Maurizio, sposami!

Puntata n.9 Crisalide on Air, su I need Radio, martedì 15 aprile 2014 ore 19. In replica venerdì 18 aprile 2014 ore 11. Ve l’ho già detto che vi amo, sì? Episode 9 on Air Chrysalis, I need on Radio, Tuesday, April 15th, 2014 7pm. In reply Friday, April 18th, 2014 at 11 am. I love you all! Episode 9 on Air Chrysalis, IneedRadio, am Dienstag 15. April 2014 um 19 Uhr. Wiederholung am Freitag 18. April 2014 11 Uhr. Ich liebe euch! http://ineedradio.funkhaus-gruenau.de/ Consequence, Notwist È stato definito da Jonathan P. Binstock, curatore d’arte contemporanea come “uno dei più … Continua a leggere Maurizio, sposami!

Le luci di New York, secondo Saul Leiter

Qualche settimana fa sono stata a un bella – seppur piccola piccola – mostra fotografica allo Spazio Forma, Milano, che mi ha convinta addirittura a cambiare lo sfondo di Crisalidina. Sto parlando delle luci di New York, di Saul Leiter, on the stage fino al prossimo 16 di settembre.
Leitner è un fotografo di strada di marciapiedi e di pioggia. Ama le Polaroid, ama i colori, ama la condensa e le gocce d’acqua.  I tram i taxi il metrò. Le donne.
Recentemente si è dato alla moda. Ma il tipo è bello che navigato: nasce nel 1923, viene da Pittsburgh, è innamorato di Herni Cartier-Bresson (che ieri avrebbe compiuto  104 anni, se fosse stato ancora in vita) e della Leika, ogni tanto dipinge e vive a Nyc da un pezzo. Un tipo modesto, che soleva dire: “I don’t if my life was  what I would have like to be, as I never knew what I wanted. I just think that I learned to see what people see and do not see”.

Qui vi propongo una piccola selezione di quanto troverete lì.

Seul Leitner
Saul Leitner

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Yes I am: E’ caccia al carnefice

YES I AM. Non solo un titolo: una dichiarazione al mondo. Come quando a lezione di inglese, all’appello con la mano alzata, rispondevamo Here I am, Io sono qui. O come quando Barack Obama ha lanciato la sua campagna elettorale anti-Bush, affermando, con determinazione: Yes We Can. Sì noi possiamo.
L’opera di teatro che urla al mondo, SI’ IO SONO, debutterà all’Elfo Puccini di Milano il prossimo 30 ottobre. E replicherà ogni sera fino al 4 di novembre (qui il link che rimanda alla pagina Facebook)
Il giovane bello scugnizzo che ha ideato la performance – Alessandro Rugnone, 28 anni non ancora compiuti – è una di quelle rivelazioni del teatro italiano che non so quanti premi di miglior attore ha già portato a casa, nella sua Bagheria. Da due anni, tra un palcoscenico e un altro, lavora a una trasformazione. Privata. Ma di un senso universale. Che ha riversato in questo lavoro.
Non vuole, per scaramanzia o per creare il giusto grado di pathos che fa tanto bene a un’opera contemporanea nuova, rivelarne i contenuti. Ma qualcosa siamo riusciti a farci raccontare.

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Campiture, rettangoli, suicidio. E Rothko va a ruba

Rothko, record da Christie's
Rothko, record da Christie’s

Eccone un altro. A meno di una settimana dal record incassato da uno dei 4 Urli di Munch in casa Sotheby’s, il concorrente Christie’s vende un Marc Rothko dal titolo “Orange, Red, Yellow”, a 87 milioni di dollari.  Conoscendo qualche commentatore pignolo del settore potrebbe essere che mi senta dire “e vabbé, allora vuol dire che Rothko è una pippa (tradotto: vale niente rispetto al norvegese)”. Facendo due calcoli direi proprio di no. Quei milioni di dollari spesi per un po’ di canapa colorata, restano una cifra enorme che equivalgono a circa 87 attici nel centro di Milano. Per dire.

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Abramovic, il metodo antitempo

Pac, Milano ore 12.15. La città si prepara alla più bizzarra grandinata primaverile della sua storia recente.
Firmi un contratto, poi deliziose ragazze vestite da infermiere ti accompagnano in una sala. Ti invitano a indossare un camice bianco, ti fanno sedere. Sullo schermo appare Marina. Spiega due o tre cose sul Metodo. Ti dice il senso del patto: Tu le dai due ore del tuo tempo lei ti insegna una tecnica per superarlo.
Ti accenna che dovrai attraversare un percorso fatto di tre cicli, che coincido con le tre dimensioni dello stare dell’essere umano. Lo star in piedi, lo star seduti lo star sdraiati.
Lei offre sedie, letti e cabine. Ti avverte: Puoi desistere, nessuno te lo impedisce, ma se non resisti fino alla fine il contratto decade e a te non viene tasca niente.

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C’era una volta in via Margutta…

via Margutta, Roma
via Margutta, Roma

Ogni città ha il suo salotto buono. Ogni città nel suo salotto ha il suo angolo dedicato all’arte. Così a Milano quell’angolo di salotto si chiama Brera, a New York Chelsea, a Roma via Margutta, a Londra Myfair, a Napoli via Chiatamone. In questi quartieri esclusivi, piccoli, un po’ in disparte, si sono concentrati i mercanti d’arte e pittori. Si racconta che a Roma l’arte arrivò in via Margutta, alle spalle di via del Babuino, perché era vicina all’Holtel de Russie (Piazza del Popolo) l’alloggio preferito degli Zar, clienti perfetti di dipinti italici.
Oggi non è più così. Almeno è quello che sostengono da globalartmag.com

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