Le navi di Stati Uniti e Gran Bretagna stanno avanzando verso la SIria, contro la Siria. Ci scotta la sedia sotto al culo, oder?Siamo tutti consapevoli che è in corso un massacro senza precedenti, che l’Onu ha di nuovo fallito la sua missione di pace, che tra Assad e ribelli non si sa ancora chi c’ha le mani più sporche. Siccome non si può stare a guardare, allora scomodamente (molto scomodamente, per quel che mi riguarda) accettiamo la presunzione anglo-americana, come il minore dei mali.
Homs existiert nicht mehr (guardare foto per credere 😦, mi disse qualche giorno fa un amico di Damasco. E Aleppo, bella Aleppo delle saponette all’olio d’oliva, e già di fatto una città divisa. Non come Berlino con un est e un ovest. Peggio. Con un centro (Assad) e una periferia (i ribelli).
Per questo che oggi nella mia crisalide d’aria che normalmente si occupa solo di cose belle, mentre quel genio di Sebastien Biniek si diverte a dipingere la doppia faccia alla gente di Berlino, volevo dedicare una riflessione a questo vicino oriente che, se non fossi buddista, penserei davvero condannato a qualche maledizione biblica.
Ad Admiral Brücke, in Kreuzberg ho incontrato due ragazzi: Fadi Tabbaa scappa dalla Siria, Danny Melkonovitzky fugge da Tel Aviv.
Continua a leggere “Da Damasco a Tel Aviv, tutti in fuga a Berlino”







