Nosei Basquiat Mary Boone, il pettegolezzo continua

Nell’era dei blog, megavideo, piratebay, utorrent acta facta de facta, rintracciare l’origine di uno scritto non è cosa semplice. Non c’è mica un libro con una copertina rigida che ti dice chi ha scritto cosa. Ti imbatti un post curato da un tipo che si firma col nome di un vitigno. E non sai se è autografo, se è una citazione, se è finzione o realtà.


Annina Nosei, gallerisa romana che ha fatto il bello e il cattivo tempo nella New York dell’arte che conta tra gli anni ’70 e gli anni ’90 e Jean Michel Basquiat, artista pittore maledetto, di buona famiglia, di quelli che a 14 anni legge libelli di filosofia ma che finisce a fare il clochard a Union Square a causa di una complicated relationship col papà. Lei lo scopre, lei gli dà i soldi lei gli chiede di dipingere dipingere che poi assieme, promette, faranno il colpaccio. Lui dipinge dipinge, nel frattempo si droga si droga, e si accorge che Mary Boone, gallerista, ed Andy Warhol, quello delle Campbell Soup, si facevano venire la bava alla bocca per i suoi lavori. Nulla da dire. Sarebbe successo anche a me.

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Carnevale a New York

Mi pare che nel vecchio  continente oggi sia Carnevale. Non nel nuovo, nell’emisfero boreale, intendo. Questo perché alla fine gli americani sono coerenti. Se dicono noi pagani, consumismo a manetta, dollarozzi, mc donalds, vuol dire che in effetti ci si maschera solo il 31 ottobre, natale esiste in nome del dio shopping, e per san valentino ci si prepara due settimane prima. Ma questo 21 febbraio è un sacco di altre cose  qui al 698 di Flushing Avenue. E’ un mese prima dell’inizio della primavera due mesi e due giorni da quando ho smesso d fumare, tre settimane da quando … Continua a leggere Carnevale a New York

Rudavsky come Méliès: quando l’eclettismo funziona

Non troppe ore fa ho visto l’ultimo film di Martin Scorsese Hugo Cabret: bei colori bella la stazione di Montparnasse e ovviamente bellissima Parigi.
Se c’è lei tutto attorno il film viene bene comunque pure se, come nella fattispecie, la favola è un po’ noiosa. Un altro elemento a favore, Hugo Cabret, ce lo aveva.
Sono stata costretta a ricordare un uomo che ha fatto la storia del cinema che io avevo completamente dimenticato: monsieur Maries-Georges-Jean Méliès, o George Méliès e basta.

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Mal di Usa

Dopo essere stata allettata dal freddo gelido che mi ha azzannato appena messo il naso fuori dal JFK, quindi dalla dissenteria del viaggiatore, e poi dall’allergia alle lenzuola in acrilico, fino a quella degli eccipienti presenti nell’ibuprofene che vendono qui, adesso, causa acido lattico da lezione di hip hop (leggi post precedente), sono semiparalitica. Avanti così, Vita. Continua a leggere Mal di Usa

Vorrei la pelle nera

Dovevo metterlo in conto. Che sarebbe bastata una sola lezione di hip hop a New York per farmi venire voglia di: 1) vivere nel bronx, 2) spararmi miliardi di lampade, 3) comprarmi i pantaloni col cavallo fino a sotto le ginocchia, 4) indossare cappelli con visiera all’incontrario, 5) scrivermi poesie sulle mani, 6) andare in giro con una bomboletta spray nello zaino, 7) possedere uno zaino, 8) innamorarmi di tutti quelli di colore che incontro in metropolitana. Uomini e donne, 9) ballare per strada. Ancora di più. Senza smettere mai. 10) e ora regalini per tutti dal BALLERINAPROJECT (http://ballerinaproject.com/ballerina-project-in-the-media). Continua a leggere Vorrei la pelle nera