Io sono numero otto

8

Ti guardi attorno e sei contento
ti affacci alla scogliera per spirare il vento.
quello che c’è fuori tu ce l’hai dentro.
Al mare che può cambiare
e per entrarci dentro devi lasciarti andare.
Un sentiero che al tramonto si accende
e il fuoco che hai dentro in un attimo ti prende.

Ti guardi attonro e non c’è niente
con il silenzio arriva il riposo della mente
La pace che tu hai dentro, fuori si sente
e se ti areni nelle sabbie oscure
è per sprofondare le speranze e le paure.
Quando all’improvviso tutto si arrende
il vuoto che hi dentro in un attimo si espande.

(Ilaria Graziano & Francesco Forni)

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Muro, socialismo e nazismo: 40 anni di Berlino divisa @Berlinesche Galerie

GESCHLOSSENE GESELLSCHAFT
Jörg Knöfel

A un certo punto entri un un cubo di metallo. Poi scoprirai di essere un labirinto dalle pareti alte e sottili. Quasi si piegano. Una volta all’interno, segui la sequenza di immagini – foto – che tanto somiglia alla pellicola di un film. I frame raccontano la vita di un mattatoio della DDR, Deutsche Demokratische Republik. Tanto più vai avanti tanto più cruente e sanguinarie diventano le immagini. A rimetterci la pelle, nel mattatoio, è – direi per fortuna . il maiale. Maiali adulti, maiali giovani, maiali feti.

Fetos' pig
Fetos’ pig

Il loro destino è segnato. Siamo al macello. Sangue, carne, budella, corpi ammucchiati di animali morti, braccia al lavoro di uomini vivi. I maiali, e spesso anche i loro feti, passo dopo passo si trasformano in salsicce. In un campo scenico sempre più sanguinario. E alla fine, quando sei arrivato nel cuore del labirinto, eccola la morte irreversibile. Che si mostra con la foto di due maialini abbracciati. Sembrano gli Amanti di Pompei, per loro non c’è più nulla da fare. in basso una parete – un muro (Berlino e muro, un’allegoria che è sempre di moda) inondato di sangue. Sembra che trasudi.

labyrinth
labyrinth

Non c’è nessuna via di uscita. Il percorso è finito. Non ti resta che girare i tacchi e fare la strada al contrario. raccogliendo il filo di Arianna che ti condurrà all’uscita.
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Non illudetevi, non sono specchi

Questi non sono i frammenti ordinati e sagomati di uno specchio rotto. Questa è un’illusione da urlo, dipinta da una giovanissima artista danese, Clara Hastrup (maschietti controllate su Google) figa da paura. Lei usa l’acrilico, lo mesce ora con l’acqua ora con l’olio, rompendo l’unità o sfondo, in tanti quadrilateri – pezzi di vetro o frammenti di specchio – che dovrebbero trasmettere il non-sense o, al limite, il senso di disgregazione della vita umana.
E’ una fan di Nalini Malani, che ha sbaragliato a dOCUMENTA13 (una delle mostre di arte contemporanea più importanti del mondo, che si tiene ogni cinque anni a Kassel, in Germania) con l’istallazione In Search of vanished Blood. Questo è il video. Ne vale davvero la pena.