(Vita) Errante

Finalmente arriva la notte che annera le mura
La chiaroveggente di Birmingham mi legge la luna
io vestita di vetro per nascondere il cuore
corro veloce attraverso la spiaggia raggiungo la duna

Il cuore si ammala, va dal dottore
Io rimango al buio a cercare fortuna
in un luogo impreciso tra la vita e la morte,
a dipingere verita´ (nella buona e nella cattiva sorte)

oscillo nell´aria, scendo a patti coi diavoli,
divento piu´ brava di loro, mi perdo per Napoli
bevo dell´acqua, distillo le stelle, arrivo al punto che mi fa male la pelle,
accetto il verdetto, scendo allo scoperto: da domani si va presto a letto

DISintegrata

Tendiamo le mani al diavolo, (ci nascondiamo in un angolo)

diamo la colpa all’alcool (vorremmo comprare casa a Bristol)

siamo i soliti mariani, (zingari diventati operai)

a meta´ tra la vita e la morte (l’amore, il silenzio e la consorte)

senza possibilita´ di riposo (questa volta giuro non mi sposo)

due dadi presi a caso (per scacciare il malocchio mi tocco il naso)

tiriamo a sorte (chiudiamo tutte le innere porte)

cerchiamo la pace (non si placa il torace)

ci facciamo un nome nella rivoluzione (noi agenti segreti di nessuna nazione)

Mezzo soprano alla Sprea

Looking for Air – Screenshot (Vita Lo Russo & Sara Paracchini)

700 camici di bianchi diversi gli uni sopra gli altri, persi
sulle labbra solo un rossetto leggero, un velo
Berlino, coi capelli rasati a zero,
mi viene di nuovo voglia di amarti
Tu bella mia Sprea
lascia cantare tutti mezzi soprano del mondo
dall´alba al tramonto, dai balconi di primavera

Ci diamo un bacio

Moderna (the day we start to dream again), acrylic on canvas, 160×120 cm, Berlin 2021, Crisalide d’aria

Corone hawaiane sui balconi di via Roma
Melodie africane a Porta Felice
Ho perduto Palermo nel vento dei tropici
Ho trovato l’inferno nel bar sotto casa mia
E ho visto un mostro ingoiare la città
Uno sputo di sangue sporcarti le Adidas
Violentare la vita dentro le stanze di un tribunale
Festeggiare la fica in un circolo culturale

E c’è una ragazza, che ha i capelli del colore del cielo
Ha gli occhi del colore della guerra
Brucia l’attesa, distesa su una tavola
Aspettando che arrivi dal fondo un’onda anomala
E siamo fatti entrambi di luce stellare
E ci bagniamo nello stesso mare
Abbiamo entrambi figli e cani da sfamareCi diamo un bacio prima di farci male
Ci diamo un bacio prima di farci male
Ci diamo un bacio prima di farci male
Ci diamo un bacio prima di farci male

E ho visto un mostro ingoiare la città
Uno sputo di sangue sporcarti le Hogan
Una brezza nuova, un taglio alla gola
Una pompa di benzina che, bruciando, illumina il lungo mare
E tu, che non sai se partire o restare
Sarai Meri per sempre, Afrodite venduta nel tempio per niente

E c’è una ragazza che ha i capelli del colore del cielo
Ha gli occhi del colore della guerra
Brucia l’attesa, distesa su una tavola
Aspettando che arrivi, dal fondo, un’onda anomala
E siamo fatti entrambi di luce stellare
E ci bagniamo nello stesso mare
Abbiamo entrambi figli e cani da sfamare

Ci diamo un bacio prima di farci male
Ci diamo un bacio prima di farci male
Ci diamo un bacio prima di farci male
Ci diamo un bacio prima di farci male
Ci diamo un bacio prima di farci male
Ci diamo un bacio prima di farci male
Ci diamo un bacio prima di farci male
Ci diamo un bacio prima di farci male

Palloni bucati sui balconi di via Roma
Palloni bucati sui balconi di via Roma
Palloni bucati sui balconi di via Roma
Palloni bucati sui balconi di via Roma

Insensata primavera

Il vento il freddo. Concentrazione, ti perdo
le foglie i germogli, che fatica. In testa mille grovigli
Qui oltrefrontiera, non ha alcun tipo di senso la Primavera
Vorrei la sera, in spiaggia, con litri di sole, morire

Vorrei poter raccontare della Lavanda l´odore
Il verde che dilaga sui muri di casa e sul cuore
Vorrei poter ricordare le nuvole bianche nel cielo
senza dover sempre sentire nelle arterie, di Berlino il gelo

Sorrido di continuo. Rughe sulla fronte lamelle di allumimio
Rido rido che mi fa male la testa. Aprile per piacere ora basta.
Scaldami, abbracciami, stringimi fino a farmi soffocare
Toglimi l´energia di questo eterno inutile insensato pensare.



Aprile dolce morire

Ci vuole la neve d’Aprile, a noi schiavi di solo sentire

Dire basta, comunque, non lo sappiamo fare

Letti volanti, abbracci pesanti

Tutt’odora di cera impregnante

Sembra ieri dormirti di finaco

Sparito. Cosi’. Di punto in bianco

Io qui a contare le costole, mi metto a correre,

Come trafitta da cento pallottole

Il corpo invecchia, trascino sorrisi

Li cerco disperata in tutti i tuoi non-visi

L’incanto finale delle cose andate a male

Non ditemi “lo sapevi: e’ cosi che doveva finire”

Anelo affamata il tuo odore.

Ancora sentire

Non mi arrendo,

cado, sanguino, quasi morire

Non mi rassegno a nulla di meno,

estremo il piacere

Che dura un istante,

che crea il vuoto,

scatena bufere e mille notti nere

Poi urlo in silenzio, per giorni interi,

compro ancora qualcos’altro

Cerco di dormire.

Invano. Passano le ore.

E poi a un certo punto,

senza alcun preavviso,

mi rialzo dal mio divano

Amandoti

(Gianna Nannini)

Amarti m’affatica
Mi svuota dentro
Qualcosa che assomiglia
A ridere nel pianto
Amarti m’affatica
Mi dà malinconia
Che vuoi farci è la vita
È la vita, la mia Amami ancora
Fallo dolcemente
Un anno un mese un’ora
Perdutamente
Amami ancora
Fallo dolcemente
Solo per un’ora
Perdutamente Amarti mi consola
Le notti bianche
Qualcosa che riempie
Vecchie storie fumanti
Amarti mi consola
Mi dà allegria
Che vuoi farci è la vita
È la vita, la mia Amami ancora
Fallo dolcemente
Solo per un’ora
Perdutamente Amandoti
La vita, la mia…

Patriarchy

Il diritto è diritto di chi lo solleva

Un’onda contro il patriarcato si leva

Il peso del bimbo sul ventre che spinge

Altrove un altro uomo padre si finge

Ammanta la neve coperta Berlino

Se solo potessi un’ultima bottiglia di vino

Lontano anni luce spende eterno il sole

Settant’anni mai compiuti in tonnellate di parole

Lentissimamente la vita spezzata va avanti

Nessuna promessa, ne’ speranza, Siamo tutti affranti

Che tutti i mesi di luglio siano maledetti

Lungo inverno sul bianco immenso dei tetti

Manca l’aria, la metro, il caffè

Ore intere ad annodare macrame’

AIR

The army arrives. It lines up the coffins.
Kindergartens close. She sings in the gardens.
Time does not pass. You can only touch me with your eyes.
The world stops. Don’t you dare cough.
Field hospitals. It looks like a movie.
A very old film. About our yesterday life.

Broken hearts. The long goodbye of the intubated.
Lovers divided. The breathless prayers.
Lungs exhausted. Doctors also die.
War is just begun. The fans don’t come.

Be responsible. No room left in the morgue.
Keep your distance. Everything is gonna be ok
Disinfect your brain. Draw rainbows.
Empty the streets. The dolphins can come back.
Thus begins a new story. Looking for air.
In the solitudes of our homes. Looking for air.

il Mare e gli impostori

Il mare non e’ qualcosa che impari

Ce l’hai dentro. Ti ci ripari

l’ultima cosa che vedi. Respiri profondi e poi muori

In città, in aereo, quando fai la rivoluzione

Fintanto d’inverno, quando aspetti la neve

Il mare è quel lago nel ventre – leggera si posa – senza nazione

Il mare è un modo di essere, e’ camminare sul mondo

Stando leggeri, protesi in avanti

Dita spalancate filtrano vento di acqua di forma rotonda

Che siano maledetti i finti amanti del mare

abituati a issare le vele. Separare. Sparare.

Lacrime e sale. Senza appello. Questa volta è la fine.

Pianto

Come un secchiello colmo d´acqua, portato a fatica da un bimbo in balcone, ad annaffiare le piante,

cosi straboccano le lacrime fuori dagli occhi. I quali per fare i forti, restano ostinatamente aperti.

Nati ultimi negli anni ´70

Si spengono le luci di Natale
nella notte dell´ ultimo avvento
Si torna a casa. Al liceo. Al libretto delle giustificazioni Si torna indietro nel tempo.
Si scavano i tunnel. Come se noi, nati ultimi negli anni ´70,
non avessimo il diritto al presente nel presente.

Persi negli scroll alla disperata ricerca di un like
Noi che a stento sappiamo usare i computer.
Ci deridono il nostro far domande ai tarocchi.
Professionisti di niente. Dal cuore spezzato.
Quasi tutti soli. Divorziati. Leggermente incazzati.
Sparsi. In quel che resta della vecchia Europa.

Ci hanno insegnato mestieri fuori dal tempo.
E non ci hanno detto che guardare la luna per ore,
disegnare su sabbia con acqua di mare,
cantare stonati all´oceano, ascoltare il vento d´estate
non sono attivita´ sufficienti a farci avere uno stipendio
degno di un affitto delle case moderne.

Strozzati tra il mantenere le promesse,
restare fedeli e venire sistematicamente sottopagati.
Soffocati tra il vivere di corsa, nella fuliggine della citta´
e il rifugio invisibile dello schermo piatto di Neflix,
Senza nessun nome ne´ definizione, tra le aspettative di papa´
e la paura di guidare.
Restiamo ahime´ gli ultimi che ancora piangono sotto il getto della doccia.
Mentre di la’ rosso crepita il camino.