Il Club delle visionarie

Cara Crisalide, ancora sveglia, eh? ho pensato per il tuo matrimonio di regalarti un ragno. Hai letto dell’Ucraina? i Russi le hanno rubato i girasoli Sì, Crisalide, ho raccolto il sangue come mia avevi detto tu ci ho condito l’insalata vedrai: a tuo marito piacerà. Ieri ho incontrato Donna Agostina mi ha detto che anche gli slavi sterminavano gli ebrei, Sai Crisalide, non ti salverai agrappandoti alle vite degli altri Lo sai di che colore è la luna quando si scioglie? (Grandfather informs me that is not possible) Ieri ho parlato con tuo nonno, mi ha raccontato di quando ha imparato a sparare, si divertiva … Continua a leggere Il Club delle visionarie

Canzone Pop

Nel momento esatto in cui il ragazzo siriano dai polpastrelli screpolati, infilò, senza bussare, i suoi occhi nel suo cuore, gli aerei cominciarono a cadere al suolo e le navi affondate a riaffiorare in superficie. Doveva essere successo qualcosa di grosso. Anche la radio che trasmetteva dal pianeta M, si spense all’improvviso. (gli occhi del siriano erano rimasti incastrati nel cuore di lei) In quei minuti al ritmo di Popplagið nel paese dei gatti, una donna di mezza età vestita per bene, raccoglieva i vuoti di bottiglie da terra per buttarli senza motivo nei cassonetti dell’immondizia Suo figlio, a cui aveva vietato di guardare la tivù, costruiva torri gemelle con i regoli. … Continua a leggere Canzone Pop

Disconnect, la mattanza della realtà

C’è un ragazzo solo, ascolta i Sigur Ròs nel buio della sua stanza, mentre il mondo attorno urla col suo modo volgare di fare. Qualcuno si prende gioco di lui. Lui si impicca, e per giunta, non riesce a morire. Giace su quel letto di ospedale per settimane, suo padre cerca Jessica, la colpevole del dolore, trova un compagno di scuola e lo prende a bastonate. Una donna cerca conforto per la morte del suo bambino. Il marito, un marines, ne dimentica. Qualcuno le entra nel suo computer, le cracca le password, le svuota il conto. Il marines rivuole i … Continua a leggere Disconnect, la mattanza della realtà

E il vascello di Reykjavik salpa ancora

Ci sono stati giorni in cui avrei potuto spostare le montagne, andare all’altare e sbottonare la camicetta per fare entrare, meglio, le radiazioni nel cuore. Oggi mi riesce soltanto scrivere poesie silenziose, dipingere su tele con pennelli impregnati d’acqua, affettare lo zenzero. Mentre guardo il sole morire ad Admiralbrücke, ascolto Charlotte cantare, e combatto, senza muovere un dito, per la libertà di Istanbul. Tra 10 giorni arriva Kveikur. Me lo portano gli angeli d’Islanda. Sigur Ros.

  1. Brennisteinn (Zolfo) – 7:46
  2. Hrafntinna (Ossidiana) – 6:24.
  3. Ísjaki (Iceberg) – 5:04
  4. Yfirborð (Superficie) – 4:20
  5. Stormur (Tempesta) – 4:56
  6. Kveikur (Stoppino) – 5:56
  7. Rafstraumur (Corrente elettrica) – 4:59
  8. Bláþráður (Filo sottile) – 5:13
  9. Var (Rifugio) – 3:45

Poco più di un anno fa dal porto di Reykjavik salpava Valtari. Forse qualcuno quel vascello fantasma se lo ricorda ancora. https://crisalidedaria.com/tag/valtari/

Continua a leggere “E il vascello di Reykjavik salpa ancora”

A bordo di un vascello fantasma nel porto di Reykjavik

Varuo non è una canzone facile. Non vi aspettate che vi piaccia a primo ascolto. E’ una preghiera islandese, un urlo di gioia, una pugno nelle viscere: si gonfia e si sgonfia mille volte. Va ascoltata di notte, quando tutto torna buio, quando i gatti dormono nelle grondaie, quando gli artisti si rintanano nel sottotetto e cominciano a immaginare vite parallele.
Dura sei minuti e trentasei secondi, sei lunghissimi minuti di cieli che si aprono, nuvole che si addensano, soli che sorgono, lune che tramontano, crisalidi che lentamente si lacerano e lasciano allo scoperto, completamente nudo e sanguinante, un cuore. Che palpita.
Il cuore quando entra a contatto con l’aria, comincia ad ossidarsi. E noi teniamo tra le mani questa carne che si lascia morire. Non possiamo farci nulla. Rallenta, poi accelera per rallentare, ancora. Fino a spegnersi. E proviamo a salvarci con quel ricordo, prodotto dalla nostra mente, di un lago perfettamente circolare che, lucido come il petrolio, riflette velocemente il rincorrersi, inutile, del sole che scappa e la luna che insegue, sole tramonta, luna si sdoppia, bambini ballano. Morti risuscitano, cervelli saltano, notti tacciono.
I Sigur Ros, cantano, nella terza canzone dell’ultimo album , dal titolo Valtari, vocali che non sono di questo mondo e pregano dei che non sono di questo universo.

A bordo di un vascello fantasma che volteggia nel porto di Reykjavik.

Continua a leggere “A bordo di un vascello fantasma nel porto di Reykjavik”

Dio è morto, ad Haiti, nel 2010

Eccole le 10 canzoni del 2010. Quelle che hanno scandito l’anno, quelle che si sono incuneate in certe situazioni, si sono innestate nel mio cervello, me le sono portate dentro per giorni o mesi, e sono rimaste lì, a vegetare.
Io che però sono di palato fine, in quanto a musica, e anche troppo eclettica, mi sento di garantire sull’utilità oggettiva di certi brani. Tipo the Boss: lo prendi e lo usi sulle strade di un viaggio in auto, Sabina e Rodriguez ottimi per fare all’amore, Labradford per pensare ai massimi sistemi, Casabalancas e Broken Bells  per andare a un appuntamento a cui si è mezz’ora in ritardo. Notwist e Lali Puna, li porterei con me in paradiso, se solo esistesse. Continua a leggere “Dio è morto, ad Haiti, nel 2010”