Carsten, il non esteta

The beauty is not something reliable. La bellezza non è un valore affidabile, mi dice Carsten Nicolai, al secolo Alva Noto. “E’ un sentire individiale, che cambia da persona a persona, ciò che è bello per me non è bello per te. Può essere bella una donna, un fiore, un tramonto, ma anche in quel caso i parametri variano col passare del tempo, sono condizionati dai luoghi, dalle mode, dai contesti socioculturali. Per me per esempio bella è una poesia, bello è uno spirito. Ciò detto, non considero bella un’opera d’arte. Neanche le mie“. Se prendessi per vere le parole … Continua a leggere Carsten, il non esteta

Suburbano, psichedelico, neuroartista. Si chiama Shaw

E’ davvero un peccato che non possa farvi vedere i suoi video. Ma uno che espone in solitaria prima al PS1 Moma di New York (2011) poi allo Schinkel Pavillon a Berlino (2012) difficilmente elargisce le password dei suoi canali video al pubblico. E non perché voglia fare il radical chic. No, proprio no. Jeremy Shaw è un socialista vero, uno che viene dal basso. Semplicemente perché per indagare meglio il futuro dell’arte, devo essere d’accordo con lui, deve evitare la sovraesposizione da social network. Il rischio è sempre lo stesso: quando tutto diventa arte, niente più è arte. E … Continua a leggere Suburbano, psichedelico, neuroartista. Si chiama Shaw

Anima di soffio e zucchero

Puoi raccogliere i funghi, giocare a guardie e ladri, preparare la polenta, intagliare mostri con le zucche, raccogliere le foglie, scaldare le castagne, dare l’acqua ai fiori recisi. Ma l’anima dell’autunno, quella non la ruberai mai. Paolo Gallo, fotografo, classe 1976, prima Vercelli poi Berlino. Lui invece ci è riuscito benissimo. Si è addentrato in uno dei parchi berlinesi. Ha scelto un colore, ha aperto il diframma, ha aspettato la luce della sera. E solo dopo ha ripreso a respirare. Una volta l’anima era rossa. Una volta gialla. Una volta verde. E così a Berlino come in Giappone, agli alberi … Continua a leggere Anima di soffio e zucchero

Atoms for peace

Sembra uno scherzo del destino. Comincio a prendere psicofarmici, frequento pazzi e, dopo poco scopro, tutte in un colpo solo, The Eraser, Analyse, And it rained all night, Harrowdown Hill e via discorrendo. E’ la lista delle canzoni del primo album sperimentale da solista di Thom Yorke, Atoms for peace si fa chiamare. Dirò solista anche se secondo wikipedia tra queste particelle di pace, di cui prima o poi farò parte pure io, c’è anche Flea dei Red Hot Chilli Peppers e Godrich, produttore oltre che dei Radiohead, dei Travis e dei R.E.M. La fine di The Eraser e l’inizio di … Continua a leggere Atoms for peace

L’apologia del maschio di Robert Fry @Galerie Kornfeld

Sarà il cambio di stagione, sarà la mollezza dell’autunno, sarà la nebbia per le strade, ma è un periodo che non riesco a farmi piacere quasi nessuna mostra. Ieri sera vado a questa mostra al D3LTA “They said caos, I say form” e nonostante il fascino del loft berlinese nella sconosciuta Moabit a nord di Haupbanhof, mi ritrovo nel bel mezzo di un’operazione di marketing con tanto di birre e DJ che serviva da lancio a una non chiara applicazione per telefonini e computer per frammentare le foto e riassemblarle e ottenere più o meno lo stesso effetto visivo di Picasso. L’altro ieri è andata pure peggio. Vado alla Kunsthalle della Deutsche Bank, Unter der Linden, e mi trovo a vedere la terza parte dei dipinti di Painting Forever (coda della Berlin Art Week di un mesetto fa). Noia mortale. Potevo addormentarmi all’inpiedi.
Molto meglio il giro sulla Fasanerstrasse dove per caso ho ritrovato il mio amatissimo Sail Leter, fotografo americano deli anni ’50 già incontrato due anni fa allo spazio Forma di Milano, che per chi fosse interessato e avesse diverse migliaia di euro da spendere, può direkt, in Galerie Springen, comprare. Il cuore però me lo ha conquistato Robert Fry, classe 1980, già conclamato dalla Saatchti Gallery di Londra che da inizio settembre è in mostra in Galerie Kornfeld, sempre sulla Fasanerstrasse.
robert_fry

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La morte non si racconta. La morte si fa

Proprio non lo sapevo che Madonna avesse usato nel 2006 Between the Bars di Elliott Smith per una sua performace. La performance è discutibile. La musica no. Elliott Smith è morto suicida a 34 anni, due mesi e due settimane e un giorno, nel 2003. Credo si sia sparato un colpo in bocca. C’è chi dice che l’ha fatto perché non riusciva a guardarsi allo specchio, tanto era brutto. Io non l’ho mai trovato un cesso atomico, ma il punto è un altro. E morto che aveva già composto un centinaio di belle canzoni, pubblicato otto album, scritto almeno una … Continua a leggere La morte non si racconta. La morte si fa

Ciao Carolyn, Berlino ti aspetta

Ricordo perfettamente il giorno in cui ho conosciuto Carolyn Carlson dieci anni fa. Era una calda giornata di luglio a Perugia. Di quelle che per corso Vannucci non ci sta nessuno. Lei era arrivata da Parigi, io le sarò sembrata una stagista universitaria goffa in cerca della sua approvazione. La Dance Gallery mi aveva chiesto di scrivere di lei, lei era una dea già allora. E agli dei le interviste non si fanno. Avevamo visitato assieme la galleria nazionale dell’Umbria. E poi lei senza dire una parola, era scivolata via dal parrucchiere. Lasciandomi a bocca asciutta. D’altronde, l’ho imparato con … Continua a leggere Ciao Carolyn, Berlino ti aspetta

Da Harlem a Neukölln

Mi sono preparata, tutta bellina, per parlare della Art week a Berlino, che è cominciata in pompa magna martedì scorso sulla Auguststrasse (e finiva tipo oggi), con un carico di caos e noia che non hanno niente da invidiare alla settimana milanese della moda. Il leit-motiv dell’anno era il “Painting forever”. Pittura per sempre, un tentativo di certo nobile, ma forse inutile, di riavvicinare l’arte contemporanea alle tempere, all’olio, alla tela. Alle persone. Come se in effetti quello fosse il miglior modo per raccontare la realtà. Oggi, nel 21esimo secolo, con Facebookl sul cellulare. Per questo stasera vi parlo di … Continua a leggere Da Harlem a Neukölln