Rudavsky come Méliès: quando l’eclettismo funziona

Non troppe ore fa ho visto l’ultimo film di Martin Scorsese Hugo Cabret: bei colori bella la stazione di Montparnasse e ovviamente bellissima Parigi.
Se c’è lei tutto attorno il film viene bene comunque pure se, come nella fattispecie, la favola è un po’ noiosa. Un altro elemento a favore, Hugo Cabret, ce lo aveva.
Sono stata costretta a ricordare un uomo che ha fatto la storia del cinema che io avevo completamente dimenticato: monsieur Maries-Georges-Jean Méliès, o George Méliès e basta.

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Sos antifumo

Popolo della rete, impediscimi di uscire a comprare le sigarette che sono 61 giorni che non fumo. TRovami una motivazione forte per non farlo. Please.

25 anni fa moriva Andy Warhol

Il Re della Pop Art. Io lo ricordo come lo ricordavno i suoi amici della factory. Come una odalisca fiera tra le sue Campbell Soup.

Danza del ventre

Questa sera sono stata ai battery dance studios. Teatro al 380 della broadway. Ho provato la mia prima lezione di danza del ventre. Gli addominali qui da loro sono considerati reato. Allora ho finalmente capito: da grande faro’ l’odalisca.

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(Tanto per farvi capire con chi ho a che fare ogni giorno)

La scena è questa Tengo rivolge una banalissima domanda a Fukaeri. Che suona più o meno così: “Sicché tu ha vissuto per davvero in quell’allevamento dove c’era quella capra?” E Fukaeri restò in silenzio. Ma non era un silenzio che contenesse un messaggio. Seplicemente, Fukaeri non riusciva a capire lo scopo né l’origine della domanda di Tengo. LA DOMANDA NON ERA ATTERRATA IN NESSUN PUNTO DELLA SUA COSCIENZA. Sembrava aver superato i confini del significato fino ad essere stata risucchiata per sempre nel nulla. Come una sonda solitaria che fosse passata senza fermarsi accanto a Plutone.

Lo so, Natale è passato. Ma le fairytale di New York non passano mai

E mi piaceva risentirla.

FAIRY TALE OF NEW YORK

…The boys of the NYPD choir Were singing “Galway Bay” and the bells were ringing out for Christmas day…

Family Business. Cattelan è tornato. Con The Virgins Show

La curatrice Marilyn Minter e Maurizio Cattelan

A un certo punto il dio sceso in terra mi dice, abbassando gli occhi a terra – sul marciapiede della ventunesima West tra la 10 e la 11 Ave – con convinzione uguale a zero “e meno male che ci siete voi”.
Per voi, il dio sceso in terra Maurizio Cattelan intendeva giornalisti.
Voglio credere da giornalista che sia stato onesto.
Come a dire: “alla fine ragazzi, se non ci foste voi come facciamo (sottintendendo noi artisti) a fare quello che facciamo”.
E in parte gli riconosco che è vero.

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Family Business. Cattelan è tornato. Con The Virgins Show

La curatrice della mostra Marilyn Minter e Maurizio Cattelan

A un certo punto il dio sceso in terra mi dice, abbassando gli occhi a terra – sul marciapiede della ventunesima West tra la 10 e la 11 Ave – con convinzione uguale a zero “e meno male che ci siete voi”.
Per voi, il dio sceso in terra Maurizio Cattelan intendeva giornalisti.
Voglio credere da giornalista che sia stato onesto.
Come a dire: “alla fine ragazzi, se non ci foste voi come facciamo (sottintendendo noi artisti) a fare quello che facciamo”.
E in parte gli riconosco che è vero.

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Sussurri serissimi da Chelsea. The beginning

21esima, Chelsea, Family Business Gallery

A partire da questo preciso istante le chicchiere semiserie di Brooklyn, si trasformeranno in sussurri serissimi a Chelsea.
Chelsea, se a Londra significa lusso, Kate Moss, squadretta di calcio, a New York è arte contemporanea. E’ fuori di dubbio. Tutto deve necessariamente passare di qua, altrimenti non è trendy, non entra nel giro, resta fuori da questa scintillante sfera dorata che impreziosisce cuori, case, strade e città.
Nel corso degli anni molte gallerie storiche di New York si sono spostate a Soho, nel Lower East Side, fino a Brooklyn (dove modestamente io vivo e da dove continuerò a fornire storie semiserie, giuro ;-). Ma il quadrilatero compreso tra la 14 e la 34esima al di qua della Sesta, fino all’Husdon, conserva il suo smalto e ne resta motore propulsore.
Tutto il mondo deve farci i conti. Pure se sei un’artista emergente nepalese.

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Bianco e umido come l’inverno

Lo so vi ho scassato la minchia. Ma è troppo bello. Soprattutto con questa sciarpa fatta di nebbia.

Intuito o talento? Murakami risponde

La sai qual e’ la piu’ grossa differenza tra talento e intuito? E’ che per quanto uno possa essere dotato di talento, non e’ affatto sicuro che avra’ da mangiare a sufficienza. Uno che possiede intuito invece, caro tego, non avra’ mai problema a pagarsi il pranzo. Disse komatsu.