Soldato alla mia alba

Distopica io le speranze e i sorrisi

Dispotico tu i tuoi occhi e tutto quello che dici

Distopico il canale i graffiti e l’amore

Dispotici i cortili la tua mano e la mancanza di calore

Distopica Berlino gli incontri e la pioggia

Dispotici i messaggi le foto e i pomeriggi

Distopici gli abbracci, i baci e il silenzi

Dispotico il letto, l’inverno e gli spazi

Mio soldato dell’alba sul Bosforo.

Tu incanto, tu odore color dell’ oro.

Che tremi che ridi che cerchi casa

Io mi tiro indietro, per legittima difesa.

(In)sicuri da ogni turbamento

Eccolo là, lo specchio che dice la verità
lui vede, tira fuori codesti mostri
dopo un eterno weekend (di quelli che durano trent’anni),
Era stato promesso ancora una volta distillato di cuore rarefatto
tra tiramisù, una pizza, un genitore, le coccole a un gatto.
E invece un immenso dolore negli arti, nelle viscere,
in quel muscolo che calcola la cronica mancanza (eccolo, sempre lui) di amore
Questo è un grido disperato, di chi il senso della vita da tre decadi si è giocato
E tutto il sale, il brio, quella fragranza interna si traduce in uno sterile vano tormento
Dentro una pioggia di luci, mille generali a volte fedeli a volte sleali
la matrice, l’algoritmo, l’hashtag, e un’altra parola chiave sbagliata.
E il ricordo di luna di lupo blu, la neve e il desiderio di allargare gli spazi,
continuando a contorcersi in una gabbia d’oro, pulita, piccola, priva di specchi.

Nave angolare

Parallelepipedi irregolari, spazi deformi, mondi capovolti,
Pareti sciolte, corridoi voraci, contro-soffitti stravolti,

Nella nave canta un violino ungherese
a un certo punto il suono del mare resta sospeso
si sente un urto, uno squarcio, sembra quasi uno scherzo

Al giglio, al buio di notte le sue urla, di acciaio, lei affonda
Concordia. Concordo: infinita (o forse nessuna) Misericordia
Inclinata, lacerata, di fianco distesa sembra quasi che dorma

si muore a tentoni nei vicoli cechi, nell’acqua corrosi
L’idea: una piroetta, un saluto, un pesantissimo inchino
Addio a chi di 13 o di 14 o di mieloma (piu’ che una data, un destino)

Scaccomatto (2021)

L’inganno del gioco di me che guardo

E di loro che per loro tutto dura così poco

Generali di eserciti di centinaia di farfalle

Nello stomaco a saltare come se dentro ci fossero le molle

E certo che il vento non ha l’ombra

E certo che l’ombra non fa rumore

in questo programma si ripete una specie di errore

qui mi chiamo (esclusivamente) mamma mamma

(Reagisco) Maledetto cappio dramma, elettrocardiogramma

Queste parole stese al sole sole

Una vita appesa al chiodo ruoto

Mille pensieri francesi mal spesi

Un solo destino – tre steli – un lungo cammino

Si chiude l’anno del maestoso riscatto

Scaccomatto scatto leggera come un gatto

Scivolo affusolata nel mio nuovo ritratto

Mi sciolgo consumata nel mio ultimo autoscatto

Blade runner

L’ecosistema di sistema, che sistema le cose

Collassa (to be Continued)

La ballata delle slitte

Tutte strette
per mesi in cantina
(STANNO) 10 milioni di slitte

Tutte contente (ESCONO)
allo scoperto di Berlino
nella sua veste più carina

nell’ora blu
tanto bianco di primo mattino

(SUONA) la sveglia del nascondino


Niente scuola ne’ colazione
i nostri bambini (DIVENTANO) gli alleati
della vera rivoluzione

I rifugi al parco
la guerra di neve
discese stratosferiche
(PRENDONO FORMA) in questa città dalla nuova metrica


Inverno

Ricordo ancora il sole,
a novembre le lacrime sul mio balcone
ricordo la tremenda verita’
di quel ultimo dicembre di sei anni fa.


Vorrei poter non dover commettere sempre gli stessi sbagli,
Potrei a questo punto non dover commettere di nuovo gli stessi sbagli;
Ma le persone muoiono, cambiano, se ne vanno.
E lasciano un vuoto tiranno, stalattiti d’oro e tanto affanno.

Sento dire in continuazione:
bisognerebbe vendere, comprare, aumentare la produzione.
E di restare, fermarsi, disfarsi definitivamente delle munizioni?
quello – stano – a nessuno viene in mente. Maledizione

E no, non avevi gli occhi blu, tu
E sì. Quel tramonto rimarrà il nostro eterno dejavù
La tua voce come una scheggia ancora in testa riecheggia
Vestita di nero, d’inverno, il cimitero sembra ancora più vero

Le case di quel paese lontano, sono nidi di vespe al contrario.
Poco più a Sud, nel mare, un’immensa tomba liquida, celeste.
Niente di strano se da lì te ne sei scappato,
niente di strano se io lì non ci sono più tornata

Per rabbia

  1. Per rabbia
  2. Correrei
  3. Di corsa
  4. Tutta-notte
  5. Per i non-boschi di Wedding.
  1. (E lo so benissimo che noi con l’anima addosso moriamo più spesso) * Emily Dickinson
  1. Addestrata
  2. da decenni
  3. alla fame
  4. mi godo
  5. i miei trecento tramezzini, di rame
  1. (E so altrettanto bene che le vite sono due: una ad occhi aperti, una ad occhi chiusi) * Federico Fellini

L‘eterna arringa

Il problema è che a un certo punto non sai più come dormire

Stanca, sei stanca. Stanca morta per la precisione

Poi ci sono quei tre pensieri ossessivi. Climax. Diventare

E due bambini che a momenti voglion fare colazione

Spegnersi, a questo punto, non è più un’opzione.

La luna piena va in conflitto con le ovaie

Novembre fuori si mangia la luce delle foglie

Lei nel frattempo presto diventerà sua moglie

Mentre appoggio un giglio bianco sul sagrato del tribunale

Tutta notte eterna arringa, per difendersi dal male

Un numero di ore pari a 24 moltiplicato per 365

Il tempo trascorso a decifrare questo male

Mele. Miele. Mole. Antonelliana. Italia gentile

Sottile, con stile, virile. Germania cattiva paternale canaglia

Il giorno dopo eterna arringa per difendersi dal male

Quartieri a casaccio

Come fa il tempo a essere sprecato,
se dopo cinque anni di digiuni (veri!)
salti in sella alla bicicletta più bella, corri come una gazzella
ti tuffi nel buio, fendi il ghiaccio, corri veloce per quartieri a casaccio?

Da qui dove ora mi trovo, sono lontani tutti i massaggi,
i mesi, gli anni e i compleanni. Scappo indietro nel tempo
a salutare un occhio-fotografo dal sorriso gioviale.
Correva anche lui. Veloce. La vita se l’è trascinato nel canale

Stando a tremende leggende di questa città
stretta tra monti, pirati e cieli stellati
con al centro un castello, tutto fiorito,
di tre chiese una, si entra scendendo tre scale, tanta luna molta sfortuna



Africa

Un viaggio eterno

Dal Ghana al disarmo

Dell’io – mio dio – che decide l’addio

Per finire nelle stanze dell’Europa del nord

A togliere di mezzo gli ostacoli con GOD

Pregando – si fa per dire – di non avere pensiero

Nei fatta di strada, amico, dall’Africa forestiero.

Dopo aver brindato con litri di vodka

All’attracco in Italia, la costa
La barca era stretta
il mare immenso
i giorni fuori eterni
la fame interna eterna

Scampato per un pelo alle prigioni libiche,

Eccoti oggi a tendere la mano alla bambina Lirica

Autoritratto

Le donne di luna hanno frangia e capelli lunghi
Un tatuaggio sull’indice destro in asse perfetto con le loro figlie dalla pelle fragile
Le donne di luna sono belle anche in quarantena
Bravissime a piazzare detonatori nei i tribunali minori
Le donne di luna se urlano, fanno tremare voi uomini
Salutano scivoli e nuvole, guardando le foglie diventare
Addosso una maschera, senza rossetto, la corrente risalire
Le donne di luna i quarant’anni ce li hanno scritti nel cromosomi
Oggi oggi domani domani aspettano il vento, sedute di fianco