Ho bisogno di pioggia inglese, di ascoltare l’ultimo album di springsteen un miliardo di volte
Ho bisogno di riprendermi berlino
Di fare foto alle spose e sognare lands of hope and dreams.
Devo cominciare a dare retta ai semafori, a vomitare il glutine, a coltivare il glicine e ammazzare il polline. Devo togliermi gli scarponi, curare le vesciche e smetterla di ridere per un solletico che non esiste.
E’ arrivato il momento di fare i conti con le disarmonie. Accendere il climatizzatore e andare in letargo. Prima pero’ datemi un’ultima sigaretta.
Tea time
Il senso di Caltanissetta per il burro
“salve signora, li avete ancora gli arancini?”
“si eccoli, sono rimasti solo quelli al burro”
Attimo di silenzio, indecisione del cliente, interviene la signora:
“no, ma non si preoccupi, questi son leggeri”
Giurisprudenza
Ma e’ legale somministrare in un vagone di un treno ben frequentato, un’intera playlist di musica di merda, ad alto volume?
A proposito di Neet (not in employment, education or training)
Certo, l’anagrafe alla fine vincera’, ma intanto lo spreco di speranze, di risorse e di futuro grida vendetta e dovrebbe farci vergognare. W. passerini, la stampa.
Il riscatto della De Keersmaeker: Dopo il plagio di Beyoncé, la coreografa riparte dalla Tate
Segnatevi in agenda queste tre date: 18, 19 e 20 luglio. Tate Modern, Londra.
Una delle icone viventi della danza contemporanea, Anne Teresa De Keersmaeker, presenterà al pubblico, gratuitamente, per quattro volte al giorno, un riadattamento, di una delle sue coreografie più note, Four movements del 1982.
La de Keersmaeker ha studiato danza al Mudra, la scuola diretta da Maurice Bejart a Bruxelles e poi alla Tisch School of the Arts di New York.
Nel 1983, ha fondato la compagnia Rosas e ha creato la pièce Rosas danst Rosas, un capolavoro di arte performativa che ha conquistato il Bessie Award, il premio alla coreografia più importante negli Stati Uniti.
Dopo diverse produzioni e numerosi premi, Anne e la sua compagnia decidono d’installarsi a La Monnaie, l’Opera National di Bruxelles nel 1992.
Fin qui, boring, direte voi.
Se vi dicessi però che la poveretta è stata vittima di plagio da parte di Beyoncé? La cantante pop le ha letteralmente copiato la coreografia di Rosas danst Rosas (il video in apertura) usandola nel video del singolo Countdouwn (a seguire).
Obey the Giant, ti perdono perché skater
Per festeggiare il 50 anni, i Rolling Stones si sono fatti, come dire… re-inverdire il logo. Chiamando in causa Shepard Fairey, colui che ha stilizzato l’immagine di Barack Obama alla sua prima corsa alla Casabianca, nel 2008. Non è la prima vola che l’artista di Washington viene ingaggiato da musicisti per disegnare copertine loghi o locandine. Prima dei Rolling Stones, Shepard aveva già disegnato le copertine degli album di Tom Petty, Stone Temple Pilots, Smashing Pumpkins, fino ai Led Zeppelin, Neil Young e Crazy Horse.
E mentre tutti attendono tra un mese la conferenza stampa di Keith Richards che presenterà il nuovo album e il tour per festeggiare il 50esimo compleanno della band, io mi domando: ma qual è il valore aggiunto di Shepard? Il logo delle famose labbra fu originariamente disegnato da John Pasche nel 1971 e lanciato con l’album Sticky Fingers.
Ma Shepard, alias Obey the Giant, alla fine lo perdoni. Un restyling semplice per un ragazzo semplice che arriva dal mondo dello skateboarding di Charleston, Sud Carolina. Diventato famoso quasi per caso nel 2008 con un poster. Hope.

Un messaggio iconografico forte, che oggi dopo la consacrazione della riforma sanitaria di Obama, è più attuale che mai. Quasi quanto lo fu nell’estate 2008.
E questi sono per voi…
Mario, sposami #Balotelli
Ed eccolo il momento più bello di una notte già magica. Rientrare a casa nel paesotto della terronia e ascoltare questi bambini che fanno poco meno delle elementari, urlare all’unisono senza sosta B A – L O – T E L – L I.
Lo ha scritto la mia amica. E lo ripeto. Una sola partita è riuscita a fare all’Italia quello che per decenni migliaia di clandestini morti annegati nel canale di Sicilia, non sono riusciti a fare. Farli sentire come noi. Farci sentire come loro.
Nel dopo partita, anche nel paesotto della terronia ho visto il ghanese con la parrucca tricolore abbracciare il rumeno che passava la birra al pachistano che gridava POPOPOPOPOPO e baciava l’italiano. Che a sua volta stringeva la mano di una senegalese.
E’ probabile che l’Italia la perderà la finale contro la Spagna meravigliosa. Ma stasera l’Italia e’ campionessa di umanita’, fratellanza, we are the world.
Balotelli, con quegli addominali da star male, è uno di noi. Un figlio, un marito, un uomo. Il nostro. Mario, quindi, ti prego, sposami.
Solo la frazione di un secondo
La macchina fotografica e’ un blocco di schizzi, strumento dell’intuito, detentore dell’attimo che, in termini visivi, interroga e decide. Fa entrambe le cose nello stesso istante. Per significare il mondo bisogna sentirsi coinvolto in cio’ che si inquadra. Bisogna essere concentrati, sensibili, geometrici. E attraverso l’abnegazione di se’, si raggiunge la semplicita’ espressiva. Fotografare e’ trattenere il respiro. Catturare la realta’ fugace. Fotografare e’ riconoscere contemporaneamente e in una frazione di secondo, un evento e il rigoroso aspetto delle forme e dei colori che lo compongono. Ponendo sulla stessa linea di mira mente, occhi e cuore. Henri cartier-bresson
Severgnini
Dal biscotto al cucchiaio
“evoluzione dell’arte culinaria applicata al calcio” f. Monti corsera.












