Don’t tell me why / kiss me goodbye

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Ci sono tanti modi per dirsi addio nel giorno del compleanno di Gabriele Münter. Questo è di certo il più dolce.

Accendete la radio

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Accendete la radio domani, che Crisalide d’aria va on air. Qui, alle ore 19 😉 
http://ineedradio.funkhaus-gruenau.de/program-2/crisalide-daria/

You grow from the inside / Destroy everything

Jonsi2


You grow, you grow like tornado
You grow from the inside
Destroy everything through
Destroy from the inside
Erupt like volcano
You flow through the inside
You kill everything through
You kill from the inside

Il sesso e il mondo dall’altra parte

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Devo quotare il mio love, Haruki Murakami: “Mi vergogno quando (de)scrivo una scena di sesso. Ma devo farlo. Perché è quella la via maestra per il mondo dall’altra parte”. Grazie a Emma sempre attenta.

Lei è religioso?
«No, ma credo nella forza dell’immaginazione. E che non c’è solo una realtà. Il mondo vero e un altro mondo irreale esistono entrambi, e sono strettamente collegati. Talvolta, si mischiano. E quando voglio, quando mi concentro con molta forza, posso passare all’altro. Posso anche andare e venire. Questo è ciò che accade nella mia narrativa. Le mie storie si svolgono qualche volta da una parte, qualche volta dall’altra. Ormai non sento la differenza».

È una sorta di spiritismo letterario?
«È qualcosa che ha a che fare con la scrittura. Con le cose che mi vengono incontro nell’immaginazione e che mi aiutano a scrivere la storia. Possono essere unicorni, pecore, elefanti, gatti, ma anche l’oscurità o la musica. Tutto ciò acquisisce un’anima soltanto quando ne scrivo. È una forma di animismo. Le cose mi vengono incontro senza che io le richiami. Devo solo concentrarmi molto».
E i suoi amici che si sono suicidati?
«È molto triste. Entrambi avevano però il diritto di farlo. Che in Giappone ci siano più suicidi che in Occidente dipende forse dall’insegnamento buddista, che non ha mai considerato il suicidio un peccato. Alcune persone vedono nel suicidio una certa bellezza, un atto di orgoglio. Ciò mi è totalmente estraneo. Io vivo per potere scrivere».

Come si sente quando scrive? (QUESTA DOMANDA RONALD DUEKER POTEVA ANCHE RIVOLGERLA A ME)
«Scrivere dà senso alla mia vita. Grazie alle scrittura la mia vita è diventata qualcosa di speciale. La mia scrivania e ciò che per Clark Kent è la cabina telefonica: qui mi trasformo in Superman. Scrivendo posso fare tutto quello che voglio. Posso creare tutto quello che mi passa per la mente. Quando scrivo posso salvare il mondo, ma appena mi allontano dalla scrivania, ridivento Clark Kent. Mi creda: sono davvero una persona comune. Sono un buon marito, non mi arrabbio, non perdo le staffe. Ma dalla mia vita non mi viene neanche un’idea per la mia narrativa. Quando corro, cucino o sto sulla spiaggia, la mia testa è vuota».

l suo nuovo romanzo si svolge in parte in Finlandia. C’è stato?
«Una volta, negli anni Ottanta, ma non ricordavo molto. Ci sono tornato dopo finito il romanzo. È molto bella».

Non avrebbe dovuto andarci prima di scrivere?
«Non mi piace fare ricerche. Bloccano l’immaginazione. È curioso: mi ero fatto un quadro della Finlandia nella testa e quando ci sono andato ho visto che era tutto esattamente come l’avevo descritto nel romanzo. Un vero déjà-vu. Lo stesso mi è successo con “Kafka sulla spiaggia”. Anche in questo caso la città di Takamatsu era un parto della fantasia. Ma quando ci sono andato, è stato come se l’avessi inventata tutta io. Per “L’uccello che girava le viti del mondo” mi è successo lo stesso con la Mongolia. Più lavora intensamente la fantasia, più veritiero diventa il quadro. Però, certo, qualche volta consulto Wikipedia».

E cosa ci dice delle scene di sesso dei suoi libri…
«Sono critiche che mi stupiscono. Io descrivo il sesso in una maniera molto pragmatica, realistica, ma mai pornografica. Per essere onesto non avrei nessuna voglia di scrivere quei brani. Sono molto timido: mi vergogno molto mentre scrivo quelle scene. Ma devo farlo. Il sesso è la via maestra per passare dall’altra parte. Il rapporto sessuale ha qualcosa di spirituale. Apre una porta simbolica. L’amore però è molto più bello del sesso. Io scrivo favole per adulti. Tutti vogliamo credere nella forza dell’amore. E a quella del dolore. Nella realtà non si prova l’uno senza l’altro. Ma quando leggi un libro improvvisamente pensi che quello che stai leggendo può succedere davvero. E proprio a te».

traduzione di Guiomar Parada. Copyright “Die Zeit” – “l’Espresso”

Non toccate quel soffitto

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I giorni corrono strani come le strade che portano a Dresda, come i baci sottili di un inverno primaverile, come i dischi intagliati dal soffito e trasformati in pareti rotonde inclinate, dal titolo PLEASE DO NOT TOUCH THE CEILING  di Claire Waffel, in mostra in questi giorni alla Kunsthaus della città sassone con un’altra cosa (Die Rede) di cui vi parlerò prossimamente su questi schermi. Seymour Hoffman lo hanno trovato con un ago nel braccio. Se ne è andato così. Uno che Truman Capote, probabilmente lo era diventato davvero. E quella solita storia dell’infanzia difficile, che poi c’hanno tutti, alla fine finisce agganciataal soffitto. Che sia un disco, una palla, una corda. Alla quale sta appeso il collo di un uomo che dormirà per sempre.

Lipsia, ma cosa sei!

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Oggi mi hanno raccontato di un ragazzo di Lipsia, che andando in macchina a Berlino, guardava la donna amata dallo specchietto retrovisore. E che quando gli hanno chiesto, ma cos’è la cosa più bella da fare a Lipsia? Lui ha risposto: scendere di domenica mattina sotto casa a fare colazione dal mio spaetkauf preferito. E mentre pensavo che anche io adoro certi caffé di certe mattine sulla Wranglerstrasse, ho ricordato che dovevo raccontarvi una storia su Lipsia. Quella sulla fabbrica del cotone. ❤

Cosa ha spinto migliaia di persone a trasferirsi a Lipsia, si domandava in un saggio la scrittrice Juli Zeh qualche anno fa. Tutto sommato è “una città di medie dimensioni nel centro dell’Europa, lontana dal mare e dalle montagne, circondata da grigie foreste e campi di segale, che non è sede di alcun centro governativo, né snodo strategico di qualche droga psichedelica”. La voglia di sognare, risponde. Prima sono arrivati gli artisti, poi designer, quindi gli architetti, i liutai, gli esperti di IT, fino a quelli di energie alternative.
Nel 2012 si sono trasferite nella città sassone 10mila persone, azzerando l’emorragia demografica cominciata con la caduta del muro del Berlino, quando in 100mila scapparono a ovest a cercar fortuna. Oggi a Lipsia vivono 530 persone, quante ne vivevano nel 1989. Con una proiezione a 600mila per il 2020.

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In quella casa in via della Pergola a Perugia

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In quella casa in via della Pergola a Perugia, il 16 ottobre del 1998 andai a cercare la mia prima cameretta da studente universitaria. A me la stanza pareva carina. Avevo capito sin da subito che i coinquilini fumavano cose e facevano feste fino a tardi la notte. Lo aveva capito anche mio padre. Che infatti mi trovò a tempo di record un’altra sistemazione da tutt’altra parte della città.
Gli anni passavano, gli esami pure, e tanti di quei venerdì sera al Contrappunto la macchina noi giovani la parcheggiavamo proprio lì. Dove Amanda chiusa dentro quattro mure per un gioco sessuale andato a male, la notte di Halloween del 2007, ha ucciso Meredith.

La danza delle erbe


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L’incanto di Secret Life. Reynold Reynolds, 2008. Berlino.

Un marinaio che muore

“Ogni volta che accendi una sigaretta da una candela, un marinaio muore” cit. Pg
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Siria, donne e bambini via da Homs

Mazza, veloci quelli dell’Onu a sgombrare (ripubblico un mio pezzo del 26 agosto scorso, by the way)
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Le navi di Stati Uniti e Gran Bretagna stanno avanzando verso la SIria, contro la Siria. Ci scotta la sedia sotto al culo, oder?Siamo tutti consapevoli che è in corso un massacro senza precedenti, che l’Onu ha di nuovo fallito la sua missione di pace, che tra Assad e ribelli non si sa ancora chi c’ha le mani più sporche. Siccome non si può stare a guardare, allora scomodamente (molto scomodamente, per quel che mi riguarda) accettiamo la presunzione anglo-americana, come il minore dei mali.
Homs existiert nicht mehr (guardare foto per credere :-( , mi disse qualche giorno fa un amico di Damasco. E Aleppo, bella Aleppo delle saponette all’olio d’oliva, e già di fatto una città divisa. Non come Berlino con un est e un ovest. Peggio. Con un centro (Assad) e una periferia (i ribelli).
Per questo che oggi nella mia crisalide d’aria che normalmente si occupa solo di cose belle, mentre quel genio di Sebastien Biniek si diverte a dipingere la doppia faccia alla gente di Berlino, volevo dedicare una riflessione a questo vicino oriente che, se non fossi buddista, penserei davvero condannato a qualche maledizione biblica.
Ad Admiral Brücke, in Kreuzberg ho incontrato due ragazzi: Fadi Tabbaa scappa dalla Siria, Danny Melkonovitzky fugge da Tel Aviv.

In teoria, racconta Fadi, nessuno voleva questa rivoluzione. Tutti avevano qualcosa da lamentare al governo corrotto di Assad, certo. Niente più niente meno di quanto DOVEVATE lamentarvi voi in Italia per 20 anni di Berlusconi. “E siamo tutti abbastanza sorpresi da come la violenza abbia preso il sopravvento. Pure al gas nervino siamo arrivati”. E Fadi abbassa gli occhi. D’altronde, pensa, è così che funziona con le guerre. Oggi mi stai antipatico, domani non ti tollero, dopodomani uccido tuo fratello.
Un punto va chiarito. Le armi. Come fanno i ribelli ad avere tutte quelle armi. ”O tra le fila dei ribelli ci sono degli islamisti protetti dal Governo di Assad”, dice Fadi, “o tra i ribelli si sono infilati dei terroristi che arrivano da fuori”. Come i Black Block a Genova. In ogni caso lo scenario è ributtante.

Più il Medioriente si scalda, più Netanjahu fa gli incubi. Più Netanjahu fa gli incubi, più diventa nervoso. Più diventa nervoso, più ammazza i sogni dei giovani israeliani. “Mentre esplode la più lunga Primavera della storia” racconta Danny, “noi 30enni a Tel Aviv siamo là a chiederci perché tanto sangue e niente sogni? Mio padre, i nostri padri, i nostri nonni, avevano un sogno, la terra promessa. Ma noi di una terra senza pace non ce ne facciamo niente. Siamo costretti a fare il militare, tre anni i maschietti e quasi due le femminucce. Ci mandano al confine, ci costringono a imbracciare le armi, quando vorremmo solo suonare la chitarra ai falò in spiaggia, e magari lavorare o studiare per il nostro futuro. Per questo finiamo  a fare la fila all’ufficio di igiene mentale a dichiarare qualche paranoia inesistente con la speranza di ottenere quel maledetto congedo militare che però poi ci impedisce di lavorare”.

In pratica funziona così: il giovane irsaeliano che vuole scampare tre anni di militare dichiara di avere qualche deficit cognitivo, ottiene il congedo e poi deve scappare via da Tel Aviv perché nessuna azienda del luogo è disposta a dare un lavoro a chi ha una sospetta depressione o problemi di concentrazione. Nella peggiore delle ipotesi, si parte per il militare e qualcuno che depresso lo è per davvero, si ammazza. Poi c’è la fatica di vivere a Tel Aviv. “E’ una città cosmopolita, aperta divertente. Tutti vogliono vivere lì, ma un microappartamento di costa 1.500 euro. E al lavoro, se hai la fotruna di trovarne uno, ne ricevi 2.000. Un po’ come milano. Col mare. Con la guerra alle sue spalle.

Wahrheit

Foto del 26-01-14 alle 13.29

 

Dire la verità. anche quando non si hanno più parole.

vita.laroux@gmail.com

Foto del 24-01-14 alle 17.03 #3
Post di emergenza. Mi hanno bloccato la posta. Per ora sono su vita.laroux@gmail.com. E scusate per lo spamming di oggi. Non è dipeso da me. mille mila cuori per voi.