si mescola con l’acqua, la si mette in forme di pietra, nel caso dei girasoli con le forme di semini, la si mettere a cuocere nei forni a 1.400 gradi. Perché i semi di girasole? Perché il girasole era il cibo di milioni e milioni di cinesi poveri e affamati negli anni della rivoluzione culturale. Perché il seme di girasole era il simbolo di Mao Zedong, e del suo potere. Perché la Cina, dove la porcellana è stata inventata, è diventata il Paese per eccellenza della produzione seriale, e ahimè della produzione seriale di scarsa qualità, che siano magliette, bicchieri, comodini o tazze. E lui alla produzione seriale, ci appiccica la qualità delle edizioni limitate e realizza questo simbolo per la vita dei cinesi.
E a toccarli o camminarci sopra, raccontano da Londra quando poi i semini si sono fatti mezzo pianeta in aereo, era come farsi scorrere dei granelli di diamanti tra le mani, si viveva un’esperienza fisica, tattile senza precedenti. E dopo Londra, dopo Pechino, tutti credevano che Ais fosse intoccabile. Invece no. Un giorno, il 2 aprile del 2011 lo prelevano di forza dalla sua casa di Pechino e lo incarcerano. Di lui non se ne sa più nulla. Autorizzano sua moglie a incontrarlo una sola volta. Ci dice a noi Ovest che sta bene. Poi a fine giugno lo rilasciano su cauzione. Arrestato per evasione fiscale. Cauzione pagata dai suoi sostenitori. Ora è in regime di semilibertà. Ma deve pagare ancora una multa di non si sa quanto milioni di Yuan. Però forse ce lo mandano a Berlino.

Questa è Joan Beaz. L’ultima regina della lista. Here is to you, Nicola and Bart.

L’ammore, questo folle sentimento che…

Dorothy-Iannone

Puntata n.2 Crisalide on Air, su I need Radio, martedì 25 febbraio 2014 ore 19-21. In replica venerdì 28 febbraio 2014 ore 11. I love you all!

Episode 2 on Air Chrysalis, I need on Radio, Tuesday, February 25th, 2014  7-9pm. In reply Friday, February 28th, 2014 at 11 am. I love you all!

Episode 2 on Air Chrysalis, IneedRadio, am Dienstag 25. Februar 2014 von 19 bis 21 Uhr. Wiederholung am Freitag 28. Februar 2014 11 Uhr. Ich liebe dich!

01
 Moderat, This time

Ciao ragazzi, la Crisalide d’aria è tornata. Tutta bella luminosa, primaverile, piene di ossigeno per le nostre teste. E non fa niente che io sto qui a fumare tremila sigaretta. L’ossigeno è uno stato mentale. Avevo promesso che vi avrei parlato di neuroestetica ma per cause di forza maggiore oggi dovremo occuparci di una tipa Dorothy Iannone, che dal 20 febbraio scorso fino a giugno è in mostra alla Berlinesche Galerie. 
Dorothy Iannone, il cognome già ci dice ha nel dna qualche filamento italiano, nasce nel 1933 a Boston, dopo aver viaggiato mezzo mondo, aver vissuto a Nyc, Thailandia, Giappone, Grecia, Francia, si trasferisce in età senile a Berlino, mi pare che bazzica qui dalla fine degli anni 70. Lo scorso anno ha compiuto 80 anni. L’hanno definito la madonna dell’arte contemporanea. E devo riconoscere che ha fatto nell’arte quello che Madonna ha fatto sul palco. Usare il sesso e la sensualità, la propria, come strumento di espressione narrativa.

02 Ma ora ascoltiamoci Jonsi, leader dei Sigur Ros in uno dei suoi lavori da solista non il lingua islandese. Questa è Animal Arithmetic. Bacio. A dopo. Tanto amore.

Ben tornati. Dicevo, oggi parleremo di Dorothy. Artista americana, italoamericana per la precisione, che in maniera più o meno consapevole, di certo rivoluzionaria, ha usato la sua vita come mezzo e strumento da cui trarre ispirazione per la sua immensa produzione artistica. Per semplificare vi dirò che questa ragazzina ha creato, tra virgoletta tantissimo. Ha dipinto su tela, ha fatto centinaia di grafic novel, ha realizzato ispirata dall’arte della lavorazione della carta giapponese, patchwork di carta di cellulosa, carta di riso, petali di fiori, ha realizzato video, e sculture di legno, ha decorato armadi un po’ come se facesse decoupage e li ha trasformati in libri aperti dove raccontare storie, le sue. Dorothy, ha fatto tutto quello che ha fatto – e qua volendo ci possiamo chiedere se è giusto o sbagliato, ma più avanti nella trasmissione – parlando esclusivamente di se stessa. Ha dipinto la sua vita, ha usato le parole a volte, in praticamente tutte le sue opere – la mostra alla Berlinesche Gallerie è una delle maggiori retrospettive che sia mai stata fatta su Dorothy.
Quando sono stata alla apertura mercoledì scorso, mi sono sentita invasa dal suo ego, presentissimo ovunque, e dalla sua passione per l’amore e l’eros. Sì, Mrs Iannone non fa altro che parlare di sesso. Quello che lei voleva e che forse vuole ancora, a 81 anni.

03 Però prima di scendere nei dettagli della sua vita, ci ascoltiamo Bonobo, questo artista inglese classe 1976 che con l’album The North Borders da cui è tratto il prossimo brano, Kiara con la kappa, ha vinto il premio tipo della migliore grafica 2013 o 2014 non mi ricordo. Sì la grafica è figa, ma io mi concentrerei sulla musica. Viva l’amor, come dice il professore.



Ritorniamo alla mostra di Iannone. Dicevo, la Berlinesche galerie a fatto un lavorone nell’assemblare centinaia di opere d’arte prodotte dall’artista tra il 1959 e il 2014, ci sono libri, ci sono oggetti, tanti dipinti su tela, tanti acquerelli su carta. Aveva già esposto da sola lo scorso anno al Camdem arts centre di Londra, nel 2009 al New Museum di New York nella galleria berlinese che si chiama September l’anno precedente.
Dorothy all’arte ci arriva per sbaglio. Stava lì beata che studiava letteratura americana all’università quando si mette assieme a questo pittore e matematico James Phineas Upham. E comincia a dipingere, completamente autodidatta anche lei. I due amati cominciano tra l’atro a fare il giro del mondo. Visitano le maggiori città d’europa, vanno in Nord Africa, arrivano in India, fanno tappa in Cambogia, Thailandia, si fermano qualche mese a Kyoto, e sulla via del ritorno, verso gli Stati Uniti, passano per la Turchia e Capo d’Antibe. E’ a Kyoto che Iannone impara a giocare con la carta e a trasformare il mezzo in contenuto. Ma di carta parleremo anche dopo. Adesso.

04 Facciamo un tuffo nel passato con i Pulp. Che mi ricordano tanto i miei anni d’oro. Mi ricordano tanto gli anni dell’Università. Questa è FEELING CALLD LOVE. Sempre di amore vi parlo, bello no?

Prima di ritornare alla vita a luci rosse di Dorothy, volevo fare un breve cenno al valore che nell’arte asiatica si attribuisce alla carta. Sarà perché la realizzano dal riso, sarà che devono farla bella rugosa per scrivere meglio gli ideogrammi, sarà appunto che la scrittura degli ideogrammi presuppone una capacità manuale di quella che serve a noi per scrivere decentemente, sarà per questa storia fatta di mantra, fatto sta che in oriente la carta è più valorizzata di quanto non lo sia qui. Qualche mese fa ho conosciuto un artista mezzo malese mezzo berlinese, si chiama Zubin Zainal. Lui ha davvero una bella storia. Ha tipo studiato una qualche ingegneria non mi ricorso quale di preciso e lavorava come manager per non so bene quale società, poi dieci anni fa a Kula Lampur ha un grave incidente. Rischia la vita.Lascia perdere tutto quello che aveva fatto fino ad allora e si mette a dipingere. La pittura era, ed è ancora la sua passione. Poco importa che di quadri si campa male. Ci si mette con tutto il cuore e si dedica ai pennelli alla carta 24 ore su 24, 7 giorni su sette. Campicchia così così, vende agli amici, vende su internet, qualche volta gli commissionano di realizzare le copertine di album, illustrazioni di libri. Poca roba. Poi lo scorso anno la Berlin Liste, che è una lista dei migliori emergenti della settimana dell’arte contemporanea che si tiene a settembre ogni anno (attenzione: sulla berlin Liste stanno puntati gli occhi del mondo) lo seleziona come rivelazione dell’anno. Perché? Perché lui che arriva dall’Asia e ha un particolare amore per la carta, decide da qualche anno di farsi la carta in casa. CI mette la terra, ci mette la cellulosa, ci mette l’amido, crea dei composti grezzi, bianchi, sporchi, variopinti, la mette a seccare e prima di dipingerci sopra li accartoccia (siccome è grezza la carta mantiene pure accartocciata il suo volume e la sua eleganza). Provate a immaginare la carta accartocciata: è fatta di spigoli, tanti spigoli casuali, che creano linee disordinate. Ebbene lui tramite quegli spigoli crea figura, dipinge bordi sugli spigoli e realizza che ne so gufi, volti di donne, tigri, eccetera. Insomma la carta è bella. E mi piace chi le dà importanza.

05 Ma torniamo a Dorothy e alla sua sua passione per la carta che nasce negli anni ’60 in giappone. Però prima ascoltiamoci Devendra Banarth, artista texano 1981. Per ragioni che non mi sono chiare il titolo di questa canzone è tedesco: Fur Hildegard von Bigen. Bacio.

Dopo le composizioni con la carta Iannone lavora molto a una forma di espressionismo astratto. Quando si parla di espressionismo astratto, si intendono per capirci Rothko, o James Pollock, ampie tele di canapa, amore per le superfici piatte, predilezione per tutto lo spazio pittorico, bordo o centro della tela. Dorothy, dicevo, con il marito pittore matematico James Phineas Upham comincia a girare il mondo, e dopo la tappa in Giappone dove gioca con la carta si ferma a fine anni ’60 a Reykjavik. Tempo un secondo si innamora di un altro, l’artista Dieter Roth. Tramite lui, che fu un rappresentate di questa corrente detta Fluxus, contraddistinta da una roba molto tipica della fine degli anni 60 nel mondo dell’arte, cioè mescolare senza riserve alcune la vita e l’arte. Dieter Roth, per capire che tipo era sia negli anni 70 sia a fine degli anni 90, un anno prima di morire, aveva presentato alla biennale di Venezia questi Solo Scenes, scene solitarie in cui portava scaffali pieni di cose seriali. Nel primo caso, nel ’75 erano una serie di faldoni cartelle da archivio, mentre nel 97, un anno prima di morire tante tante televisioni, tutte accese, sintonizzate a canali diversi, attaccate a videoregistratori. Lo scorso anno Hangar Bicocca Economy bar. Iannone impara da questo artista singolare. E lo trasforma, Roth, nella sua musa. D’atronde mica solo gli uomini ci devono avere le muse, no?

Andiamo con il 06 brano della serata. Vedo qui che abbiamo Goodbye Apparat, featured by Soap&Skin. Come ho detto altrove sulla Crisalide d’aria: il modo più bello per dirsi addio è proprio con questa canzone, anche lei tratta dalla colonna sonora di Drive. Capolavoro. A dopo carissimi.



Allora, Dorothy dopo aver viaggiato mezzo mondo col marito, si ferma a Rekyavik nel 1967 dove conosce Dieter Roth artista mezzo svizzero mezzo tedesco, si innamora perdutamente, sposa la sua di lui filosofia artistica Kunst ist Leben und Leben ist Kunst, cioè tutto ciò che è vita è arte, ciò che è arte è vita (siamo alla fine degli anni ’60 inizio anni ’70). Il marito tradito nel frattempo se ne torna a New York da dove era venuto e Iannone comincia a una produzione artistica smodata. Fedele al motto che la vita entra nell’arte e l’arte entra nella vita realizza una specie di grafic Novel sulla sua vita con il suo amante a Reykjavik. Questa specie di fumetto in sequenza, che forse è il lavoro più interessante esposto alla Berlinesche Gallerie, si chiama la Saga Islandese. Lei racconta ogni dettaglio di sé in quegli anni, raffigurando prima di tutto se stessa. Lei che prepara la valigia per lasciare l’America e andare in Islanda, il primo incontro con Roth, come il suo amore poco alla volta abbandona il marito per spostarsi su questo affascinante europeo. DI come lei, Iannone decide di dedicare tutta la sua vita all’amore, amore senza veli, amore senza censure, di come questa relazione con Roth, incentrata sull’estasi fisica, diventi anche il centro dei suoi pensieri e di conseguenza delle sue espressioni artistiche. D’altro canto lo aveva detto: Vita e arte sono la stessa cosa.

Passiamo oltre, con il nostro 07 brano che è…. fatemi vedere cosa ci riserva la playlist…. a ecco di nuovo Bonobo. Questa è Sapphire e la dedico alla sorella di Orhi che si chiama proprio Sapphire. Vi ricordo, informazione di servizio che il 15 marzo il nostro ragazzo sarà al Columbia Halle a Berlino. In prevendita i biglietti ahimè sono già sold out. Forse però ne mettono in vendita un altro scaglione nei prossimi giorni. Teniamoci pronti. A dopo.

Gli anni di Rekyavik, com Roth saranno cruciali. Con lui lei si libera completamente. Dopo le più dimesse grafic Novel (che sono piccole e in bianco e nero se vogliamo ancora pudiche, non ci dimentichiamo che prima giocava a fare fiori di carta a Kyoto) non avrà più alcun pudore a mostrare se stessa in veste, svestita, di super giunone gigante avvinghiata a uomini, in atteggiamento lascivo e promiscuo. Tanto è vero che abbandona il carboncino e la china e si diletta con i colori più sgargianti all’azzurro turchese all’oro in motivi bizantini. Come se stesse raccontando di una nuova femmina ancestrale e magica di età medioevale, colei che dall’abside di un chiesa controlla l’amore. E il sesso è diventata una cosa sacra.

08 dall’album Hercules and Love Affair, questa è Blind. Che mi piace assai. Progetto del DJ NYC Andrew Butler e di quella bella voce femmina che è Antony Hegarty. A&J

La liberazione dal pudore prosegue negli anni al fianco di Roth. Siamo sempre a Rekyavik. I colori delle sue tele diventano sempre più sgargianti, c’è qualcuno che in questa produzione islandese l’ha addirittura assimilata a Gustav Klimt. Ma qui manca l’infinita tenerezza del Bacio del pittore viennese. Però i suoi personaggi, che sono lei la Giunone, e lui, la sua musa di Giunone, vengono sempre più decorati in maniera vistosa ed eccentrica con le stelline, i cerchi dorati, i filamenti colorati, i fiori le foglie, i rami. Le opere diventano in questi anni ’70 veri e propri kamasutra a colori, celebrazioni disegnate di un hippie erotismo. Hippie erotismo, vi piace questa definizione?Alle tele alterna i dialoghi, scene di vita quotidiana in bianco e nero con il suo uomo. Tutto racconta, non si vergogna di niente. Arriva nel 1968 a pubblicare una specie di diario intitolato lista IV, enumera gli atti sessuali con tutti gli uomini con cui era stata prima di Roth. Nel 1967 doveva esporre la serie People (uomini , donne, amici, personaggi mitologici tutti con gli zebedei di fuori) e niente gli hanno confiscato tutto. La censura dura per fortuna solo un paio di giorni. 
Nel 1974 la coppia di amanti si separa e Dorothy si trasferisce nel sud della francia, in un monte vicino Nizza. E comincia una semiconversione metafisica di cui vi parlerò dopo il prossimo brano.
 
Sentiamoci il prossimo brano che è ….

09 I See the Darkness Johnny Cash, il mio amore del momento. 

In Francia Dorothy Iannone ci rimane un paio d’anni, poi nel 1976 si trasferisce a Berlino (attenzione nella puritana america non ci torna più!). Il tema della sua produzione artistica resta sempre lo stesso.

Amore, sesso, se stessa, patate di qua uccelli di là, accoppiamenti, stelline filamenti colorati, orgasmi, occhi estasiati di uomini e donne, che le assomigliano tutte con questi immensi occhi neri, ciglia lunghissime, peli pubici. Però comincia a sperimentare nuovi media. Quindi ripetiamo. Aveva cominciato con la carta giapponese a fare fiori, si è spostata sul grafic novel, in bianco e nero, poi le grandi tele bizantine, sgargianti di amore, per approdare a un quasi kamasutra d’occidente, erotismo hippie. Adesso comincia a usare il video, a decorare come stesse facendo decupage, mobili, scaffali, pezzi di legno. Nel 1975 realizza questo video, con televisore incastonato in un mobiletto ultra decorato alla sua maniera, intitolato “Stavo pensando a te” dedicato all’amico tedesco avuto a Rekyavik. E’ lei che si riprende ha un orgasmo. Mi sa che Crisalide d’aria me la censurano…. in Italia, che dice professore? Devo dire che però alla mostra settimana scorsa c’erano tanti mamma papà con figli…. Bella berlino.

Brano numero 10: A real Hero, di nuovo dalla colonna sonora del film Drive, una delle mie carezze preferite. Baci baci baci Peace and Love.

Gli anni francesi e berlinesi l’ego smisurato di Dorothy tocca il punto più alto.

Ormai la Bad Girl non ci prova neanche a nascondere la sua auto celebrazione e l’auto assimilazione a divinità. SI va a cercare delle figure chiave degne di venerazione femmine, del passato e raffigura la dea Bianca, Cleopatra e Penthesilea. I tratti di queste dee non si sa come mai le somigliano tutte. Gli occhi le ciglia, fin anche gli occhiali mette a queste divinità, sono, guarda caso le sue. Aumenta il tono sacrale delle opere. Ora queste donne sono dotate di corona, scettro, mantello. Sempre nude, sempre in procinto di una Fellatio (posso dirlo?). Oggi qui in radio chiamano la buon costume…

Andiamo col prossimo brano 11 poi prometto torno coi toni da programma preserale. Ora grande classico Massive Attack, Man next door, era il 1998, l’album bello bello era Mezzanine.

Dopo tanti eccessi, tanto colore, dopo aver scomodato anche delle importanti divinità precristiane, femmine, regine, cape, Dorothy, dopo aver usato tutti i media a sua disposizione, libri, fumetti, video, sculture istallazioni sonore eccetera eccetera, dopo aver viaggiato da una parte all’altra del mondo, insediata dal 1976 nella Berlino Ovest (ci è arrivata tramite una borsa di studio per artisti e poi non se ne è più andata) scopre il buddismo tibetano. Gli anni ’80 sono contraddistinti da un nuovo tipo di amore. La relazione con Roth è finita, I due rimarranno buoni amici fino alla morte (alla morte di lui, lei è ancora viva, vive qui a Berlino e pare stia bene). Il femminismo e la voglia di manifestare la libertà sessuale si è attenuato. Ormai sui palchi di mezzo mondo c’è Madonna con Like a Virgin. In tutti i programmi di tutte le tivù in prima serata si parla di sesso. Il tema non è più tabù. E Dorothy, sempre affascinante, comincia ad avere le sue rughe (è nate nel 33, il che vuol dire che ha 60 anni negli anni ’80). E finalmente dopo vent’anni di ininterrotta attività artistica e figurativa abbandona, o lascia un po’ più in disparte le esperienze personali. Non ha più bisogno di parare delle sue personali innumerevoli avventure sessuali. Anche il tempo del Fluxus, la corrente artistica di cui il suo ex uomo faceva parte, è svanito. Non c’è più bisogno di mescolare l’arte alla vita e la vita all’arte. E allora l’amore, sempre centrale nella sua produzione, inteso come unione tra uomo e donna, diventa un’unione estatica, dove la componente fisica non scompare ma si, per come dire, arricchisce di componenti metafisiche.
Sentiamoci il prossimo brano e poi vi parlo di My Caravan. Un quadro del 1990 che spiega un po’ questo amore estatico di Dorothy.

12 Postal Service, The district sleeps alone tonight. Questa è dedicata al mio fratello a cui piace tanto tanto.

Avete presente la statua di Kate moss tutta d’ora, una cagata di trash fatta da questo artista inglese Marc Quinn e venduta a un pazzo psicopatico fa della modella per 900mila dollari, Bene, Kate in quella statua assume una posizione diciamo triangolare, che sarebbe una posizione di Yoga tipica di queste divinità femminili delle Upanishad, i testi sacri indiani che poi danno origine a tutta la filosofia orientale, in cui lei incrocia gamme e braccia come una divinità indiana. Bene, nel My Caravan di Dorothy Iannone, venti anni prima raffigurava se stessa in una posizione analoga. Non è più né Cleopatra né Pentesilea, c’è questa nuova Dorothy in versione buddista sempre a tette di fuori, al posto della patata ha un cuore, stesso cuore che è al centro della fronte. Volto sempre sorridente (Lei amava dire che a chi le contestava un eccesso di erotismo nelle sue opere che mettevano di buon umore, in effetti è vero) ai suoi piedi o meglio sotto le sue gambe (le pose kamasutra non ci sono più) la testa di un uomo. Adesso infatti quando raffigura l’unione tra uomo e donna, raffigura un unione spirituale, priva dell’atto sessuale in sé. Due teste con un solo corpo. Principio buddista fondamentale. Ein Koft viele Koerper.

Brano numero 13. Siamo quasi arrivati alla fine di questa puntata amici. Merry Christmas Mrs Laurence di Sakamoto.



Un’ultima e importante sessione della mostra alla Berlinesche gallerie è riservata a Berlino. Una raccolta di 70 lavoro, per lo più disegni dal titolo Berlini Beauties. Ai disegni, che risalgono all’età matura (1977-2009) affianca sempre storie non più personali di sesso, ma poetiche descrizioni del suo luogo del cuore, scelto come casa da ormai più di trent’anni. “Du hast ja keine Anhung wie schoen du bist Berlin”. In realtà critica anche un sistema materialistico e patriarcale, quello tedesco, che ha tentato di frenare la sua espressività (caso Stoccarda nel 1976, ma ci sono anche casi successivi). Tuttavia lei accetta la sfida e si dedica negli ultimi anni proprio a far passare il messaggio: che non c’è niente più bello dell’amore. Si attiva con la serie To reform germany, che è una specie di saga islandese, grafic novel in bianco e nero, in cui racconta storie di uomini, storie di dolcezza berlinese, intrise di sensualità.

E sulle note dell’orchestra Baobab, liti liti, vi do appuntamento a martedì prossimo. Baci ragazzi.