Nosei, Basquiat, Mary Boone: Il pettegolezzo continua

Nell’era dei blog, megavideo, piratebay, torrent, acta, facta de facta, rintracciare l’origine di uno scritto non è cosa semplice. Non c’è mica un libro con una copertina rigida che ti dice chi ha scritto cosa. Ti imbatti un post curato da un tipo che si firma col nome di un vitigno. E non sai se è autografo, se è una citazione, se è finzione o realtà.
Annina Nosei, gallerisa romana che ha fatto il bello e il cattivo tempo nella New York dell’arte che conta tra gli anni ’70 e gli anni ’90 e Jean-Michel Basquiat, artista pittore maledetto, di buona famiglia, di quelli che a 14 anni legge libelli di filosofia ma che finisce a fare il clochard a Union Square a causa di una complicated relationship con papà. Lei lo scopre, lei gli dà i soldi, lei gli chiede di dipingere dipingere che poi assieme, assicura, faranno il colpaccio. Lui dipinge dipinge, nel frattempo si droga si droga, e si accorge che Mary Boone, gallerista, ed Andy Warhol, quello delle Campbell Soup, si facevano venire la bava alla bocca per i suoi lavori. Nulla da dire. La bava sarebbe venuta anche a me.
Lui però, droga oggi droga domani, un po’ distrugge un po’ porta via i quadri alla Nosei e li piazza in casa Mary. La Nosei si incazza. E qui la storia diventa mito. Ognuno la racconta a modo suo. Nosei vittima, Basquiat manipolato, Mary Boone la buona, oppure Nosei la stronza, Basquiat dorgato, Mary Boone la stronza.

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Rudavsky come Méliès: se l’eclettismo funziona

Non troppe ore fa ho visto l’ultimo film di Martin Scorsese Hugo Cabret: bei colori bella la stazione di Montparnasse e ovviamente bellissima Parigi.
Se c’è lei tutto attorno il film viene bene comunque pure se, come nella fattispecie, la favola è un po’ noiosa. Un altro elemento a favore, Hugo Cabret, ce lo aveva.
Sono stata costretta a ricordare un uomo che ha fatto la storia del cinema che io avevo completamente dimenticato: monsieur Maries-Georges-Jean Méliès, o George Méliès e basta.

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Da Pimp my Wheels al divieto di pistola (è Brooklyn, bellezza)

Ora giuro che mi faccio doccia e vado al lavoro. Ma prima volveo mostrarvi 5/6 di cosine di Brookyln:
1) Se vai all’agenza delle entrate di Fulton trovi questo cartello all’ingresso. Non si sa mai.

2) Le automobili come quelle di Pimp my Wheels ci sono per davvero.

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Rudavsky come Méliès: quando l’eclettismo funziona

Non troppe ore fa ho visto l’ultimo film di Martin Scorsese Hugo Cabret: bei colori bella la stazione di Montparnasse e ovviamente bellissima Parigi.
Se c’è lei tutto attorno il film viene bene comunque pure se, come nella fattispecie, la favola è un po’ noiosa. Un altro elemento a favore, Hugo Cabret, ce lo aveva.
Sono stata costretta a ricordare un uomo che ha fatto la storia del cinema che io avevo completamente dimenticato: monsieur Maries-Georges-Jean Méliès, o George Méliès e basta.

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Sos antifumo

Popolo della rete, impediscimi di uscire a comprare le sigarette che sono 61 giorni che non fumo. TRovami una motivazione forte per non farlo. Please.

25 anni fa moriva Andy Warhol

Il Re della Pop Art. Io lo ricordo come lo ricordavno i suoi amici della factory. Come una odalisca fiera tra le sue Campbell Soup.

Danza del ventre

Questa sera sono stata ai battery dance studios. Teatro al 380 della broadway. Ho provato la mia prima lezione di danza del ventre. Gli addominali qui da loro sono considerati reato. Allora ho finalmente capito: da grande faro’ l’odalisca.

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(Tanto per farvi capire con chi ho a che fare ogni giorno)

La scena è questa Tengo rivolge una banalissima domanda a Fukaeri. Che suona più o meno così: “Sicché tu ha vissuto per davvero in quell’allevamento dove c’era quella capra?” E Fukaeri restò in silenzio. Ma non era un silenzio che contenesse un messaggio. Seplicemente, Fukaeri non riusciva a capire lo scopo né l’origine della domanda di Tengo. LA DOMANDA NON ERA ATTERRATA IN NESSUN PUNTO DELLA SUA COSCIENZA. Sembrava aver superato i confini del significato fino ad essere stata risucchiata per sempre nel nulla. Come una sonda solitaria che fosse passata senza fermarsi accanto a Plutone.

Lo so, Natale è passato. Ma le fairytale di New York non passano mai

E mi piaceva risentirla.

FAIRY TALE OF NEW YORK

…The boys of the NYPD choir Were singing “Galway Bay” and the bells were ringing out for Christmas day…

Family Business. Cattelan è tornato. Con The Virgins Show

La curatrice Marilyn Minter e Maurizio Cattelan

A un certo punto il dio sceso in terra mi dice, abbassando gli occhi a terra – sul marciapiede della ventunesima West tra la 10 e la 11 Ave – con convinzione uguale a zero “e meno male che ci siete voi”.
Per voi, il dio sceso in terra Maurizio Cattelan intendeva giornalisti.
Voglio credere da giornalista che sia stato onesto.
Come a dire: “alla fine ragazzi, se non ci foste voi come facciamo (sottintendendo noi artisti) a fare quello che facciamo”.
E in parte gli riconosco che è vero.

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Family Business. Cattelan è tornato. Con The Virgins Show

La curatrice della mostra Marilyn Minter e Maurizio Cattelan

A un certo punto il dio sceso in terra mi dice, abbassando gli occhi a terra – sul marciapiede della ventunesima West tra la 10 e la 11 Ave – con convinzione uguale a zero “e meno male che ci siete voi”.
Per voi, il dio sceso in terra Maurizio Cattelan intendeva giornalisti.
Voglio credere da giornalista che sia stato onesto.
Come a dire: “alla fine ragazzi, se non ci foste voi come facciamo (sottintendendo noi artisti) a fare quello che facciamo”.
E in parte gli riconosco che è vero.

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