Il paesino dove io non voglio tornare mai

Suicide
E poi un giorno
il custode
che ha 51 anni
due figlie
uno stipendio
si impicca
proprio nel suo cimitero
in quel paese
dove io
non voglio mai tornare.

La mia bimba Voodoo

La mia bimba Voodoo doveva parlare ai microfoni di Ineedradio stamani, ma io scrivevo Haiku, lei cantava.
Foto del 06-04-14 alle 11.26

E ora vi faccio ascoltare una canzone che non c’entra niente. Se la logica avesse un senso. Ma visto che logica e coerenza non abitano a casa mia…

Vi dedico questo arcobaleno e il mio primo Haiku <3

fucking beautiful crop2
“Fucking Beautiful”, 2012 by Tim Noble and Sue Webster (40mila euro, circa, sta cazzata qui)

Si spalancano
i dotti lacrimali
cantando gioia

She comes in colors ev’rywhere
She combs her hair
She’s like a rainbow
Coming, colors in the air

Ai Weiwei. Martin Goupius Bau. Berlino

aiweiwei
Per fare le cose in piccolo ha recuperato 6mila vecchi sgabelli usati dagli uomini e donne delle dinastie Ming e Quing (anche l’aristocrazia cinese sedeva su sgabelli, talvolta). E anche 3.500 preziose porcellane. Vecchie pure loro. Piazzate nelle 18 stanze da 3mila metriquadri della Martin Gropius Bau.
A partire da domani (ufficiosamente da oggi). Ai Weiwei a Berlino.
Qui qualcosa su di lui ❤ http://ineedradio.funkhaus-gruenau.de/wp-content/uploads/2014/01/crisalide4.mp3
Da ascoltare mentre preparate la cena, guidate, sognate.

Carsten, scienziato di errore

Puntata n.7 Crisalide on Air, su I need Radio, martedì 1 aprile 2014 ore 19. In replica venerdì 4 aprile 2014 ore 11. I love you all!

Episode 7 on Air Chrysalis, I need on Radio, Tuesday, April 1st, 2014 7pm. In reply Friday, April 4th, 2014 at 11 am. I love you all!

Episode 7 on Air Chrysalis, IneedRadio, am Dienstag 1. April 2014 um 19 Uhr. Wiederholung am Freitag 4. April 2014 11 Uhr. Ich liebe euch!

Carissimi, buonasera. La notizia di oggi, da cui la puntata di oggi, è che Carsten Nicolai dal 15 al 17 maggio, che vuol dire due notti e tre giorni, tra circa un mese e mezzo ad Hong Kong lancerà questa nuova video istallazione che si chiama alpha pulse. Funziona così Se ho capito bene, si tratta di un pattern di luci che verrà proiettato sulla facciata uno dei grattacieli simboli della città: international Commerce Center, 490 metri di altezza, fronte porto. L’idea di Nicolai quella di illudere i marinai, per essere romantica, e fare credere loro che quel bagliore è un faro. Perché in effetti, io la posso solo immaginare questa istallazione perché per ora c’è solo un rendering e il progetto è stato finanziato e sponsorizzato da Art Basel, nelle fiere di arte contemporanee la numero uno (mo ricordo che la fiere sono mercati, piazze dove galleristi, artisti, collezionisti curatori si incontrano ma con un fine per come dire commerciale a differenza di Documenta di Kassel o la Biennale di Venezia, dove l’esposizione di arte contemporanea è come dire non viziata dal mercato, dalla compravendita, ma spinta più dalla qualità). Per tornare ad alpha pulse, l’istallazione che promette di essere sensazionale come molte delle installazioni audiovideo di questo ragazzo di Chemnitz (Karl Marx STadt), i visitatori o i residenti di Hong Kong per questi tre giorni e due notti, potranno condizionare l’istallazione con un’applicazione di ciascun cellulare, progettata da Nicolai. Se ho capito bene è come se uno digitando una sequenza di numeri o di pulsanti potrà modificare l’istallazione luminosa e sonora di questo grattacielo-faro.
Ora prima di lanciarvi la prima canzone della serata, volevo dirvi perché oggi parliamo di Nicolai.
Primo. Perché siamo a Berlino. Nicolai vive qui, arriva da Chemnitz che è questa città della DDR nei pressi di Dresda, lui è un ragazzo della Germania dell’est, che vuol dire, volto appuntito, sguardo pungente, preciso come un tedesco, freddo come un russo, spartano. Spigoloso come uomo.
Secondo perché l’artista nicolai, visuale, luci, altri non è che Alva Noto. Sapete chi è Alva Noto?
No? stasera vi tocca sentirlo.


Cominciamo con Moon, Collaborazione con Sakamoto. Avete capito di chi sto parlando?

Allora amici adorati, questa è la crisalide d’aria, crisalide d’aria, bozzolo di fili d’aria, bolla di sapone piena di ossigeno, granelli di sauerstoff, incuneati nel cervello. Così, tanto per la primavera, così tanto per l’amore, così tanto per la radio, così tanto per l’arte contemporanea.
Oggi parliamo di Carsten Nicolai, meglio conosciuto come Alva Noto. Alva Noto è uno dei compositori di musica elettronica più noti al mondo. E mi fa molto ridere che mezzo mondo non lo sa che l’artista di arte contemporanea che espone al Guggenheim e al Moma a New York, Carsten Nicolai, e Alva Noto, divinità in tutte le migliori discoteche del pianeta, sono la stessa persona. Allora io che di musica non ci capisco molto, ancora meno di musica elettronica, un paio di mesi fa, era un freddo, dicembre, freddo pomeriggio piovoso a Berlino, la prima cosa che gli chiedo è ma tu ti senti più Nicolai o Noto, più l’artista visuale o più il musicista. Risposta secca: io mi chiamo Carsten Nicolai, io sono Carsten Nicolai, io nasco come artista visuale, quando ho voglia di giocare a fare il Dj con gli amici e incidere qualche album, allora tiro fuori l’etichetta nome d’arte Alva Noto, il mio doppio musicale che si è fatto pure un’etichetta discografica che è la Rasten Noto. 
Per capirci il nostro poliedrico con Blixa Bargel esce come ANBB
con Royoji Ikeda esce col nome Cyclo
con Optò vuol dire che sta collaborando con Thomas Knak
Alva Noto più Ryuichi Sakamoto, resta così come ve l’ho letto
Signal se lavora con Frank Bretschneider
Un segno stranissimo che credo arrivi dalla matematica e cioè una o o uno zero con una diagonale più Noto in caso di collaborazione Mika Vainio,
alcune cose poi le ha fatte con il solo marchio Alva Noto e altre con Noto.
“Diamond Version è il nome del gruppo composto da me, Alva Noto, con Olaf Bender (già co-fondatore della Rasten-Noto, ndr). Io e Bender da anni giriamo il mondo improvvisando suoni e visual” dice. Proprio qualche giorno fa, dopo un anno di tourné sono stati pure al Sonar di Barcellona lo scorso anno, hanno pubblicato il loro primo long album.

E questo è un brano di questo nuovo di Carsten Nicolai (io se avrò un figlio lo chiamerò Carsten). Questa è Turn On Tomorrow. EP3.

Oggi dicevo parliamo di Carsten Nicolai perché art Basel gli ha commissionato un’istallazione ad Hong Kong di cui, vedrete, se ne parlerà parecchio nei prossimi giorni. E voi grazie ad Ineedradio, la radio che vi ama davvero, vi farete trovare update, super preparati e informati. 
Da quanto ho capito verrà proiettato su questo grattacielo di 500 metri International Commerce center, un centro commerciale, diomio, e come un faro, leggo il comunicato stampa, questo grattacielo invierà degli impulsi sonori e visivi ai cittadini e ai visitatori dell’ex colonia inglese anche un po’ fuori il perimetro cittadino. Impulsi alpha. Alpha è anche il nome dell’applicazione di telefonia mobile che istallata suoi cellulari di chi vorrà prendere parte a questa istallazione, misurerà gli effetti di luci e suoni, e questo davvero non capisco come potrà essere realizzato, ora aspettiamo per vedere di cosa si tratta, tra un mesetto a metà maggio, sull’umore delle persone. Vi leggo un pezzo del comunicato stampa “L’opera presenta un set-up sperimentale che esplora gli effetti che la luce impulsi potrebbero avere l’umore, il rilassamento, l’attenzione e la creatività di spettatori.
Visibile da numerose sedi in tutta Hong Kong e accessibile tramite l’app, α (alfa) impulso può essere vissuto da chiunque in città. Progettato da Nicolai, l’applicazione
fornire l’audio per l’installazione e un misuratore delle risposte sensoriali. Sono consigliati alcuni luighi per meglio osservare la torre e quindi beneficiare di questi impulsi e cioè Tamar Park, Sun Yat Sen Memorial Park e la terrazza sul Podio 3 e 4 della IFC Mall. Dicono che devo dare meno opinioni, ma è chiaro che se vi parlo di questa istallazione piuttosto che di un’altra diffusamente già sto dando un’opinione. E io trovo interessante coinvolgere la città e il suo impianto urbano per sviluppare un’istallazione che oltre a essere bella e divertente, ha questo aspetto dell’interazione che è davvero contemporaneo. Indagare la percezione è una fatto contemporaneo.


E adesso ascoltiamoci Morning altro pezzo Sakamoto-Noto. E ditemi se questo non è il suono del mattino, quando la rugiada cade dalle foglie. Ditemi se il mattino in qualsiasi bosco, parco, foresta del mondo non suona così. Con tutte le sue sincopi e tutta la sua regolarità irregolare.


Torniamo all’artista visuale. Vi voglio raccontare un paio di cose buffe che ha fatto questo ragazzino qui per darvi un’idea di quanto è versatile. Vado un po’ a caso, senza seguire l’ordine cronologico. Una degna di nota ma roba piccolina, diciamo il supporto in questo caso è fotografico, carta fotografica, solo le serie di foto appunto Funken, 2003. Carta fotografica su fondo bianco sulla quale si vedono delle strane linee di colore blue e nero che sembrano, boh rami di alberi secchi, senza foglie, o le traiettorie. Sapete cosa ha fatto Carsten? Ha fotografato le scintille e le tracce di luce che queste hanno lasciato. Per renderle visibili ha invertito negativo con positivo per questo nonostante le foto siano state scattate al buio, il fondo è bianco il giallo della luce diventa blue. E quello che emerge, e dopo vi dirò perché Carsten Nicolai pure se non lo vuole ammettere è un neuroesteta è che lui ci vuole dire che pure le scintille di luce hanno proprietà geometriche. Stiamo parlando di uno che ha studiato il suono della neve. Il suono della neve.
Passiamo a un’altra opera d’arte, telefunken, tutto altro genere, 2000, esposta alla Eigen + Art gallery. Nicolai ha preso tre o quattro televisori ultrapiatti, come è che si chiamano a cristalli liquidi, gli schermi neanche tanto grandi, li ha appesi al muro a mo di quadrotti. Poi ha preso quattro lettori CD (mi sa che l’iPod allora ancora non c’era e i lettori mp3 erano ancora una rarità) e ha infilato l’uscita audio del lettore nel buchino dell’ingresso video del televisore. Fine dell’istallazione. Quattro televisori permanenti.
Vi descrivo un altro lavoro che io trovo davvero geniale, è dello scorso anno ma ha appena vinto un premio alla Japan Foundation for Contemporary art e si intitola CRT MGN. Allora ci sono quattro tubi al neon montati parallelamente tra loro e allineati orizzontalmente su un muro. la loro luce viene registrata da una telecamera i cui segnali vengono trasmessi su uno schermo tv . l’immagine televisore viene distorta da un magnete fissato alla base di un pendolo che oscilla in maniera non regolare (per via di un robo in alluminio) . Inoltre sul magnete oscillante c’è anche una bobina elettrica che potenzia le variazioni di campo magnetico che non solo vanno a modificare la foma e i colori dei cristalli liquidi della tivù ma che producono modulazioni nel circuito elettrico che si trasformano in segnali acustici udibili durante l’esposizione . C’era già un giapponese Paik che aveva lavorato con i magneti nella tivù, era il 1965. Nicolai ci mette dentro un sacco di altra roba.

Ora ci sentiamo mumble mumble, un classico di Alva Noto da solo, Uni C. Ritmo ritmo ritmo per ben sei lunghissimi minuti.

Rieccoci con la Crisalidina d’aria su Ineedradio, radio che trasmette, nel senso di broadcast, amore, e che per ragioni di circuiti energetici metafisici, vive di amore.
Parlavamo di Carsten Nicolai, bambino della DDR che proviene da un paese che un tempo si chiamava Karl Marz Stad, oggi diventato Chemnitz. Lui che è più conosciuto come musicista che come artista visuale, ci tiene a sottolineare che nasce come artista visuale e che nelle sue sperimentazioni estetiche fa uso dei suoni. Cioè io uso per esempio la terracotta, il professore i colori a tempera, lui usa il suono per produrre delle belle immagini. Solo che se io uso la tela come mezzo di appoggio, lui usa il computer, lo schermo video. Fino ad ora vi ho parlato delle opere un po’ più border line della sua produzione artistica. A dir la verità sono altre quelle per cui Nicolai è famoso in tutto il mondo. Comincerei a parlarvi di Cyclo Id che ha realizzato, anzi sta realizzando perché è un progetto never ending con un altro giapponese, non che come Sakamoto è un esperto di musica, ma è un altro artista Ryoji Ikeda che come Nicolai che usa i suoni per farne installazioni visive. Cyclo.id, che sta per Cyclopedia, è un progetto che ho cominciato nel 1999, esposto a novembre scorso al Moma a New York. In Cyclo c’è il cuore della ricerca artistica di Nicolai, ovvero esplorare i suoni e dare loro un’immagine, una visualizzazione grafica, in ordine più o meno geometrico, tramite l’uso dell’oscilloscopio e delle figure di Lissaiouss. L’oscilloscopio è uno strumento di misura elettronico  che consente di visualizzare, su un grafico bidimensionale , l’andamento temporale dei segnali elettrici  e di misurare abbastanza semplicemente tensioni , correnti , potenze  ed energie  elettriche. L’asse orizzontale del grafico solitamente rappresenta il tempo , rendendo l’oscilloscopio adatto ad analizzare grandezze  periodiche . L’asse verticale rappresenta la tensione . Quando queste linee che oscillando fanno delle curve, e queste curve si chiudono tipo a otto o a elleissi incrociati allora nascono le figura di Lissaiouss. E’ inutile che vada oltre con la matematica ma cercatelo Cyclo ID su vimeo. Capolavoro visivo. 
Altrettanto poetico e meraviglioso Unidisplay presentatolo scorso anno, no due anni fa era il 2012 all’Hangar Bicocca di Milano. ha avuto a disposizione un maxischermo di 50 metri sul quale ha fatto viaggiare un numero infinito di visualizzazioni ottiche di suoni, errori di suoni. Milioni di bacchette, allineate, poi qualcuna si inclina creando un effetto domino. Oppure flussi di bastonicini che viaggiano da destra a sinistra a velocità diverse senza interruzione. Vi cito un’ultima opera d’arte prima di lanciare il prossimo brano. 
Nel 2005 a Berlino nell’atrio nella Neue National Galerie a Postdamer Platz presentò Syn Chron, una specie di poliedro anche grandicello via, dalla ossatura in metallo e con le facciate in cristallo. Questa roba qui che era un po’ di tutto, scultura installazione performance di luci e suoni, funzionava da cassa di risonanza dei rumori della città di Berlino. Mi spiego meglio. Ciascuna facciata del poliedro, in cristallo dicevo, diventava una specie di membrana di amplificazione di alcuni suoni che venivano percepiti da alcuni microfono posti all’esterno nel museo e riprodotti, tramite luci, su ciascuna facciata. E’ chiaro che è Nicolai che decide che forma dare a quel tipo di frequenza. Punto linea quadrato cerchio.

Ora il turno di Alva Noto con la pazza islandese, Björk. Questa si intitola Dark Matter. A dopo liebe.

Prima di chiudere la puntata volevo fare una considerazione su Carsten Nicolai in merito al suo essere non essere neuroesteta. Qualche settimana fa, tre per la precisione vi ho parlato di neuroestetica, quella branca super on the hedge, super all’avanguardia dell’arte contemporanea dove vengono presentate cose belle partendo dalle scienze. Che ne so: Ivana Franke ha studiato le luci e gli impulsi visivi e questi impulsi visivi scatenavano una sorta di pattern ottici nel nostro cervello, oppure Olaf Eliasson trasformava una stanza di luci in un pantone di Photoshop a tre dimensioni dove si perdeva la concezione dello spazio e della luce. Insomma stimoli sensoriali per imbrogliare o il nostro cervello o per testarlo. Nicolai se vogliamo fa lo stesso. Lui è un esteta nel senso in cui prima decide che tipo di immagine vuole proiettare su quello schermo o creare a computer e dopo, solo dopo, partendo da quell’immagine che gli piace risale al suono che translitterato tramite informazione elettrica (sistema binario) diventa Gestalt. Forma. Per me questa è neuroestetica. Lui polemicamente mi rispose che assolutamente non voleva avere alcun tipo di etichetta e che non sopportava chi lo definiva tale o psicoacustico e bla bla bla. Salvo poi però non trovarlo a fare il relatore dei maggiori simposi mondiali di neuroestetica. Inoltre sempre polemicamente mi disse che non c’era alcun motivo estetico a muovere le sue scelte artistiche, ma solo impulsi scientifici. Di indagine suono informatica segno grafico. The beauty is not something reliable. La bellezza non è un valore affidabile, mi dice Carsten Nicolai, al secolo Alva Noto. “E’ un sentire individuale, che cambia da persona a persona, ciò che è bello per me non è bello per te. Può essere bella una donna, un fiore, un tramonto, ma anche in quel caso i parametri variano col passare del tempo, sono condizionati dai luoghi, dalle mode, dai contesti socioculturali. Per me per esempio bella è una poesia, bello è uno spirito. Ciò detto, non considero bella un’opera d’arte. Neanche le mie”. Questo mi sta in generale bene. Però poi a Hong Kong va a esplorare la percezione. Con questa perla di saggezza vi saluto sulle note della mia sigla, yesss.

Alpha pulse: su Ineedradio love

carsten_nicolai_project_HK
Prepariamoci ad ascoltare il suono della neve, a vedere i colori dei magneti, a piegare cristalli con la mente. A tra poco, Crisalide d’aria su http://ineedradio.funkhaus-gruenau.de/ Si parla dello scienziato dell’errore. E del suo prossimo viaggio ad Hong Kong. dei suoi errori. delle sue luci. dei suoi impulsi alpha. Che da un grattacielo del suddest dell’Asia, colpiranno i nostri cuori. E i nostri cellulari.

Burma kommt da

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La donna più sexy del mondo sta per arrivare a Berlino. E io l’aspetto. Con amore. 

Calma lumaca: tu scalalo, il Fuji, ma senza affrettarti

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Tre righe, cinque sillabe, sette sillabe, cinque sillabe. Nessuna rima. Solo impressioni. Grazie Emma ❤

di me scrivete che ho amato i versi e i kaki
Masaoka Shiki

fior di azalee su al borgo, ed il candido riso al vapore
Yosa Buson

monti lontani negli occhi riverberan delle libellule
Kobayashi Issa

mangiando pesche fumando sigarette viaggio da sola
Hoshino Tatsuko

Inizio d’autunno: nel mare e nei campi un verde solo
Matsuo Bashõ

si oscura la montagna, e ruba il rosso alle foglie dell’autunno
Yosa Buson

tempio di Mokuboji, le lucciole si avvicinano pure al cane che abbaia
Kobayashi Issa

fredda più della neve è sui capelli bianchi in inverno la luna
Takarai Kikaku

stagno gelato un gamberetto si muove tra le vecchie alghe
Masaoka Shiki

ascolto in questa notte il letargo invernale pioggia sui monti.
Kobayashi Issa

tra fiori di pesco che sbocciano ovunque il primo fior di ciliegio
Matsuo Bashõ

con la prima brina, chissà cosa sogneranno nelle barche?
Takarai Kikaku

senza far rumore, nella pianta di risso s’insinua il bruco
Hattori Ransetsu

la campana del tempio tace, ma il suono continua ad uscire dai fiori
Matsuo Bashõ

il tetto si è bruciato: ora posso vedere la luna
Masahide

quanto silenzio, la neve disegna ali di anatre mandarine
Masaoka Shiki

la lunga notte, il rumore dell’acqua, dicono quel che penso
Gochiku

Fuji d’autunno il posto del disco del sole è scomparso
Dakotsu Iida

mi sorprenderà la pioggia ora che non ho neppure il capello di bambù ma che importa…
Matsuo Bashõ

oh, questo mondo anche la vita della farfalla è impegnata
Kobayashi Issa

mezzodì di pieno estate la morte con gli occhi socchiusi guarda la gente
Iida Dakotsu

allapperà o no questo cachi raccolto per primo
Chiyo-jo

tra la folta erba di Saga, tombe di belle donne
Shiki Masaoka

senza nome, l’erbaccia cresce in fretta lungo il fiume
Yosa Buson

calma, lumaca: tu scalalo, il Fuji, ma senza affrettarti
Kobayashi Issa

silenzio: graffia la pietra la voce delle cicale
Matsuo Bashõ

si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi, l’amore
Kobayashi Issa

il vecchio stagno la rana salta tonfo nell’acquatito
Matsuo Bashõ

convalescenza: stancarsi gli occhi contemplando le rose
Masaoka Shiki

Siete proprio una radio strafiga http://ineedradio.funkhaus-gruenau.de/

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A berlino, di notte, di giovedì, al quinto pianto di un palazzo dove a piano terra c’è la Hertz. quella del noleggio auto. C’è amore in una radio. C’è un gatto che accarezza il rullante con la coda, una ragazza che arriva da Fuerteventura, famosa per essere soave e gentile, c’è un professore che crede nella felicità e che qualche volta dipinge col pennello. C’è Scott che è arrivato dal canada per cantare una canzone al professore mentre poi c’è Donpears che arriva da Bruxelles a ricordare quanto bella è la libertà.

http://ineedradio.funkhaus-gruenau.de/

Man, artista dell’anno

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E questo sarebbe l’artista dell’anno. Victor Man, da domani primavera in mostra fino a tardo giugno alla Deutschebank Kunsthalle (ma perché scrivo una cosa che finisce in –bank e mi viene subito la diarrea, mannaggia!).

Man arriva da Cluj, compirà quest’anno 40 anni. In teoria, stando a quanto si legge sui comunicati stampa della suddetta banca (colite, di nuovo) quest’uomo approfondisce il rapporto tra uomo e iconografia in epoca moderna. Io cercherò di capire se si trova nei suoi dipinti qualcosa che ha a che fare con questa memoria – mente collettiva, con una diversa concezione del tempo, e con una diversa percezione del vivere. Andrò vedrò e vi dirò. Lo scorso anno era stato il turno di Qureschi. E lui nonostante la parola che finisce in -bank, mi era piaciuto un bel po’. DOmani, crisalidedaria on air alle 11 su http://ineedradio.funkhaus-gruenau.de/.

Basquiat, il bambino radioso

Canticchio Bob Dylan, sogno il Village nel 1979, e vi appiccico un capolavoro raro, firmato Basquiat, Wahrol, Clemente, dal titolo Origins of cotton, mentre giro lo speech della puntata di crisalide d’aria n. 5 andata in onda la sera del 18 marzo 2014 che andrà in replica 21 marzo alle 11, giusto in tempo con la primavera.
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Puntata n.5 Crisalide on Air, su I need Radio, martedì 18 marzo 2014 ore 19-21. In replica venerdì 21 marzo 2014 ore 11. I love you all!

Episode 5 on Air Chrysalis, I need on Radio, Tuesday, March 18th, 2014 7-9pm. In reply Friday, March 21st, 2014 at 11 am. I love you all!

Episode 5 on Air Chrysalis, IneedRadio, am Dienstag 18. März 2014 von 19 bis 21 Uhr. Wiederholung am Freitag 21. März 2014 11 Uhr. Ich liebe euch!

Basquiat è il più rockettaro dei pittori. E’ nato nel 1960 a New York, è morto nel 1988 a New York per un overdose di eroina. A soli 27 anni. Lui assieme a Keith Haring, ha portato l’arte dei graffiti nelle gallerie e nei musei. E considerata la morte e l’età rientra a pieno titolo nel club di Amy Winehouse, Kurt Cobain, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin.
Prima dei rockettari del rock, i rockettari erano i pittori. Prendiamo ad esempio Van Gogh. Uno che fino a 30 anni fa un po’ l’insegnate un po’ il mercante d’arte ma non il pittore, poi scopre il suo talento, produce un monte di quadri, se ne contano più di 800, diventa matto, dipendente da assenzio e alcool, sembra avesse schizofrenia, sindrome bipolare, sifilide. Muore a 37 anni per ferita d’arma da fuoco, presumibilmente auto-inflittasela.
Oppure Jackson Pollock, quello dell’action painting, che ha inventato la pittura del dripping della sgocciolatura, pure lui è morto prima del tempo. Era un alcolizzato, fu espulso da suola per indisciplina andò a morire a 44 anni a un miglio dalla sua casa a Long Island schiantandosi ubriaco con la macchina. E per finire cito Marc Rothko. Nato in Lettonia si trasferisce da piccolo negli Stati Uniti. E’ quello che fa queste tele mono cromatico di nero su nero, bianco su rosso, rosso su rosso, giallo su giallo. Le sue opere sono tra le più pagate al mondo. Un Rothko nel 2007 è stato venduto a 73 milioni di dollari. Lui si uccise tagliandosi le vene nel 1970, aveva 67 anni.
Adesso però torniamo al nostro Jean Michel Basquiat e voliamo un attimo nella Factory di Andy Warhol, dove Basquiat ci aveva passato un bel po’ di tempo.

Dove andavano molto di moda i Velvet Underground. E pure l’Heroin.

La New York dove nasce e cresce Basquiat è quella di cui si parla nel film Taxi drive. Siamo alla fine degli anni ’70. La grande mela è un posto pericoloso. Manhattan era un posto pericoloso, fatto di criminalità, droga, eroina, prostituzione. Nel centro, nel Village precisamente attorno a questo stradone perpendicolare che si chiama la Bowery, vivano questo artisti tutto fare, li chiamavano i Downtown 500, un gruppo di 500 artisti che si conoscevano tutti tra di loro, che facevano film, scrivevano poesie, erano pittori, o erano studenti di arte alla Columbia University, o vivevano di niente quindi vivevano in case occupate e mangiavano come i clochard dalla spazzatura: Questo il caso di Basquiat. Che scappò di casa la prima volta a 15 anni quando i genitori si separarono. I suoi genitori, padre di Haiti e madre afro-portoricana, quindi per chi non avesse mai visto una foto di Basquait sottolineo che è di colore e poi vedremo anche come questa cosa ha influenzato la sua breve, intensa vita carriera, non erano poverissimi, se è per questo il padre era un ragioniere famoso di New Jersey, ma i dissapori tra Jean Michel e Gerad talmente tanti che preferisce vivere di niente. Alla fine il mondo della strada è dei neri quello delle gallerie d’arte prima di lui era solo esclusivamente bianco. Bianco occidentale. Era il 1980. Siamo a New York e mi fa un po’ strano credere che c’è un ragazzo di colore che deve sgomitare per farsi largo tra i bianchi. Comunque dopo qualche anno di vita in strada attorno a Union Square, mentre disegna cartoline a mano e venderle per fare due spicci, quando conosce questo tipo il graffitaro Al Diaz e assieme fondano questo doppio collettivo Samo. Poesia di strada.

Prima di parlare i Samo ascoltiamoci Blondie. Heart of Glass. Fu proprio Deborah Harry, ex coniglietta di playboy, attrice del film di Cronenberg Videodrome, che comprò il primo disegno a Basquiat, pagandoglielo 200 dollari.

Diaz e Basquiat cominciarono a scrivere sui muri del village. Il primo scopo di fare graffiti è la fama. Se io ho il controllo del quartiere, qualcuno prima o poi mi noterà. Il Soho news pubblicò un articolo con i loro graffiti e gli dicono di farsi avanti. Loro si faranno avanti e furbetti, venderanno la loro storia, che per altro era vera, per 100 dollari. Avevano bisogno di soldi. Questo ho capito di Basquiat. Lui che pure non veniva da una famiglia povera, dentro casa sua c’erano i libri di filosofia, vista la sua vita di strada, aveva un disperato bisogno di soldi. Oltre a vendere cartoline il ragazzo dipingeva Tshirt e si prostituiva pure. Qualche volta. E dopo il Soho news, nel 1978 arriva addirittura il Village Voice a pubblicare un’intervista su questo strano Samo.
Definire le scritte di Samo “graffiti” non era più appropriato. Erano delle Tag accompagnate da frasi ad effetto spesso apparentemente senza senso con contenuti poetici e erano poco pittorici. Samo stava per Same old shit.
“Origin of cotton”
“Il silenzio assoluto come un odore pungente”
“Paga una prostituta costruisci un forte e dagli fuoco”
“SAMO come la fine della religione che ti lava il cervello, della politica inconcludente e della falsa filosofia”
SAMO come clausola liberatoria”
“SAMO salva gli idioti”
SAMO come la fine del punk in vinile”
“SAMO come alternativa al fare arte con la setta radical-chic finanziata dai dollari di papà”
“SAMO come espressione dell’amore spirituale”
“SAMO per la cosiddetta avanguardia”

Queste immagini mi fanno troppo pensare a New York e a un film bellissimo ambientato nel village diciamo un decennio prima, dal titolo I am not there, è una sorta di film sulla vita di Bob Dylan. E questa è I want you…

“Non avevamo soldi, viaggiavamo a scrocco dei treni. Così vivevano i ventenni che arrivavano a Nyc. Vivevo come capitava, racimolavo i soldi per terra, mangiavamo sempre gli stessi cheese noodles, tozzi di pane e vino con gli ubriaconi, non ho mai pensato di accettare un lavoro neppure partime. Se vivi controcorrente e fai un vita sovversiva è difficile tornare indietro. Allora pensavo che avrei fatto il mendicante per sempre”. Però siccome Jean Michel Basquiat era come dire uno che piaceva molto alle donne – ci tengo a ricordare che tra le donne che persero la testa per lui cera anche Madonna, sì la Ciccone che di lui disse: He was one of the people I was truly envious of… bit he was too fragile for ths world – molte lo come dire accoglievano in casa con loro. Così fece la storica fidanzatina Susanne Mallouk. Questa ragazza faceva la barista in uno squallido bar tra la seconda e la quinta, lui entrava e si appoggiava a jubox e la fissava, senza prendere mai niente per settimane indossava un lungo soprabito e i capelli rasta. E la leggenda vuole che un giorno fece un disegno per lei sul tavolino col Ketchup per sedurla. Insomma i due si fidanzano, e nel 1979 lui va a vivere da lei, tempo poco lei gli chiede di contribuire alle bollette, all’affitto, e lui ci prova pure mi pare a fare l’aiuto elettricista o l’aiuto idraulico. Dopo uno due giorni di lavoro torna distrutto a casa, crolla in un pianto dicendo che proprio non ce la faceva a fare un lavoro normale, lui voleva dipingere, e lei Susanne: Così abbiamo deciso che io avrei lavorato e lui dipinto. Le donne. Sante tutte

E ora cosa ci ascoltiamo… mumble mumble mumble…. Madonna. Isla Bonita. Caro il mio professore.

Ritorniamo a Basquiat. Un pittore rivoluzionario. Di colore, ex graffitaro ex artista di strada del Village new yorkese della fine degli anni ’70, quando New York era pericolosa, sporca, piena zeppa di droga e di criminalità da un lato, e fresca e vivissima sotto il profilo artistico. Erano gli anni della Factory di Andy Warhol, del club 57 di Bob Dylan e Patti Smith.
Citavo Andy Wahrol. Quando questo ragazzo aveva 18 anni, entrò sfacciatamente in un ristorante dove c’era Wahrol che stava pranzando con degli amici e prova a vendergli alcune delle sue creazioni. Cartoline ma fatte con polaroide decorate, ritagli di giornali. Andy gliene comprò un paio.
Ma la vera svolta nella vita di Basquiat arrivò nel 1980 quando a Time Square si organizzò una roba simile a un live-painting dove presero parte una 80ina di artisti, tra cui appunto Basquiat e Haring.
Qui che i due vengono notati da Annina Nosei. Annina Nosei è una donna giovane italiana, laureata in psicologia, con tesi su Marcel Duchamp, appassionata di arte contemporanea, aveva la sua piccola galleria a Soho, decise di provare a portare la street art nei musei. Così scopre questi due ragazzi al Time Square show – in realtà Haring aveva già come dire avuto accesso a un luogo più istituzionale della strada – e decide di far visita a Baquiat e vedere qualcosa dei suoi lavori.
Questa è buffa perché quando Annina Nosei ha raccontato di aver conosciuto Basquiat ed essersi recata a casa sua, della Susanne, si è accorta che non aveva neanche una tela dipinta. Jean Michel dipingeva sugli oggetti che trovava per strada: Porte, finestre, dove l’intelaiatura era la cornice e poi il vetro o il pannello il fondo del quadro. Dipingeva i vestiti di lei, su migliaia di fogli di carta, sul frigo. Sicché Annina gli fa: ragazzo mio io vorrei anche prenderti nella mia galleria ma qui c’è poca roba, a me servono delle tele, non posso portar via finestre, porte, frigoriferi. Basquiat le risponde, finanziami tu. E Annina, ottimo intuito di donna, sganciò sull’unghia 3mila dollari, gli mise a disposizione il seminterrato della sua galleria, gli diede due mesi di tempo per realizzare una ventina di tele (Annina Nosei ora sta a New York, vive in un appartamento immenso che affaccia sul West River di Manhattan, è tra le italiane più ricche in città – insomma quell’investimento le andò bene).
Finanziò la prima mostra. E’ chiaro che il nostro bambino di 20 anni era felice come una pasqua. Sì già prendeva droghe. Praticamente le aveva prese da quando è nato, era già molto conosciuto negli ambienti underground del village per via della sua storia da graffitaro e ex ragazzo di strada. Ma rimaneva uno straccione e questa era la sua grande occasione. In una sera, quella della inaugurazione della mostre, vedette tutto. 200Mila dollari in un colpo solo.

Andiamo con American Land, Bruce Springsteen. Ieri era san Patrizio ragazzotti. E San Patrizio mi fa pensare agli irlandesi che costruiscono New York.

Proviamo a descrivere le opere di Basquiat. La crisalide d’aria, amici ha smesso di fumare da tre giorni, ho talmente tanto ossigeno nel cervello che mi sento drogata. Cioè se le infiltrazioni di ossigeno che fa l’arte contemporanea fossero come smettere di fumare,
Qui nascono i suoi teschi, gli scheletri, i buoi televisori, gli uomini antenne, i bidoni robot. La prima persona a cui volle mostrare i suoi quadri fu suo padre, la sua prima esposizione pubblica, fu da Annina Nosei. “Sai descrivere e tue opere” non credo sia possibile, è come chiedere a Miles Davis di chiedere come suona la sua tromba.
Robert Ferry Stomson.
Aveva un talento speciale a prendere le sue esperienze di strada e trasferirle in arte. Il suo bagaglio culturale era superiore alla media. Molti si stupivano di fronte alla sue conoscenze e non capivano da dove le avesse pescate, quello dio santo faceva il mendicante. Sapeva anche un po’ di francese e di spagnolo…
Anche Picasso era cresciuto per strada e parlava catalano spagnolo francese. E per tornare alla prima opera che è piaciuta a Basquiat, be’ il Guernica di Picasso.
Sto ragazzo da piccolo voleva fare il fumettista.
A un certo punto a cominciato a citare gli artisti che apprezzava. Dalla Gioconda di Leonardo, a una stilizzazione della venere d Milo. Quando disegna i grattacieli di Nyc li disegna bene, molto semplici, stilizzati, grigi, neri, poche finestre e poi è come se a un certo punto gli prende un attacco isterico e in un lato del quadro si mette a distruggere la pace, no. Come se questa città avesse i suoi problemi di insonnia di dipendenze di smog, che ne so. Utilizza moltissimo le parole. Parole senza senso, parole come simboli decorativi. Urine, Mary Boone, Charlie Parker. Lui teneva il pennello come lo tengono i bambini, lo impugnava a tutta mano e lo muoveva sulla tela, con tratto sicuro ma insicuro. Io per esempio quando disegno senza senso ho la tentazione di replicare le forme morbide della natura, tipo le onde, i mondi il sole, i frattali degli alberi. Lui replicava New York. Quadrati, triangoli, corone, simboli geometrici numeri seriali, lettere seriali, pezzi di essere umano. Ci sono molte cose su fondo nero. Però perché lui nero. Gli occhi dei suoi teschi sono spirali. I denti sono tabelline. Molti dei suoi esseri hanno l’aureola (sua madre era religiosa e disegnava spesso immagini bibliche).

Ora i Pulp. Un po’ di anni ’80 Like a Friend.

Quando Basquiat accede alla galleria di Annina nosei ha 20 anni. Otto anni dopo muore. Cosa succede ne frattempo. Questo è il problema. Leggeva Mark Tawin e William S. Burroughs. L tecnica di frammentare le informazioni. Prendete un giornale tagliatelo in quattro parti, e ricomponetele in mixando le parti. Lui che usava una fracca di parole questa roba di Burroughs gli piaceva un bel po’. Anche se questo ragazzo stava fuori tutte le sere a bere, drogarsi, anche se quando era in casa dice che accendeva la tivù, accendeva la radio, prendeva un libro e lo leggeva pure, bene, lui aveva sempre tra le mani un blocchetto per gli schizzi dove appoggiare le proprie idee. Tra l’altro anche ben concentrato.
Ma se qualcuno disgraziatamente, come è capitato si recava nel suo studio (soffitta di Crosby street dove viveva con Susanne) e gli commissionava una quadro, chiedendo che fosse il linea con i colori del divano o della tappezzeria, lui li mandava via in malo modo e lanciava loro anche oggetti dalla finestra, una volta che erano scesi giù in strada. Nel frattempo lui che va detto era un gran calcolatore, dopo solo un anno abbandona la Nosei e passa tutte i galleristi più fighi di New York, se lo litiga tutta la creme dell’arte contemporanea di Nyc. Dalla Gagosian Gallery (Larry Gagosian) Alla Mary Boone, passando per lo svizzero Bruno Bishopberger che gli presenterà ufficialmente e per la seconda volta Warhol. Con la Gagosian mette anche il suo primo piedino a Los Angeles. A Hollywood. E addirittura arriva in Italia per questa collettiva sulla Transavanguardia assieme a Francesco Clemente. Nel 1982 va a Kassel, Documenta, nel 1983 arriva al Withney Museum. Nel giro di due anni passa da morto di fame a milionario. Lasciava ancora i soldi, migliaia di dollari, in giro per casa li nascondeva in mezzo ai libri, non sapeva neanche aprirsi un conto in banca… Faceva i soldi ma si faceva pure una valanga di pippe mentali: Tipo Julian Schanbel fa le mostre al Whitney museum e io no…. (Schnabel è ancora vivo, sta a Brooklyn e ha 62 anni, l’età di mio padre).

Prossimo brano, Questa l’ho tirata fuori rivedendo Factory Girl, That’s the way it’s got to be (1965)
A dopo my love ❤

Voglio fare un volo pindarico che un po’ c’entra. Perché siamo a Berlino e a Berlino c’è il monumento più visitato di tutta la Germana. La East Side gallery non è solo il pezzo di muro di Berlino più lungo rimasto a Berlino (1,3 chilometri tra Ostbahnhof e Warschauer strasse), anche la galleria a cielo aperto più estesa al mondo. Quello che non tutti sanno è che purtroppo è anche una gran patacca. Torniamo indietro negli anni. Siamo nel 1990, questo pezzo di muro era ancora in piedi. Era una enorme tavolozza bianca. Le associazioni di artisti dell’est e dell’ovest per celebrare la riunificazione delle due Germanie hanno chiamato altri colleghi provenienti da 20 Paesi, per realizzare una sequenza di oltre 100 murales. La gallery nasce come un’operazione culturale ma anche commerciale. Ciascun murales una volta realizzato doveva essere ceduto a un altro Paese e lì poi messo all’asta. Insomma la East side gallery nacque per essere smantellata, anche perché almeno allora, i berlinesi non avevano nessuna voglia di vedersi ancora un muro attraversare la città. Di fatto la qualità delle opere d’arte era quelle dei murales. Ovvero vernici di serie b su parete già corrose da un meteo, che ve lo assicuro, qui d’inverno, sa essere impietoso,
Già a fine anni ’90 i murales originali risultavano danneggiati, e altri writers hanno cominciato a scarabocchiarlo. Per questo nel 2008 la East side gallery fu sottoposta a un’inedita operazione di restauro. Vennero levigate le pareti, rinforzate le ossature metalliche e bonificato il calcestruzzo. Risultato? ( i vecchi murales andavano tutti rifatti. 85 artisti (i sopravvissuti dei 118 originari) furono richiamati a Berlino per ridipingersi il murales. In cambio di un assegno di 3000 euro e di un biglietto aereo per Berlino. Molti distorsero il naso e non si presentarono all’invito della galleria. Altri polemicamente ritornarono a Berlino ma anziché replicare gli originali ne realizzarono altri.

Prossimo brano. More than I feeling. La canzone di JD, del dottor Cox, Turk. I tempi di Scrubs (dovevo alleggerire).

Jean Michel Basquiat fa colpo, anche sessualmente su una persona: Andy Warhol. Colui che nel frattempo aveva in mano la Factory, che aveva scelto di non dipingere mai più (erano anni in cui si occupava di dirigere i video in sequenza all’interno appunto della Factory), eccolo a pendere dalle labbra di questo ragazzo. E questo ragazzo che veniva dalla strada che improvvisamente si scopre un milionario. Non riconosce i vecchi amici, sta sempre più sulle sue, si droga dalla mattina alla sera. Ricordo: passano 8 anni da quando viene scoperto a quando muore di overdose. Però a lui non era concesso fare un quadro e basta. A lui veniva chiesto a partire dal 1982 di fare solo capolavori. E qui, a questo punto che comincia ad assumere eroina. Cioè, lui altre droghe le prendeva e sapeva benissimo gli effetti dell’eroina, cominciò proprio per rispondere alle aspettative di un mercato mangia anima.
Voglio dire un’ultima cosa. Negli anni’80 i neri a Nyc erano ancora vittima di razzismo. Un amico della sua Susanne, graffitaro, una sera viene beccato dalla polizia, menato, tanto finisce in ospedale e poi muore. Basquiat quando veniva intervistato, molto gli dicevano: Hey ma non è che c’è una sorta di animo scimmiesco nei tuoi lavori? Ovviamente no.. ma ma era la domanda che tutti i giornalisti gli facevano per non so quale ragione. Ma a un certo punto ha cominciato effettivamente a raccontare personaggi di colore. Neri. Spiega perché c’è un re nero nel mondo e il mondo non lo celebra.

Superstar, ispirata dal film Juno. Non chiedete altro, Ieri, quando preparavo la puntata ho dovuto bere tanta vodka per non accendermi una sigaretta che voi non avete idea.

Diffidava di molte situazioni, gli vendevano i bozzetti all’asta, molte persone cominciarono a stargli vicino per sfruttarlo, ma lui d’altro canto non riusciva a liberarsi Non aveva gli strumenti per navigare in un mare di merda. Ha cominciato a viaggiare Hawai Maui, papino, distacco dal mondo, distacco da Nyc.
Considerava il mondo dell’arte come un mondo di cani. Allora provò anche con Los Angeles. Lasciò la soffitta dove viveva con Susanne e si trasferisce in un atelier proprio di Warhol. Andy Warhol lo aiutava su tutto, a un certo punto questo due decidono di organizzare una mostra (Attenzione i due ora sono anche amanti) Basquiat era il genio, Andy il cagnolino. La doppia mostra fu stra-criticata. La stampa diceva chiaro e tondo che Basquiat era il servo di Andy, d’altrocanto fu Basquiat a spingere a Andy a tornare a dipingere. Siamo nel 1984. Fanno assieme questo Bananas, China, e con Clemente un anno dopo Alba Breakfast (Di nuovo il simbolo della General Electrict)
Nel 1987 Wahrol muore per un intervento alla cistifellea. Un intervento di routine, non sarebbe dovuto succedere. Invece è successo. Basquiat da allora non si è più ripreso. La droga diventò il suo pensiero fisso.
Basquiat non vive molto dopo la morte di Andy. Annina Nosei dirà che lui ha fatto i suoi capolavori maturi a 27 anni, cazzo. Fa cavalcare scheletri su scheletri di cavalli, ragazzi se esiste un evoluzione di Picasso (e lui amava Guernica) bene, allora quell’evoluzione è Basquiat. I lavori erano meno chiassosi, più rarefatti. Maturo. Però nel suo rinchiudersi in se stesso, nuova fidanzata, Hawai col papà, promette a tutti i suoi galleristi di pulirsi dalla droga. Ma non ce la fa. Torna a New York, nell’estate del 1988. Un posto di merda l’estate a New York negli anni ’80.

E ora Weekend Wars, un weekend di guerra. MGMT. Capolavoro di qualche anno fa. Io ero a Amsterdam.

Di cosa parliamo la prossima puntata? Vogliamo parlare di Maurizio Cattelan? Maybe.

“Il silenzio assoluto come un odore pungente”

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Questo è Jean Micheal Basquiat. Martedì prossimo, alle 19, su http://ineedradio.funkhaus-gruenau.de/. Milioni di Baci. Notturni. Metropolitani.