L’al di là nel mare

mittelmeer
Tutto falso.
Vi ho mentito ancora.
L’Egitto non è affatto sparito.
Sta lì a spogliarmi
al di là del mar mediterraneo.

E non venitemi a dire che non vi avevo avvertito.
Lo sapevate che non avrei restito al profumo del sole.
Lo sapevate che non avrei vissuto neanche un giorno
senza il succhio dei suoi baci al vapore.

Aspettare sullo sgabello che mi si fracassasse l’osso sacro,
non era più un’opzione.
Bisognava sbrigare, come ogni fine settimana,
quel dovere notturo: Danzare fino a perdere i sensi.

E ci ho impiegato 35 anni per capire che nessuno,
ballando al mio fianco, mi avrebbe rubato lo spazio.
Loro avevano il compito demoniaco di risvegliarmi.
E l’Egitto, dall’altra parte del mare, tutto questo,
lo aveva capito da un pezzo.
nuda

Ceci n’est pas Mona Lisa

amor_mediterraneo
Erre moscia
fossetta sul mento
naso all’insù
occhi di gatto
zigomi rossi
Gambe calesse
bocca a cuore
figa a bocca
seni a coppa
vitina da vespa
capelli all’orientale
l’altra notte ho scelto di farmi violentare.
L’altra notte ho scelto di farmi del male.

Hokusai auf dem Fenster

Hokusai auf dem Fenster
I want to
I want to be someone else or I’ll explode
Floating upon this surface for the birds
The birds
The birds

You want me?
Fucking well come and find me
I’ll be waiting
With a gun and a pack of sandwiches
And nothing
Nothing
Nothing

You want me?
Well come and break the door down
You want me?
Fucking come and break the door down
I’m ready
I’m ready

La morta che cammina

giraffe

Sei una morta che cammina, bambola.
Ho un’idea:
vai a farti violentare,
una notte di inverno
in una Baustelle di periferia
della Berlino est.
Vedrai come torna a scorrere il sangue nelle vene.

Sei una morta che cammina, bambola.
I suoi polpastrelli
sui tuoi capelli,
lui ti vuole mangiare,
tu glielo lasci fare,
sangue dappertutto,
fai appena in tempo a scappare
finalmente torni a respirare.

Freddo,
alba lontana
in metropolitana.
Eccoti di nuovo
morta che cammina, bambola.
Aspetti in silenzio,
fuori c’è musica,
tu non sai di niente,
Fino al giorno in cui qualcuno ti riempie di nuovo di botte.

Grazie Maria Consiglia, grazie Lucia. Come farei senza voi.

 

Rogo di uomo

Foto del 10-01-15 alle 10.46
Sono andata ad Auschwitz,
non certo per veder spezzate le matite di Charlie.
Lì in Polonia anche i pini hanno smesso di crescere.
Il nonno si occupava della resurrezione dei ricci,
il padre spianava il giardino bucato dalle talpe
la mamma dal canto suo, il bucato lo stendeva in giardino.
Grande cazzata. Con tutto il nero che c’è nell’aria.
Fossi in lei non lo farei
gela la colza
gela la segale
gela la cenere

Sono andata ad Auschwitz,
non certo per bermi un caffé al Mac Donald
La bambina nata nel 1942 si è salvata.
Sua madre no. E’ uscita che pesava 25 chili,
In compenso con suoi i capelli d’oro
ci hanno tessuto una rete
con cui i pescatori dell’Elba ancora oggi vanno a lavorare.
Se fossi in voi
il genocidio lo rifarei
le stufe le accenderei
nel crematorio numero sei

Sono andata ad Auschwitz,
non certo per dare giudizi al vento.
Lui se vuole ti spezza le ossa,
Lui per sua natura è cattivo,
Lui ha il compito di disperdere
i fumi di rogo umano.
Se fossi stata al mio posto
te ne saresti scappata
Cappadocia ad ogni costo
cavalli impazziti
matita spezzata.

 

 

Antecrisalide (Montale)

Ci sono diverse Crisalidi nel mondo. Le Crisalidi d’aria, quelle fatte di sola acqua e quelle di Ossi di Seppia. Lui è Eugenio Montale. Antecrisalide.
winterschlaf

L’albero verdecupo
si stria di giallo tenero e s’ingromma.
Vibra nell’aria una pietà per l’avide
radici, per le tumide cortecce.
Son vostre queste piante
scarse che si rinnovano
all’alito d’Aprile, umide e liete.
Per me che vi contemplo da quest’ombra,
altro cespo riverdica, e voi siete.

Ogni attimo vi porta nuove fronde
e il suo sbigottimento avanza ogni altra
gioia fugace; viene a impetuose onde
la vita a questo estremo angolo d’orto.
Lo sguardo ora vi cade su le zolle;
una risacca di memorie giunge
al vostro cuore e quasi lo sommerge.
Lunge risuona un grido: ecco precipita
il tempo, spare con risucchi rapidi
tra i sassi, ogni ricordo è spento; ed io
dall’oscuro mio canto mi protendo
a codesto solare avvenimento.

Voi non pensate ciò che vi rapiva
come oggi, allora, il tacito compagno
che un meriggio lontano vi portava.
Siete voi la mia preda, che m’offrite
un’ora breve di tremore umano.
Perderne, non vorrei neppure un attimo:
è questa la mia parte, ogni altra è vana.
La mia ricchezza è questo sbattimento
che vi trapassa e il viso
in alto vi rivolge; questo lento
giro d’occhi che ormai sanno vedere.

Così va la certezza d’un momento
con uno sventolio di tende e di alberi
tra le case; ma l’ombra non dissolve
che vi reclama, opaca. M’apparite
allora, come me, nel limbo squallido
delle monche esistenze; e anche la vostra
rinascita è uno sterile segreto,
un prodigio fallito come tutti
quelli che ci fioriscono d’accanto.

E il flutto che si scopre oltre le sbarre
come ci parla a volte di salvezza;
come può sorgere agile
l’illusione, e sciogliere i suoi fumi.
Vanno a spire sul mare, ora si fondono
sull’orizzonte in foggia di golette.
Spicca una d’esse un volo senza rombo,
l’acque di piombo come alcione profugo
rade. Il sole s’immerge nelle nubi,
l’ora di febbre, trepida, si chiude.
Un glorioso affanno senza strepiti
ci batte in gola: nel meriggio afoso
spunta la barca di salvezza, è giunta:
vedila che sciaborda tra le secche,
esprime un suo burchiello che si volge
al docile frangente – e là ci attende.

Ah crisalide, com’è amara questa
tortura senza nome che ci volve
e ci porta lontani – e poi non restano
neppure le nostre orme sulla polvere;
e noi andremo innanzi senza smuovere
un sasso solo della gran muraglia;
e forse tutto è fisso, tutto è scritto,
e non vedremo sorgere per via
la libertà, il miracolo,
il fatto che non era necessario!

Nell’onda e nell’azzurro non è scia.
Sono mutati i segni della proda
dianzi raccolta come un dolce grembo.
Il silenzio ci chiude nel suo lembo
e le labbra non s’aprono per dire
il patto ch’io vorrei
stringere col destino: di scontare
la vostra gioia con la mia condanna.
È il voto che mi nasce ancora in petto,
poi finirà ogni moto. Penso allora
alle tacite offerte che sostengono
le case dei viventi; al cuore che abdica
perché rida un fanciullo inconsapevole;
al taglio netto che recide, al rogo
morente che s’avviva
d’un arido paletto,
e ferve trepido

Je suis Charlie

Pino Daniele:decine di fans in fila davanti a camera ardente
Daje e daje,
alla fine,
a Charlie,
gli hanno sparato in bocca.

Follia

Foto del 30-12-14 alle 23.06
Follia e’ non saper piu’ riconoscere le proprie emozioni. Follia e’ la pioggia di oggi sulla neve di ieri.

Giulietta dalle ciglia lunghe

Foto del 30-12-14 alle 23.07

La carovana di nomadi nel medioevo viaggiava direzione Georgia
Lei nel gruppo era senza dubbio la più bella.
Poteva anche aspettarselo che una notte, in tenda
l’uomo che tanto l’aveva amata
per disperazione
le avrebbe infilato un coltello nel cuore.
Non c’è stato molto da fare.
Gli occhi di lei,
disperati
volevano restare,
gli occhi di lui,
disperati,
volevano che lei restasse
ormai era troppo tardi.
ferita, rigurgito, lei se ne era andata.
La carovana,
a quanto dicono i libri,
raggiunse la mongolia.
Mille anni dopo, Giulietta dalle ciglia lunghe, è tornata.
A chiedere perdono. Per non essere in grado di non amare.

Foto del 30-12-14 alle 23.06 #2

Le notti prima di Pasqua

Foto del 23-12-14 alle 18.53

Era un cucciolo di coniglio
mi stava baciando le labbra
quando piccole lacrime
hanno cominciato a bagnare
quel musino di manto bianco.
Non avrebbe voluto morire.
Ormai era troppo tardi
Mia nonna
mezzo secolo prima
senza accorgersi della telecamera,
tenedolo per le zampe
gli aveva fracassato il cranio,
sbattendolo contro il recinto di pietra,
di casa sua.
Bisognava preparasi per le feste,
pensava la gente del paese.
Da allora
tenero lui,
torna sempre a farmi visita
le notti prima delle feste.

(orde di deficienti
pregano tutte mattine
davanti alla bandiera del Texas,
mentre due bare scorrono
sui nastri trasportatori
di due aerei parcheggiati
in due diversi gate
dell’aeroporto di Istanbul
e io affogo negli incubi)

I didn’t mean to hurt you

I was dreamin’ of the past
And my heart was beating fast
I began to lose control
I began to lose control

I didn’t mean to hurt you
I’m sorry that I made you cry
Oh no, I didn’t want to hurt you
I’m just a jealous guy

Tutto conta solo se in grandi quantità

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(Mentre i palazzi scivolano lungo le pendici della città)

Crisalide d’aria, Berlino 20 dicembre 2014