HIM

hitler

Fino a che punto siamo in grado di perdonare? Pure se è LUI a chiedercelo, in ginocchio e con occhi arrossati?
Tra poco, su I Need Radio. Parliamo di Maurizio Cattelan. http://ineedradio.funkhaus-gruenau.de/

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Muro, socialismo e nazismo: 40 anni di Berlino divisa @Berlinesche Galerie

GESCHLOSSENE GESELLSCHAFT
Jörg Knöfel

A un certo punto entri un un cubo di metallo. Poi scoprirai di essere un labirinto dalle pareti alte e sottili. Quasi si piegano. Una volta all’interno, segui la sequenza di immagini – foto – che tanto somiglia alla pellicola di un film. I frame raccontano la vita di un mattatoio della DDR, Deutsche Demokratische Republik. Tanto più vai avanti tanto più cruente e sanguinarie diventano le immagini. A rimetterci la pelle, nel mattatoio, è – direi per fortuna . il maiale. Maiali adulti, maiali giovani, maiali feti.

Fetos' pig
Fetos’ pig

Il loro destino è segnato. Siamo al macello. Sangue, carne, budella, corpi ammucchiati di animali morti, braccia al lavoro di uomini vivi. I maiali, e spesso anche i loro feti, passo dopo passo si trasformano in salsicce. In un campo scenico sempre più sanguinario. E alla fine, quando sei arrivato nel cuore del labirinto, eccola la morte irreversibile. Che si mostra con la foto di due maialini abbracciati. Sembrano gli Amanti di Pompei, per loro non c’è più nulla da fare. in basso una parete – un muro (Berlino e muro, un’allegoria che è sempre di moda) inondato di sangue. Sembra che trasudi.

labyrinth
labyrinth

Non c’è nessuna via di uscita. Il percorso è finito. Non ti resta che girare i tacchi e fare la strada al contrario. raccogliendo il filo di Arianna che ti condurrà all’uscita.
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Al Pac va in scena vossignoria La noia

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Allora io al Pac, padiglione di arte contemporanea a Milano, per vedere la mostra di Elad Lassry, ci sono stata. Mi sento di dire a chi l’avesse mancata: dormite pure sereni. L’opera di questo giovanissimo israeliano con passaporto americano (classe 1977) rivelazione della Biennale di Venezia 2011, vale pure la pena di non essere vista.
Dai manifesti con cui hanno tappezzato la citta’ meneghina sembrava una filiazione del lavoro del russo Tsykalov (l’arte del voltastomaco). Invece no. Solo un po’ di manierismo pulito di carne cruda – il russo – zebre – Maurizio Cattelan – e Realismo fotografico vintage degli anni ’70 -Cindy Sherman.
Ci sono diverse fotografie, meravigliose cornici (che il curatore Alessandro Rabottini ha definito “elementi che rafforzano l’ambiguita’ tra forma e oggetto”), stupende soluzioni cromatiche. Punto. Ci sono i cristalli su sfondo rosso con cornice rossa. C’e’ la donna col cappello verde e la bottiglia di acqua Perrier su sfondo verde. Ci sono alcune carte da parati con asterischi e altre figure geometriche. Un uomo con quattro occhi che sono il risultato di un copia e incolla di Photoshop (e mi e’ parsa l’opera piu’ originale) alcuni pensili di legno, altri in plastica marrone, fino alla bottiglia di latte accerchiata da tre costine di vitello (o maiale, non saprei) e due uova. E, attenzione, si parla di nuova immagine. E’ vero che Lassry sa fare belle foto, eleganti collage di ritagli di giornali, ottimi fotoritocchi di riflessi inesistenti – roba da Photoshop livello 1 – ma non sfonda il muro del senso. Non c’e’ nessun elemento nuovo, ne’ provocazione, ne’ denuncia, ne’ sovvertimenti di qualche codice comunicativo, o lettura sociale. Niente di niente. Ecco ora insultatemi pure. per non aver colto il suo valore artistico.

Ti sfanculano al Moma? Don’t worry, vai da Cattelan

moma

Maurizio Cattelan per portare artisti freschi nella sua galleria newyorkese, Family Business, se ne è inventata un’altra delle sue. Nella pagina Facebook della galleria ha postato il rifiuto formale del Museum of Modern Art alle opere che Andy Warhol aveva spedito al museo negli anni ’50.
Family Business specifica: “Got a refuse from MOMA collection? Don’t get upset! Bring your stuff to Family Business”.  Che la lettera sia autentica o un falso come sembra, Warhol fu davvero sfanculato dal Moma.
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Cattelan has more and more penises. Oh yes!

C’era anche lui – d’altronde la galleria è la sua – ieri sera alle 8.30 newyorchesi in fila per un bicchiere di rum al bar improvvisato davanti alla Anna Kustera Gallery della 21esima West a Chelsea. Kustera è la gallerista che gli ha prestato lo spazio per la sua Non commercial gallery (il museo della porta accanto) Family Business, Inaugurata un mese e mezzo fa.
Al suo fianco pile di Vice, nell’edizione speciale intitolata The Holy Trinity Issue. La Pasqua si avvicina e Cattelan, si sa ha un amore sfegatato per l’iconografia religiosa.
In copertina, l’ultima trovata dell’artista padovano (firmata anche da Pierpaolo Ferrari). Lo sfondo è celeste (celestiale) e in primo piano tre oggetti: uno sturalavandini sulla destra (Padre), una cucitrice nel mezzo (il figlio) e un’etichetta nera con sopra scritto in caratteri capitali dildo (lo spirito santo).

 

La copertina di Vice, The Holy Trinity (Cattelan - Ferrari, 2012)

Poi togli l’etichetta e ta-ta! L’etichetta, si legge sul sito del Vice è stata messa a causa della censura imposta dalla buoncostume dell’ente postale americano.

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Family Business. Cattelan è tornato. Con The Virgins Show

La curatrice della mostra Marilyn Minter e Maurizio Cattelan

A un certo punto il dio sceso in terra mi dice, abbassando gli occhi a terra – sul marciapiede della ventunesima West tra la 10 e la 11 Ave – con convinzione uguale a zero “e meno male che ci siete voi”.
Per voi, il dio sceso in terra Maurizio Cattelan intendeva giornalisti.
Voglio credere da giornalista che sia stato onesto.
Come a dire: “alla fine ragazzi, se non ci foste voi come facciamo (sottintendendo noi artisti) a fare quello che facciamo”.
E in parte gli riconosco che è vero.

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Sussurri serissimi da Chelsea. The beginning

21esima, Chelsea, Family Business Gallery

A partire da questo preciso istante le chicchiere semiserie di Brooklyn, si trasformeranno in sussurri serissimi a Chelsea.
Chelsea, se a Londra significa lusso, Kate Moss, squadretta di calcio, a New York è arte contemporanea. E’ fuori di dubbio. Tutto deve necessariamente passare di qua, altrimenti non è trendy, non entra nel giro, resta fuori da questa scintillante sfera dorata che impreziosisce cuori, case, strade e città.
Nel corso degli anni molte gallerie storiche di New York si sono spostate a Soho, nel Lower East Side, fino a Brooklyn (dove modestamente io vivo e da dove continuerò a fornire storie semiserie, giuro ;-). Ma il quadrilatero compreso tra la 14 e la 34esima al di qua della Sesta, fino all’Husdon, conserva il suo smalto e ne resta motore propulsore.
Tutto il mondo deve farci i conti. Pure se sei un’artista emergente nepalese.

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