Piccola lepre

datti_a_me
Panchina
nel parco
triste.
Il vento
tra le foglie
di notte.
Una melodia
elettrica
ti fotte.
Le sue braccia
addosso
aspetto.
Sentirò
l’inverno
adesso.
Il cuore
all’improvviso
brucio.
Studio
la carezza
del corpo.
Mi copro
non basta.
La fame
non passa.
Arriverà
la lepre
bellezza.
Sarà
una bambina
e poi ragazza.

Reame di anime

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Sapore di terra in bocca,
clavicola rotta.
Intruglio di capelli in gola,
la pelle spella.
crosta di fango sul lato sinistro cuore,
che nessun lavaggio potrà mai lavare.

Tutto lasciava presagire
nella notte di luna blu
una morte violenta
su un materasso sporco
di un letto alto nel cielo.

Se solo potessi tornare a sognare.
senza sentire il bruciore,
di quel vuoto nel cuore
che solo un dio senza
forma né colore
potrebbe forse riempire.

Come vento tra i capelli

Schlaefst du schon?

Entri nelle pieghe,
del mondo
senza fondo.
Sollevi le gonne,
di donne,
con tatto.
Deformi i rami,
mi chiami,
pettini le foglie,
fai risuonare le mie voglie.
Poi scompari,
riappari,
sposti il tempo,
raccogli fiori,
piovi colori.
Come vento tra i capelli,
studi i miei pensieri.
E svanisci nel nostro ieri.

Buongiorno tristezza

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Consumare le ossa,
scorticare la pelle,
avvelenare le piante,
scrivere sceneggiature,
mettere punteggiature,
masticare le pietre,
inghiottire i chiodi,
sniffare la sabbia,
bruciare al sole,
morire di freddo,
dormire da sveglia,
parlare con dio,
non sentire più nulla.
dire buongiorno
Buongiorno tristezza

Lui è il tuo dio, besoffene Frau

besoffene_frauTi abbraccia
ti stringe
profuma di fiore
caldo di sole,
di sale del mare.
Bacio ciliegia,
gusto al pistacchio,
ti toglie le voglie,
sta sempre con te.
Sirena il suo canto,
di piuma il suo corpo.
Mai una volta che dentro gli piova,
mai una volta che sappia il dolore.
come granelli di sabbia
ti lascia volare,
senza temere
senza  pensare.
Lui è il tuo dio
besoffene Frau.

Mangia prega ama

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Se vuoi pregare al ribasso,
fammi il piacere:
dio lascialo perdere.
(Tu ti meriti un amore
che ti porti l’illusione,
il caffè a letto
e la poesia.
E non lasciare
che mai nessuno
ti ami meno di quanto
tu ami te stesso)

(inspired by Frida Kahlo)

Sobria, io, mai

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Sobria di emozioni
non vivrò neppure un’ora.
Datemi la musica,
fatela entrare,
fate in modo
che io
nelle notti senza fine
la possa coi colori
raccontare

Dopo dormire
dopo morire
e poi luce
e poi brucia.

E a noi resta l’oscurità
della nostra camera
dove perdere i sensi
quando finalmente
anche la membrana
dell’amplificatore
che è il tuo cuore
si sarà fermata.
Oh dolci occhi blu.

Io non posso nulla – siamo tutti soli

occhi

Faceva l’amore col maglione
Freddo dentro
io non posso nulla
Siamo tutti soli

Smettila di confrontare il tuo dentro con il suo fuori
Se cerchi dio lo troverai a 16 pollici a sud dalla tua testa
Se cerchi l’alcol finirai putrefatto come i pesci dei canali di Kreuzberg

Morire di luce

deciditi
Mi hai imbrogliato pure questa volta.
Mi avevi promesso, cuore, che se ti davo le medicine, la smettevi di agitarti e mi lasciavi dormire.
Mi avevi promesso che se fossi stata felice, non mi avresti più mostrato di notte cieli dipinti col sangue.
Mi avevi promesso che se facevo bene i compiti, avresti spento la luce e il televisore.
MI avevi promesso che se ti avessi fatto ascoltare Varuo, cento milioni di volte, mi avresti portato a Reykjavik.
Mi avevi giurato che se avessi pregato un anno intero, la notte finalmente sarebbe potuta arrivare anche per me.

Invece sono ancora qui.
a morire di luce.
ad aspettare l’autunno,
ad affogare nell’aria,
a dimenticare il mio nome,
a chiamare il 118, con la forza del pensiero.

(un anno fa: https://crisalidedaria.com/2014/06/30/morire-di-luce/)

Sono sempre stata tua

sono sempre stata tua
Sono sempre stata tua, pioggia.
Inondami. Bagnami. Trascinami lontano,
A sentire l’odore del caffé.
Oltre il mar Mediterraneo.
Toglimi di dosso questa finta aria sbarazzina.
Fammi sporcare nelle notti senza luna,
sulle rive del mare. Senza mangiare.
Decidi tu per me.
Io resto a guardare.
Ruba il mio sangue, facci l’amore,
e lascialo cadere,
e poi seccare, nel deserto
lontano dai cannoni,
ricoperti della pelle
di persone, senza più nomi.
Se tu guardi, lo spazio intero mi vede
Se tu mangi, lo spazio intero mi mangia,
Se tu bevi, lo spazio intero mi prosciuga.

Gli occhi di Damasco sono tornati.
Il sistema immunitario è collassato.
I dottori mi avevano avvertito.
Non avevo abbastanza enzimi sul vestito.

 

I ragazzi di Golden Gai

bahnhof

Nessuno è più felice di noi
ce ne fottiamo della pensione,
protetti dalla vostra ricchezza
dai vostri sensi di colpa.
Non abbiate paura di farci del male:
noi possiamo scopare su internet.
e andare al Berghain
a lavarci di dosso l’insopportabile.
Talvolta ci fermiamo.
Qualcuno cerca di svoltare,
ferma la locomotiva.
Ma i vagoni continuano a correre,
e vanno a sbattere
uno dopo l’altro
contro le loro schiene
tonnelate di piombo
puzza di freni bruciati.
“Non avrete mai i nostri figli”.
Dicono i ragazzi di Golden Gai.
E poi si tolgono la vita.