Treno milano roma 4 agosto, 2mila milioni di vagoni, 20mila milioni di passeggeri, qualche cane. A un certo punto il capotreno chiede se per caso qualcuno c’ha un aulin… Che lui non ce l’ha.
Con la formaldeide nel cervello
Ho la formaldeide nelle narici, nel cuore, nei polmoni; gli occhi di donne troppo vecchie per vivere col mal di denti nei ricordi; le immagini vivide delle camere mortuarie nel cervello. E allora per quale cazzo di motivo non dovrei tornarmene a brooklyn dove tutto sembrava non morire mai?
Al Pac va in scena vossignoria La noia

Allora io al Pac, padiglione di arte contemporanea a Milano, per vedere la mostra di Elad Lassry, ci sono stata. Mi sento di dire a chi l’avesse mancata: dormite pure sereni. L’opera di questo giovanissimo israeliano con passaporto americano (classe 1977) rivelazione della Biennale di Venezia 2011, vale pure la pena di non essere vista.
Dai manifesti con cui hanno tappezzato la citta’ meneghina sembrava una filiazione del lavoro del russo Tsykalov (l’arte del voltastomaco). Invece no. Solo un po’ di manierismo pulito di carne cruda – il russo – zebre – Maurizio Cattelan – e Realismo fotografico vintage degli anni ’70 -Cindy Sherman.
Ci sono diverse fotografie, meravigliose cornici (che il curatore Alessandro Rabottini ha definito “elementi che rafforzano l’ambiguita’ tra forma e oggetto”), stupende soluzioni cromatiche. Punto. Ci sono i cristalli su sfondo rosso con cornice rossa. C’e’ la donna col cappello verde e la bottiglia di acqua Perrier su sfondo verde. Ci sono alcune carte da parati con asterischi e altre figure geometriche. Un uomo con quattro occhi che sono il risultato di un copia e incolla di Photoshop (e mi e’ parsa l’opera piu’ originale) alcuni pensili di legno, altri in plastica marrone, fino alla bottiglia di latte accerchiata da tre costine di vitello (o maiale, non saprei) e due uova. E, attenzione, si parla di nuova immagine. E’ vero che Lassry sa fare belle foto, eleganti collage di ritagli di giornali, ottimi fotoritocchi di riflessi inesistenti – roba da Photoshop livello 1 – ma non sfonda il muro del senso. Non c’e’ nessun elemento nuovo, ne’ provocazione, ne’ denuncia, ne’ sovvertimenti di qualche codice comunicativo, o lettura sociale. Niente di niente. Ecco ora insultatemi pure. per non aver colto il suo valore artistico.
F.E.E.L.I.N.G.CA.L.L.E.D.L.O.V.E.
What
Is
This
Feeling called love
Why me
Why you
Why here
Why now
La prossima volta chiamatela scienze della castrazione
Mi riferisco a quel corso di laurea che andava di moda qualche anno fa. Per ulteriori delucidazioni inviare mail privata.
Irridere all’armonia…
… Significa creare una melodia con un disco rotto e trasformare lo schiocco della lingua in un colpo di xilofono. Solo i beatles con revolution number nine erano arrivati a tanto. (leggi post precedente e pigia play sui sigur ros).
L’annientamento della coscienza
L’annientamento della coscienza ha un nome e un cognome: Hjartao Hamast.
Lettere islandesi impronunciabili trasportate da note oniriche, prive di senso, anche per chi le ha messe in fila.
Non e’ una lingua umana. Non e’ un’armonia terreste. Questo fluido di emozioni arriva da universi paralleli, attraversa la rete onirica fino a infilarsi preciso come una freccia olimpica, nel nucleo dell’uomo. E, dopo, non ci sono ne’ parole ne’ pensieri ne’ playlist. Solo un vuoto meraviglioso.
Ich bin ein berliner
Milano scotta
Londra brucia
Liverpool chiama
New York aspetta
Berlino esiste
Liverpool, la sovversiva

E pensare che mi avevano detto che la succursale della Tate a Liverpool era una merda. Tutte balle. Per una città come Liverpool, che si porta addosso già un fardello artistico importante, parlo dei Beatles, è un bell’onore fregiarsi le docks (strutture più o meno simili ai magazzini del sale di Genova) con un Pollock, Magritte o Warhol.
Il museo di arte contemporanea cittadino infatti è un bel bigami di arte contemporanea.
Soprattutto se devi spiegarla in pillole a un centinaio di 17enni italiani di buona famiglia che, non certo per colpa loro, arrivano a studiare la storia dell’arte fino a Raffaello. Se va bene Tiziano.
A Liverpool, tanto per cominciare c’è la natività della contemporary arts, quella latrina capovolta da Duchamp e firmata da un falso Mutt (pseudonimo del genio francese) che lui titolerà “Fontana”. Come ho tentato di spiegare a un gruppetto di bellissimi teenager, dopo quella fontana il mondo non sarà più lo stesso. Non vince il più manierista, il pittore più meticoloso, il fotografo più preciso, lo scultore più realista. Vince il più sovversivo, colui che produrrà qualcosa di visivo degno di essere ricordato, magari ricamandoci sopra anche un paio di valori sociali condivisi.
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Welcome to Milan
Macedonia gelato piu’ acqua, 11 euri. Cazzo.
Andare al cinema e venire ammazzati
Sembra quasi un film. Di batman.
Avere 17 anni
Ragazzi miei,
Continuate a ridere, a essere curiosi, a correre.
Ascoltate bruce springsteen e i beatles, non smettete di giocate e non cadete nell’illusione che la vita sia una cosa seria.
Ballate, sudate, rincorrete quel pallone, disegnate sogni con le mani, e urlate e cantate fino a finire la voce.
Il mondo e’ tutto vostro, l’inghilterra e’ tutta vostra, alzate al massimo il volume di quel cazzo di ipod, e se c’e’ da piangere, piangete pure, se c’e’ da farsi male, sanguinate, faticate se c’e’ da faticare. Ma vi impedisco di uccidere i vostri desideri. Vi impedisco di rinchiudere la vostra umanita’ nel cassetto. Ascoltate gli altri, ascoltate voi stessi, scegliete, e leggete il mondo, guardatevi intorno con consapevolezza Che qui se non lo fate voi non lo fa piu’ nessuno.
anche se tutto va a puttane.
Vi adoro
