Mi sa che questa qua, che coi suoi videogames ha invaso Nyc, va tenuta d’occhio.
Maratoneti MTA

In teoria non scopro nulla di nuovo. Il problema sta a New York, come a Tokyo, Londra, Parigi e Madrid. Un po’ meno a Roma e Milano.
Basta un cambio di metro, un’uscita sbagliata o, peggio mi sento, una valutazione inappropriata delle distanze, ed ecco che in una giornata nomale hai fatto tre chilomentri di maratona.
Non è un caso che i newyorkesi sono tanto appassionati della regina dell’atletica.
New York Police department. Brooklyn

Non ho idea di cosa sia successo tra le 8.30 e le 8.45 del 31 gennaio a Brooklyn.
So solo che tra le 8.50 e le 8.58 all’incrocio tra Flushing Avenue e la Broadway si sono radunati in tempo di record, una decina di elicotteri, una dozzina di ambulanze e quasi un centinaio di volanti del Nypd, la polizia di New York. Da queste parti non abita né Obama, né Bono Vox né Bruce Springsteen.Continua a leggere “New York Police department. Brooklyn”
Looking for job…
Grande mela, istruzioni per l’uso (2)

Quando ero giovane e non avevo ancora neanche mezza ruga, tutta emozionata, leggevo curiosità sulla Grande Mela in vista del primo Grande Viaggio.
Un dato mi colpì: Manhattan è carnivora e i suoi abitanti consumano 10 milioni di uova al giorno. Accipicchia, mi sono detta, 10 milioni sono tante assai.
Uscivo da anni di talebano veganismo e non mi tornavano i conti. La versione più evoluta dell’uomo tende a consumare proteine vegetali e non animali, e New York è la città più evoluta del pianeta.
Solo dopo cinque anni sto cominciando a capire quanto le uova siano importanti da questo lato dell’Atlantico.Continua a leggere “Grande mela, istruzioni per l’uso (2)”
Grande mela, istruzioni per l’uso (1)
ricetta del giorno
Ci vuol passione, Molta pazienza
Sciroppo di lampone, Un filo di incoscienza
Ci vuol farina, Del proprio sacco
Sensualità latina, Ed un minimo di staccoContinua a leggere “ricetta del giorno”
La tripla A, secondo me

L’avevo detto. Che il 2011 sarebbe stato scandito da alcune di queste canzoni qua.
1) Hoppipolla (sigur Ros)
2) Tougher than the rest (Bruce Springsteen)
3) Unless information (apparat)
4) Juist (Barbara Morgesten)
5) Sprawl II (Arcade Fire)
6) Countdown (Pulp)
7) Someone like you (Adele)
8) I want you (Bob Dylan)
9) Love is a Losing game (Amy Winehouse)
10) Indestructible (Gogol Bordello)
Ma nel 2012 le cose cambieranno. Più musica per tutti.
Anche perché ho deciso di concedermi tre lussi: l’america, l’amore, l’arte.
Questa è la mia tripla A.
Quella che funziona per davvero.
Quella che non ti manda in default.
Quella che non ti fa morire.
countdown
sto sprofondando. non ho più le parole. I am not able to keep myself alive. sorry to anyone.
japan mon amour
Cerco di fare ordine con in pensieri. Tanto per cominciare non mi torna l’ora. Se in italia sono le 8 qua dovrebbero essere le una di notte ma considerato che mi sono svegliata tante ore fa, per recurare il mio accendino nel basement, poi ho fumato, poi ho dormito poi ho rifumato poi mi sono rimessa a letto, ho bevuto 5 bicchieri d’acqua, ho fatto due volte pipi, non può essere passata una sola ora. Credo c’entri con l’effetto fuso, e comunque visto che non ho nessuno strumento per capire che ore sono e connettermi con il resto del mondo, scrivo. In ogni caso, mi trovo in un centro termale a Aizuwakamatsu è buio la suite affaccia su una gola tra i monti, si sentono le cascate in basso, la vegetazione è da tropici, da vietnam, tanto è umido e tanto è verde a diversi toni. Zero fiori a parte le margherite giapponesi che ho raccolto per x. In zona ci sono molte risaie, tanta acqua e tanti insettini, apparentemente innocui, che hanno preso a simpatia il mio monitor.Continua a leggere “japan mon amour”
Il cancro della paura (www.lettera43.it)
Se ci fosse una Fukushima in Italia, gli italiani come i giapponesi oggi, dovrebbero convivere con un cancro, ancor prima di ammalarsi seriamente. Il cancro della paura. La paura di mangiare, di bere , di lavarsi, anche di respirare. Questo cancro non lo si aggira non mangiando broccoli e prezzemolo, come disposto dal governo giapponese all’indomani del disastro nucleare, non bevendo acqua corrente ed evitando di avvicinarsi alla centrale. Il cancro della paura è direttamente proporzionale all’impalpabilità e imprevedibilità degli isotopi, i quali non si diffondono affatto in maniera ordinata e centrifuga. Questi isotopi si spostano come pare a loro gabbando tecnici e politici. A volte sono rarefatti a pochi chilometri dall’impianto, altre volte si concentrano, come Lettera43.it ha potuto verificare direttamente, anche fuori dalla zona rossa, cioè oltre i 20 chilometri blindati attorno a Fukushima.
Nella centrale che sta tenendo il mondo con il fiato sospeso , la situazione è più grave di quanto si creda. Il 6 giugno l’università di Hokkaido, un ente indipendente sia dal governo sia dall società che gestisce la centrale ha pubblicato i risultati di un’esame compiuto il 22 aprile scorso. Il plutonio e l’uranio hanno raggiunto falde e acqua di mare e anche i terzo reattore si conferma gravemente compromesso.
Attenersi ai dictat del premier Naoto Kan non basta. Tutto fa paura. Non solo l’acqua, ma anche il te in bottiglia e la cocacola in lattina (imballaggi con membrane ridicole per un isotopo), non solo il pesce – l’unico di cui andar tranqulli in Giappone è l’amatissimo tonno bluefin che arriva da Altantico, Indiano e Mar Mediterraneo – ma anche carne, gelato, frutta. Fa paura farsi uno shampoo. Ci si vuole levare di dosso eventuali residui radioattivi, ma ci si rende conto che sia l’acqua corrente sia i detergenti potrebbero essere contaminati. Spaventa anche una bella fresca giornata di vento tardo primaverile. Chissà quell’aria da dove arriva.
Anche Salvatore Cuomo, uno dei maggiori imprenditori italogiapponesi, che nel Sol Levante ha costruito il suo impero grazie a una catena di ristoranti e pizzerie, ha paura. Ha detto che “oggi c’è da avere paura in tutto il Giappone” e che lui, che in Giappone c’è nato e si sente più giapponese che italiano, sta per mandare via i suoi figli da Tokyo, via dal Paese.
Tra le varie voci che girano, c’è ne una brutta. Il governo potrebbe utilizzare la zona contaminata di Fukushima in un deposito di scorie nucleari. E poi una seconda, terribile. Un’altra centrale, questa volta nei pressi di Osaka, avrebbe problemi ancor più gravi di quelli di Fukushima. Sembra che i danni siano stati causati da un errore umano prima ancora dello tsunami, e che il disastro conclamato al mondo, quello di Fukushima, stia nascondendo in realtà anche gli effetti del precedente. E si dice che il governo sappia tutto.
L’11 di giugno il Giappone si fermerà per fare il punto, riflettere, commemorare, a tre mesi dal terremoto più grave che la sua gente ricordi. E ironia della sorte, il 12 e il 13 gli italiani sono chiamati a dire la loro sull’energia nucleare: “sì, non la vogliamo” oppure “no ci abbiamo ripensato, mettiamoci a costruire centrali”. Scrivo con la paura addosso di aver visto con i miei occhi un geiger, il rilevatore di radiazioni, schizzare in un secondo da 6 a 110 microsievert, in una zona considerata sicura dall’autorità a 30 chilometri dalla centrale (a 250 microsievert i danni all’organismo umano diventano irreparabili se l’esposizione dura un giorno) e non credo che la maggior parte degli italiani siano in grado di sopportare tutto questo. Il cancro della paura un giapponese, un po’ per lo shintoismo, un po’ per il buddismo un po’ per la loro storia riesce anche a sopportarlo con la dignità, con la compostezza e con la rassegnazione che fa parte del loro essere. Noi no.
the meaning of life
L’ho trovato finalmente, il senso della vita. Viaggiare, fare l’amore, traslocare, lavorare, ballare, bere, onestamente e con passione. Poi se c’è Pisapia ancora meglio. Ora, di morire, non mi va. Quindi, plutonio, stattene là buono nel nocciolo e non rompere nelle prossime settimane.



