Berlin vs Luzern

Mi padre decise di scappar via dalla svizzera tedesca il giorno che una bambina in bicicletta rimase con una ruota impigliata nei binari del tram, davanti all’indifferenza generale. Cadde a terra. Il tram si avvicinava. Nessuno l’aiuto’. Trentacinque anni dopo, a Berlino, tutti i pendolari di un vagone della U2 delle nove, col sorriso sulle labbra, si danno da fare per aiutare un’anzianotta dell’est in carrozzella, una mamma turca di kreuzberg col passeggino, e un’italiana che ha perso l’orientamento. Chi bada alla prima, chi alla seconda, chi alla terza. Per dire che svizzera e germania stanno su due paese diversi.

La discesa negli abissi. Senza ossigeno

L’immersione in apena è pericolosa. Scordiamoci che diventi a stretto giro uno sport agonistico.
0-10 metri: Nei primi dieci metri sott’acqua i polmoni pieni d’aria, fanno forza contraria e trattengono il corpo in superficie. Per andare giù negli abissi servono spinte energetiche – che consumano ossigeno, quel poco che abbiamo immagazzinato prima nei bronchi – e compensazioni costanti dell’orecchio.
10-20 metri. Superati i 10 metri la pressione sul corpo raddoppia,  i polmoni si comprimono e diventano la metà: all’improvviso ti senti leggerissimo, come se il corpo fosse sospeso in uno stato privo di gravità chiamato equilibrio idrostatico.
20-30 metri. Poi succede una cosa sorprendente: continuando a scendere, il corpo non è più spinto verso l’alto, ma attirato inesorabilmente verso il fondo del mare. Non c’è più bisogno di contrastare alcuna forza per andare giù, basta allungare le braccia lungo i fianchi e il corpo morbidamente scende verso il basso.
30-180 metri. A 3o metri la pressione quadruplica, la superficie del mare diventa invisibile, comincia il buio. Ancora più giù, a 45 metri, si entra in uno stato onirico indotto dagli alti livelli di anidrite carbonica e di azoto nel sangue. A 90 metri la pressione è così forte che i polmoni diventano piccoli come arance e il cuore batte a meno della metà del suo ritmo normale per conservare ossigeno. Perdi parte del controllo motorio. Quasi tutto il sangue delle braccia e delle gambe affluisce al centro del corpo, mentre i vasi sanguigni delle zone periferiche si ristringono a un nulla. Quelli polmonare si dilatano. per reggere l’eccesso di pressione.

La risalita. Poi arriva la parte più difficile. La risalita. La mano è semiparalizzata. devi muoverla per staccare il cartellino che a -180 segna il traguardo. Il peso dell’acqua oppone resistenza e bisogna attingere a poche energie rimaste per fare tutti quei metri in su. Risalendo a 60, 45, 30 metri di profondità i polmoni avvertono un bisogno quasi insostenibile di respirare. Ma non puoi: non sei mica un pesce. Ti serve l’aria non l’acqua, per non morire. La vista si appanna e il torace è in preda a contrazioni per via dell’accumulo di anidride carbonica nel sangue. E bisogna fare in fretta per non svenire.
solo quando, in stato si semi incoscienza la massa di acqua azzurra si trasforma in un bagliore di luce, puoi dire di avercela fatta. Appena riemergi vedi tutto girare e senti urlare “devi respirare” “devi respirare”. Già, perché in quelle condizioni potresti non avere neanche le energie per riprendere a respirare. . Te ne stai fermo stremato, cercando di riprendere i sensi abbastanza in fretta per superare il protocollo del gioco. Togli gli occhialetti, fai un segno al giudice, dici “sto bene” e cedi il posto al prossimo.
L’importante è non perdersi negli abissi. Perché giù nella massa blu, non c’è nessuno che ti viene a riprenderti. Ma il viaggio in quella dimensione vale i prezzo del rischio.

Dall’articolo “Con il fiato sospeso”, di James Nestor, Outside magazine.

Io vivo nel Panier

La mia mansarda potrebbe trovarsi benissimo nel Panier a Marsiglia, o a Lavapies a Madrid. Lungo la Brick Lane a Londra o sulla Berford Ave, a Brooklyn. E invece sta qua. Galleggia nel cuore di questo accampamento romano che divide lo Stato Vaticano dal Regno delle due Sicilie.
Eppure anche qua, io dipingo dentro e il rumeno ride e beve birra fino all’alba, fuori. Di giorno, col sole allo zenith, la donna vecchia tira fuori lo sgabello e
Sciacqua i lupini. bimbi bianchi portano stufi paletta e secchiello nella macchina di mamma’, bimbi neri corrono allegri dalla parte opposta con un secchione di acqua sporca. Anche qui gli umani parlano di balcone in balcone e per certi di essi basta la tivu’ del vicino. A terra e’ selciato. I tramonti sono rosa. qualcuno sta friggendo le cipolle. E i gatti ti guardano stupiti.